Il leggendario Gewandhaus di Lipsia

scritto da MARIO GAZZERI
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Trent’anni fa veniva riaperta a Lipsia, per la terza volta dalla sua fondazione nel 1781, una delle istituzioni musicali più note al mondo, un auditorium che ereditò il nome di Gewandhaus dall’emporio di vestiti che vi si trovava in precedenza. Un auditorium che, in due secoli, era stato più volte ristrutturato, parzialmente abbattuto e poi ampliato per essere infine distrutto dai bombardamenti degli angloamericani tra il 1943 e il 1944. Ma il Gewandhaus è in realtà ben più di una istituzione musicale o di un fiore all’occhiello della vita culturale della città sassone.

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Lipsia, assieme a Berlino e alla vicina Dresda, è infatti il cuore stesso del mondo musicale tedesco. A Lipsia visse per diciassette anni, e vi morì, Johann Sebastian Bach e si incrociarono i destini di Robert Schumann, nato nella vicina Zwickau, di Franz Schubert, dell’amburghese Felix Mendelssohn e di molti altri musicisti minori del romanticismo austro-tedesco. Nella città sassone nacque Richard Wagner (che sarebbe poi morto a Venezia nel Palazzo Vendramin Calergi), il grande compositore noto purtroppo anche per il suo antisemitismo (fu autore, tra l’altro, di un pamphlet di denuncia contro un presunto “giudaismo nella musica”).

Lo stesso Mendelssohn, nato da famiglia di fede israelita convertita al cristianesimo (e che aveva anche “assunto” un secondo cognome – Bartholdy – nel tentativo di cancellare l’identità ebraica) fu ripetutamente denigrato e boicottato per via delle sue origini “impure”. Durante gli anni bui del nazionalsocialismo, poi, la statua di Mendelssohn che si trovava nello slargo davanti al Gewandhaus fu abbattuta dalle camicie brune hitleriane. L’amburghese fu il primo direttore stabile della Gewandhausorchester, il primo di una lunga serie di nomi celebri che si alternarono sul podio dell’auditorium. Basti pensare come, dagli anni Venti del secolo scorso, si siano succeduti nomi leggendari come Bruno Walter, Wilhelm Furtwängler (“la cui direzione muoveva dalle ragioni della poesia”, come ebbe a scrivere Massimo Mila) e, più recentemente, Kurt Masur e il nostro Riccardo Chailly (dal 2005 al 2016) che molti anni prima aveva esordito alla Scala come assistente di Claudio Abbado.

Felix Mendelssohn fu il primo direttore stabile della Gewandhausorchester

Al Gewandhaus suonò Clara Wieck, moglie di Robert Schumann e tra le maggiori pianiste dell’Ottocento e lo stesso compositore diresse nella storica sala da concerti due delle sue sinfonie e la sinfonia Grande di Schubert, la cui partitura aveva egli stesso fortunosamente ritrovato a Vienna dopo la morte, a soli trentun anni, del compositore austriaco. Ma per gelosie, invidie e maldicenze che avvelenarono l’ambiente di lavoro, Schumann preferì lasciare la città per trasferirsi a Dresda e per accompagnare poi la moglie in una serie di concerti in Inghilterra e soprattutto in Russia, a Mosca e a San Pietroburgo.

Ma c’è forse da considerare pure l’ipotesi che la “fuga” di Schumann da Lipsia sia stata causata anche dall’aggravarsi delle sue precarie condizioni di salute. Affetto da sifilide contratta negli anni della sua prima gioventù (il che non gli impedì di avere ben otto figli), Schumann era ormai preda di gravi disturbi mentali che con gli anni peggiorarono. Oggi si potrebbe dire che il più romantico dei compositori tedeschi sia stato vittima di una dissociazione della personalità e di un delirio di persecuzione che lo indussero a tentare il suicidio gettandosi nel Reno e di essere poi ricoverato in un manicomio nei pressi di Bonn dove morì.

In una sua recente pubblicazione, la musicologa Elisa Novara cita un’intervista rilasciata da Andras Schiff ad uno studioso schumanniano nella quale il celebre pianista ungherese riconosce al compositore di Zwickau “la capacità di aver scritto per il pianoforte come se non fosse un pianoforte ma, a volte, un’orchestra”. Un’affermazione che, a nostro avviso, possiamo facilmente confermare ascoltando la trascrizione strumentale per orchestra di due famosi componimenti per pianoforte di Schumann, gli Studi sinfonici e il Carnaval noti anche per la geniale interpretazione del pianista ucraino Grigori Sokolov. In un celebre concerto del 2006 la Gewandhausorchester diretta da Riccardo Chailly offrì una lettura puntuale degli Studi e del Carnaval affidando agli oboi, ai flauti e ai fagotti il contrappunto della melodia nella versione per piano solo. Le due trascrizioni furono opera rispettivamente di Ciaikowskij e di Ravel e l’esecuzione della GhO fu accolta da applausi finali durati diversi minuti. La leggenda continua.

La celebre pianista Clara Wieck suonò nel celebre auditorium
Il leggendario Gewandhaus di Lipsia ultima modifica: 2021-04-10T12:39:19+02:00 da MARIO GAZZERI

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