Ci vuole ingegnosità per esplorare Marte

Il “drone” Ingenuity non porta apparecchiature scientifiche. Il suo compito è dimostrare che una futura missione sul pianeta rosso da parte dell’uomo potrà avvalersi dell’aiuto di velivoli in grado di trasportare manufatti da un’area all’altra e di esplorare zone difficili da raggiungere dagli umani con i normali mezzi a loro disposizione.
PIERGIORGIO PESCALI
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Dopo lo spettacolare “ammartaggio” di Perseverance e le splendide immagini che ogni giorno il rover ci invia sulla Terra, ora un altro prestigioso traguardo sta per essere raggiunto. Lunedì 12 aprile Ingenuity (in inglese “ingegnosità”), un piccolo elicottero dal peso di soli 1,8 chilogrammi cercherà di librarsi in volo nella rarefatta atmosfera marziana. A prima vista potrebbe sembrare un volo di routine; una sorta di drone che, anziché sorvolare le nostre case, ronza sopra delle aride rocce alla base di un cratere che 3,5 miliardi di anni ospitava un lago d’acqua allo stato liquido.

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Ma Ingenuity è, come dice il suo stesso nome, frutto dell’ingegnosità dell’uomo perché, nonostante la presunta semplicità dell’esperimento e nonostante il peso dell’apparecchio si riduca a soli 0,68 kg a causa della minore gravità su Marte, non è affatto facile far volare qualcosa in un’atmosfera la cui densità è solo l’1% di quella terrestre e affrontare gradienti di temperatura di più di 100 gradi tra la notte e il giorno. 

Per questo Ingenuity avrà pale con un diametro di 1,2 metri che roteano a 2.400 giri al minuto, eliche più lunghe e una rotazione più veloce di quanto sarebbe bastato a sollevare un oggetto di pari peso sulla Terra.

Il tutto è reso molto più complicato dalla distanza: un segnale impiega quasi undici minuti per coprire la distanza tra il centro di controllo della Nasa e Marte. Inutile quindi sperare di controllare in remoto il velivolo che dovrà quindi operare in completa autonomia.

A differenza di Perseverance, Ingenuity non porta apparecchiature scientifiche: il suo compito, oltre a quello di certificare l’avanzamento della tecnologia spaziale, è dimostrare che una futura missione su Marte da parte dell’uomo potrà avvalersi dell’aiuto di velivoli in grado di trasportare manufatti da un’area all’altra del pianeta e di esplorare zone difficili da raggiungere dagli umani con i normali mezzi a loro disposizione. Tutte le apparecchiature vitali (sensori, riscaldatori termici, batterie, computer, sistemi di telecomunicazione) sono contenuti in una scatola di 13,6 x 19,5 x 16,3 cm.

Da parte nostra potremo osservare Ingenuity da due angolazioni diverse: una telecamera da 13 MP è installata direttamente sull’elicottero mentre, a 100 metri di distanza, le telecamere di Perseverance ci daranno una visuale completa dell’operazione direttamente dal suolo.

Lungo l’arco di trenta giorni durante i quali si svilupperanno i cinque test previsti, l’elicottero volerà al massimo per novanta secondi alzandosi tra i 3 e i 5 metri dal suolo alla velocità di un metro al secondo e allontanandosi di 50 metri dal punto di decollo.

Il volo inaugurale del 12 aprile sarà il più corto e forse il meno spettacolare: dopo essersi librato in aria a tre metri, Ingenuity volerà per venti-trenta secondi per poi riposare i suoi piedi sul terreno.

Per evitare ulteriori inconvenienti, l’area scelta per i voli è stata selezionata con accuratezza in modo da non presentare rocce o sassi sporgenti per più di 5 cm dal suolo e una pendenza non superiore ai 4 gradi.

C’è voluta tutta

l’ingegnosità di un incredibile gruppo di persone per creare qualcosa che potesse affrontare un così alto numero di sfide. […] L’ingegnosità è ciò che permette alle persone di fare cose incredibili e che ci permette di espandere i nostri orizzonti ai confini dell’universo.

Non sono parole di scienziati, ma di una studentessa Vaneeza Rupani, una studentessa della Tuscaloosa County High School di Northport, Alabama, che ha vinto il concorso indetto dalla Nasa per dare il nome al primo manufatto umano che volerà autonomamente su un altro pianeta.

Marte continua ad essere un pianeta-laboratorio privilegiato per la ricerca spaziale, ma non solo: i suoi cieli e i suoi paesaggi stanno occupando sempre più gli schermi dei computer e degli smartphone e i tecnici spaziali dell’agenzia statunitense sono impegnati nella conduzione tecnica delle missioni quanto nella loro propaganda presso il grande pubblico.

La missione Mars 2020, oltre a rappresentare un ottimo test per verificare lo stato di avanzamento tecnologico e scientifico della ricerca spaziale, è anche un riuscito tentativo della NASA per avvicinarsi al grande pubblico e alle aziende statunitensi interessate ad investire nel loro futuro.

Immagini: NASA/JPL Caltech

Ci vuole ingegnosità per esplorare Marte ultima modifica: 2021-04-10T12:16:24+02:00 da PIERGIORGIO PESCALI

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