È un grande campione, ma resta “il figlio di”

Schiacciato dal paragone col padre, il grande Jilles Villeneuve, nemmeno il Mondiale conquistato con pieno merito in una stagione da applausi è riuscito a liberare Jacques dalla lunga ombra paterna.
scritto da ROBERTO BERTONI
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Ha compiuto cinquant’anni Jacques Villeneuve, figlio del leggendario Gilles, campione del mondo nel ’97, arcinemico di Michael Schumacher, coscienza critica del circus della Formula 1, impavido nell’esprimere le sue idee e nell’assumere spesso posizioni impopolari. Schiacciato dal paragone col padre, nemmeno il Mondiale conquistato con pieno merito in una stagione da applausi è riuscito a liberarlo dal fardello di essere “il figlio di”, di sicuro non aiutato da un carattere che non ha mai ispirato particolare simpatia. Al volante se la cavava alla grande, con le battute un po’ meno. Fece grande prima la Williams e poi le altre scuderie con cui ha gareggiato, duellando con il rivale tedesco che non ha mai amato, cui non ha mai lesinato critiche, col quale ha discusso alla grande per anni e col quale i rapporti, almeno in pista, erano tutt’altro che idilliaci.

Fra le stravaganze di questo istrionico canadese c’era anche la singolare scelta di indossare una tuta di due taglie più larga, con l’obiettivo di guidare comodo, il che lo rendeva ridicolo agli occhi di molti ma lo faceva stare bene con se stesso. Villeneuve, infatti, ha sempre avuto una certa considerazione di sé: del giudizio altrui non se ne è mai curato granché, e questo ha senz’altro contribuito a cucirgli addosso la fama dell’antipatico, del guascone irriverente, del personaggio irrispettoso, del montato, impedendo a molti di apprezzarne lo straordinario talento e la longevità agonistica. Il passare del tempo non ha mitigato il suo carattere, non avrebbe potuto.

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Jacques è rimasto il mito incompiuto, l’eroe a metà, il figlio di un Dio minore, la personalità che divide, l’uomo che non riesce mai a farsi davvero amare, nemmeno quando, spesso, ha ragione da vendere. Eppure è arrivato a cinquanta e continua a vivere, a correre verso nuovi traguardi, a crearsi nemici e a sfidarlo, con quel gusto più latino che nordico, a dire il vero, che lo ha sempre contraddistinto.

I nostri migliori auguri a un pilota che non è mai diventato re ma di cui, forse, un giorno qualcuno riconoscerà la bravura, la classe cristallina, la grinta da vendere e il coraggio, se non altro di rimanere se stesso. 

È un grande campione, ma resta “il figlio di” ultima modifica: 2021-04-14T18:52:23+02:00 da ROBERTO BERTONI

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