Ius soli e privacy: il silenzio furbo di una sinistra che si abolisce

Siamo su un crinale davvero pericoloso, in cui da una parte si vede una destra sociale gonfia di interessi e rivendicazioni che coagulano un blocco solido e pervasivo, dall'altra una sinistra vaga, che non trova canali e linguaggi per parlare a segmenti sociali specifici e ad aree professionali, nemmeno quelle tradizionalmente più affini.
scritto da MICHELE MEZZA
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Nel corso di un forum sulla piattaforma di key4biz, Andrea Crisanti, il microbiologo dell’università di Padova che riuscì nella prima fase a limitare la diffusione del virus nella zona di Vò, chiede a gran voce una ridiscussione sul tema della privacy. Senza dati georeferenziati, che Immuni non ci può dare perché è stata inibita da Google e Apple, spiega lo scienziato, si muore.

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Lo spunto per la discussione la pubblicazione del Mobility report di Google. Un ponderoso file in cui sono documentate le dinamiche di spostamento in molti paesi del pianeta, con un alto livello di dettaglio. Spiega Google che si tratta di dati anonimizzati, dunque capiamo che prima questi dati erano nominativi e solo in un secondo momento i tecnici di Mountain View hanno reso non riconoscibili le informazioni sulla mobilità di centinaia di milioni di persone. 

Perché la sanità in Italia, per altro con le garanzie del segreto professionale, non può fare quello che Google e Apple fanno?, chiede Crisanti. In realtà qualcosa di sostanziale si potrebbe fare, replica Walter Quattrociocchi, docente di informatica alla Sapienza di Roma e grande esperto dell’economia dei dati: già il DGPR (il regolamento europeo sui dati digitali), ci dice il ricercatore, prevede che in casi quali ad esempio proprio un’epidemia, si possa derogare alle norme sulla privacy per documentati e specifici obbiettivi.

Ma il nodo, concordano sia Crisanti sia Quattrociocchi, è la capacità della pubblica amministrazione italiana, una volta avuti i dati, di utilizzarli proficuamente. 

E veniamo al punto: come riprogettare una pubblica amministrazione in base a un intreccio fra dati e Intelligenza artificiale che ormai muove gran parte dell’economia globale? 

Il nuovo libro di Mariana Mazzucato – Missione Economia, Laterza – propone proprio un ruolo da impresario strategico dello Stato nella transizione tecnologica, proprio – cita l’economista italo-americana – come accadde negli anni Sessanta, con il progetto Apollo di conquista della Luna. Si tratta di dare allo Stato la capacità e la convinzione di fissare obiettivi su cui ricostruire il suo patto con i governati, e il Recovery Fund ne è l’indispensabile pretesto.

Ora siamo dunque in presenza di diversi aspetti del modo di essere dello spazio pubblico: uno riguarda appunto l’efficacia della strategia contro la pandemia, l’altro la riduzione della privacy per una sicurezza comune più gestibile, il terzo è un ruolo del pubblico nel fissare obiettivi e far convergere risorse su progetti nazionali. A questi aggiungiamo magari un tema come lo ius soli, che aveva ricordato al momento del suo insediamento il segretario del Pd Enrico Letta, oppure il nodo della banda larga come infrastruttura comune.

Sono temi diversi, alcuni eccentrici rispetto al dibattito politico, ma che hanno un unico filo rosso a congiungerli: una visione comunitaria e democratica del ruolo dello spazio pubblico. Rispetto a questa visione si sta muovendo con aggressività e numerose sponde sociali una posizione del tutto opposta, che si basa esattamente sulla negazione di ogni funzione pubblica nell’elaborazione e gestione delle cose di tutti. Penso a quel blocco sociale che la destra, governativa o di opposizione poco cambia, sta meticolosamente costruendo all’ombra del governo unitario di Draghi, che mira proprio a eccitare una ribellione contro tutte le forme d’intromissione dello Stato.

Ius soli e privacy, per rimanere sul terreno dei valori, oppure liberalizzazione dei movimenti e ristori a prescindere dai fatturati, per stare sul più pragmatico terreno sociale, sono gli elementi di un programma eversivo di una destra oggi più accorta di ieri, che sta montando nel paese.

L’inerzia della pandemia, senza una visione che l’interpreti come una transizione a un nuovo mondo e non come una crisi da cui fuggire quanto prima, favorisce e moltiplica l’insofferenza sociale, congiungendo la domanda di sostegno per i danni subiti alla rivendicazione di andare quanto prima in vacanza senza limiti. Bisogni e lussi si mescolano in questa miscela di sovversivismo dei ceti medi.

Il pane e le rose, avrebbe detto Carlo Marx, ma questa volta in salsa cilena, per chi se lo ricorda.

Una sinistra muta che predica valori che non riesce a proporre politicamente al paese sembra già destinata al sacrificio. Quali battaglie sono alle viste su ius soli e privacy? Quali strategie si propongono in alternativa alla carenza di vaccini se non arrendersi a chi vuole subito la coda alla vaccinara dei ristoranti aperti fino alle 24? 

andrea Crisanti

Proprio Crisanti ci spiega che il quadro epidemiologico è ancora molto fragile. Negli Stati Uniti Anthony Fauci ci annuncia che nonostante una spettacolare performance sulle vaccinazioni, più di 120 milioni di americani, siamo in presenza di un ritorno di fiamma dei contagi. Abbiamo dunque dinanzi non una frenesia da liberazione ma una prudente gestione della sorveglianza territoriale che deve sempre integrare la politica dei vaccini. Ma anche qui la destra ha sfondato. Lo slogan prima si apre meglio è sta passando anche a Palazzo Chigi che dopo un primo accenno di resistenza sta adeguandosi alle richieste salviniane. 

Ma il nodo rimane quello di una narrazione per il paese. Come si parla e cosa si dice per spostare interessi che si stanno coagulando attorno a un peronismo fiscale che vuole rimborsi senza controlli? E come si pensa di aprire una discussione sulle prospettive di medio termine, per i prossimi tre o quattro anni, durante i quali secondo ogni previsione degli esperti dovrebbe durare l’allerta virus?

Walter Quattrociocchi

Siamo su un crinale davvero pericoloso, in cui da una parte si vede una destra sociale gonfia di interessi e rivendicazioni che coagulano un blocco solido e pervasivo, dall’altra una sinistra vaga, che non trova canali e linguaggi per parlare a segmenti sociali specifici e ad aree professionali, nemmeno quelle tradizionalmente più affini. La contraddittoria ambizione di alleanza con i Cinque Stelle – che ancora oscillano fra un populismo di centro e una ripulsa a ogni collocazione a sinistra, come ha ribadito Grillo di questi giorni – perseguita con furbeschi silenzi ed esorcizzazioni di grandi battaglie di principio, rischia di mettere all’ordine del giorno l’abolizione della sinistra nell’orizzonte politico del paese.

Ius soli e privacy: il silenzio furbo di una sinistra che si abolisce ultima modifica: 2021-04-15T14:26:54+02:00 da MICHELE MEZZA

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