Ma che bella diretta! Alla Fantômas

In libreria “Flora”, il nuovo romanzo di Alessandro Robecchi (Sellerio), gustosa incursione “surrealista” nell'universo artefatto della televisione del finto dolore.
ROBERTO ELLERO
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Immaginatevi il rapimento della massima star televisiva, signora assoluta di lacrime e fango, tutto artefatto ovviamente, e una curiosa richiesta di riscatto per la liberazione: la messa in onda – un certo giorno, ad una certa ora – di una diretta televisiva realizzata in piena autonomia dai rapitori. Originale, non c’è che dire. E chissà quali sconvolgenti rivelazioni, viene da pensare. Ma non è ancora tutto perché molte altre sono le sorprese che attendono il lettore di Flora (Sellerio), il nuovo romanzo di Alessandro Robecchi, subito in testa alle classifiche di gradimento, ottavo della serie che gira intorno a Carlo Monterossi, inventore pentito del programma Crazy Love con cui la rapita, Flora De Pisis, s’è costruita una favolosa carriera. Monterossi e la sua variegata combriccola, nella Milano di oggi naturalmente, alla corte o nei paraggi di quella che è definita la Grande Fabbrica della Merda, l’emittente commerciale di punta per la quale i danè continuano, ambrosianamente, ad essere il sale della vita. E ogni altra cosa, inevitabilmente, a seguire. 

Un piacere leggerlo. Magistrale, al solito, negli intrecci, Robecchi non manca certo di risorse pure sul versante della definizione dei personaggi e dei paesaggi “sociali” in cui agiscono. Rigorosamente al plurale, gli uni e gli altri, alti e bassi, centrali e periferici, ricchi e poveri, cosicché l’empatia delle identificazioni mai possa far velo alla realtà delle cose, mica semplici del resto, altrimenti manco varrebbe scriverne. E allora se il patron  della Grande Fabbrica, nell’iniziale speranza di mantenere segreta la trattativa con i sequestratori, pensa bene di affidare le indagini proprio a Monterossi, detective a tempo perso, e ai suoi sodali (tra cui Oscar Falcone e Agatina Cirrielli, che con la loro agenzia lo fanno di mestiere), merita segnalare come la storia viri presto sulla personalità e sulle motivazioni dei rapitori, l’inappuntabile, anonimo sessantenne Corrado Stranieri e la sua più giovane assistente Caterina, una laurea in storia dell’arte e vani tentativi di metterla a profitto,  reclutata con massimo acume in una sgangherata libreria di fumetti dove lei fa la commessa e l’uomo si avventura alla ricerca di incunaboli su Fantômas. Già, proprio il celebre e inafferrabile criminale  letterario di Allain e Souvestre,  protagonista di tante mascherate imprese nella Francia del primo Novecento, anche al cinema, così amato dai surrealisti da meritarsi persino le attenzioni pittoriche di uno di loro, René Magritte. Quello spirito da fuorilegge che, in fondo, rimette le cose a posto.

Robert Desnos

E così, mentre ai piani alti della tivù commerciale si arrovellano sulle imprevedibili e forse compromettenti verità che potrebbero scaturire dalla diretta televisiva (assai più scottanti delle richieste economiche che pur accompagnano il riscatto, giusto un gruzzoletto per prendere il largo, a cose fatte), anche l’impresa “mascherata” dei rapitori va poco per volta svelando i suoi segreti, che portano decisamente altrove, ad un poeta minore di quello stesso surrealismo, Robert Desnos, morto di patimenti in un campo di concentramento nazista, ormai dimenticato dai più. E di cui facciamo volentieri conoscenza. Insomma, la gloria e il successo di cui gode Flora De Pisis, con le sue pernacchie televisive, ora in cattività, frastornata, all’angolo di un capannone nella cintura industriale milanese ad interrogarsi sul suo destino, e l’oblio che ha cancellato la memoria di un autentico poeta resistente, che ha vissuto sino in fondo le avversità dei suoi anni e il male vero del mondo. Opponendosi come ha potuto. Va detto, peraltro, che di sequestro garbato si tratterà, con le buone maniere, creativo e in certo qual senso persino propedeutico, quasi una prolungata seduta di autocoscienza…

Non andiamo oltre, con la trama, per non guastare le aspettative del lettore, che troverà confermate in Flora  le doti di un “giallista” assai particolare come Robecchi, peraltro già ampiamente collaudate in precedenza (Torto marcio, Follia maggiore, tra gli altri titoli). Pur praticando un genere assai di moda, inevitabilmente viziato da certa ripetitività anche nei casi migliori, l’autore cerca per prima cosa di tener sempre fede alla singolarità di assunti e svolgimenti, irrorando le sue storie di quella giusta e divertita ironia che è sano antidoto alla stupidità del mondo (e di noi stessi quando ce ne facciamo balordi interpreti). Inutile dire che il rimorso di Monterossi continua ad avere a che fare con quell’universo di insulse rappresentazioni del finto dolore che egli stesso ha contribuito in maniera determinante a creare. Una sua creatura. Stando così le cose, la stessa Flora, con le mostruosità televisive che l’hanno resa famosa, altro non sarebbe che lo specchio dei suoi peccati. Certo, non immaginavo, non pensavo, poteva andare in un altro modo… Si dice sempre così, ma bisognerebbe pensarci prima, dopo è sempre troppo tardi. E magari anche dal folle progetto dell’imperturbabile sequestratore, per così dire a fin di bene, c’è qualcosa da imparare. L’immaginazione al potere, si sarebbe detto un tempo, contro il logorio della televisione moderna, che rimbambisce. Roba da rivoluzione surrealista. Nel suo piccolo, abbondantemente fuori tempo massimo, d’accordo, ma forse è proprio questo il bello. Alla Fantômas.


Nell’immagine di apertura Alessandro Robecchi


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Ma che bella diretta! Alla Fantômas ultima modifica: 2021-04-16T12:25:11+02:00 da ROBERTO ELLERO
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