Lisa e Lina, e le altre

La vicenda della pallavolista rimasta incinta e licenziata e la storia lieta delle calciatrici Lina e Lisa.
ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Ci sono donne e donne anche nello sport. Da una parte, ad esempio, c’è Lina Hurtig, campionessa svedese della Juventus, dichiaratamente lesbica, sposata con la collega e connazionale Lisa Lantz, che qualche settimana fa ha annunciato che le due aspettano una bambina fra gli applausi della società e i complimenti di molti. Dall’altra c’è la pallavolista Lara Lugli, licenziata dall’ASD Volley Pordenone per essere rimasta incinta e aver, secondo la suddetta società, arrecato un danno a chi l’aveva tesserata. È bene mettere in evidenza questa discrepanza fra il mondo dei ricchi, in cui anche i diritti civili trovano piena cittadinanza e l’omosessualità è vista per ciò che è, ossia un fatto naturale, meritevole di attenzione e rispetto, senza alcuna discriminazione e pregiudizio di sorta, e il mondo dei poveri, in cui persino rimanere incinta è un diritto ritenuto eccessivo. Per non parlare di ciò che accade nei settori più retrivi della società, dove una ragazza di ventidue anni, Malika, è stata rifiutata e offesa a sangue dalla famiglia per aver rivelato di avere una compagna.

Lara Lugli

È bene, dunque, che compagini come la Juve femminile, all’avanguardia nel panorama calcistico nazionale, capitanata da Sara Gama, fresca di nomina a vice-presidente dell’Associazione Italiana Calciatori (A.I.C.), e intenta a rinnovare i contratti delle sue punte di diamante, si facciano carico dei problemi di chi ha meno riflettori, meno soldi, meno possibilità ed è costretto a fare sport in contesti in cui ancora esistono discriminazioni non più tollerabili nel 2021. Non è tollerabile, infatti, che una donna, nel caso specifico un’atleta, possa perdere il posto perché si concede la gioia della maternità. Non è tollerabile che la piaga delle dimissioni in bianco esista ancora nella realtà. E non è tollerabile, soprattutto, che il mondo dello sport sia ancora così chiuso, così retrogrado, così incapace di accettare, specie in ambito maschile, l’omosessualità e altre diversità che costituiscono, al contrario, la straordinaria ricchezza della nostra società e del nostro tempo.

Le capitane di Macerata e Mondovì, che si sfidavano per la finale di A2, si sono presentate in campo così, solidali con Lara Lugli

Seguendo negli stessi giorni le immagini di Lina felice con gli indumenti della bambina in arrivo e le parole di Lisa, con tutto il loro dolore e la loro sofferenza, mi sono reso conto di quanto l’aspetto economico costituisca ancora un discrimine in quest’Italia sempre più diseguale, in cui i diritti sono appannaggio di chi può permettersi il benessere mentre gli altri devono accontentarsi delle briciole. Vanno bene, quindi, i pancioni, gli appelli del mondo della cultura e dello spettacolo, va bene tutto, ma fino a quando non accadrà ciò che sta accadendo negli Stati Uniti, fino a quando le squadre più importanti non si rifiuteranno di scendere in campo, fino a quando le tante Lara Lugli non avranno giustizia, non cambierà mai niente. Affinché qualcosa cambi davvero, è indispensabile che lo spettacolo si fermi, che non si vada oltre quando non è accettabile andarvi, che lo sport torni sulla terra e che soprattutto le donne facciano fronte comune per rivendicare la propria dignità.

Marco Asensio e Misa Rodriguez

Un primo segnale lo abbiamo avuto a Madrid, dove la portiera della squadra femminile, Misa Rodriguez, sommersa da insulti sessisti per aver festeggiato su Twitter la vittoria dei campioni di Zidane contro il Liverpool, nella gara d’andata dei quarti di finale di Champions League, ha ricevuto la solidarietà di Asensio, scatenato un dibattito globale sulle pari opportunità nel mondo del calcio e ottenuto un sostegno impensabile fino a qualche tempo fa, al punto che il Real ha utilizzato lo slogan “Misma pasión” in una sfida di livello planetario come il Clásico contro il Barcellona. Adesso, però, come detto, è indispensabile che la battaglia si sposti dall’alto, dall’empireo di club di fama mondiale, al basso di chi gioca nella polvere, perché altrimenti si trasformerà, per eterogenesi dei fini, in un mostruoso vettore di ulteriori diseguaglianze. In caso contrario, continueremo a commuoverci e indignarci per qualche giorno e poi tutto, almeno ai piani inferiori, andrà avanti come prima, consentendo a chi calpesta i diritti essenziali delle persone di continuare imperterrito a comportarsi come non dovrebbe più succedere. E, mi spiace dirlo, ma la solidarietà momentanea nei confronti di Lara non sarà stata altro che ipocrisia. Magari in buona fede, ma non per questo meno inutile e addirittura controproducente. 

Nell’immagine di apertura Lina Hurtig e Lisa Lintz.

Lisa e Lina, e le altre ultima modifica: 2021-04-13T11:20:42+02:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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