Armin Laschet, un erede “calato dall’alto”

Il presidente della Cdu vince il braccio di ferro per rappresentare il partito di Merkel nella corsa alla cancelleria, forte del sostegno dell’apparato. Ora deve ricucire al più presto con la base cristiano democratica, che avrebbe preferito il suo rivale, Markus Söder.
scritto da MATTEO ANGELI
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Il dado è tratto,

con queste parole a mezzogiorno Markus Söder ha messo fine al suo sogno di diventare Kanzlerkandidat – candidato alla cancelleria – della Cdu/Csu di Angela Merkel. Parlando dalla sua Monaco, il governatore della Baviera e leader della Csu (l’ala bavarese della Cdu) ha accettato la decisione presa dodici ore prima, lunedì notte, dal direttivo federale della Cdu, l’ufficio politico responsabile delle decisioni più importanti del partito.

I dirigenti cristiano democratici, dopo mezzanotte, avevano infatti cercato di mettere fine a un braccio di ferro che durava da più di una settimana, esprimendosi nettamente a favore della candidatura di Armin Laschet, presidente del partito da gennaio, governatore del Nordrhein-Westfalen e Delfino designato di Angela Merkel. Trentuno voti per Laschet, nove a favore di Söder e sei schede bianche: questo il verdetto.

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Da quando nove giorni fa i due si sono candidati contemporaneamente alla guida dei conservatori, Söder e Laschet non avevan fin qui ceduto di un centimetro. La scommessa di Söder era azzardata, ma non impossibile. Le regole interne alla Cdu/Csu stabiliscono che il partito più grande, la Cdu, ha un potere di veto sulla scelta del candidato comune alla cancelleria. Questo avrebbe dovuto favorire fin da subito Armin Laschet, leader della Cdu, se non fosse che egli languisce nei sondaggi dall’inizio dell’anno e che il partito con lui ha collezionato due sconfitte cocenti alle elezioni regionali di marzo. 

Markus Söder, invece, è stato finora nettamente in cima alle intenzioni di voto, raccogliendo il doppio dei consensi rispetto a Laschet. Un candidato Söder rassicurava maggiormente i tanti che nel partito sono preoccupati di perdere l’egemonia goduta nei sedici anni di era Merkel. Inoltre, il governatore bavarese rappresentava in un certo senso una sana rottura rispetto al merkelismo, rispetto al quale, anche tra i ranghi del partito, si percepisce una certa stanchezza.

Armin Laschet (a sinistra) e Markus Söder (a destra). Quando i due hanno lanciato la sfida per rappresentare la Cdu/Csu alla cancelleria, Söder sembrava il favorito, forte di un 39 per cento di gradimento nei sondaggi, quasi il doppio rispetto ad Annalena Baerbock (Verdi, 21 per cento) e ventitré punti in più di Laschet, fermo al 16 per cento

Molti erano i segnali che indicavano che la base del partito voleva il governatore bavarese. Anche tra i deputati Cdu/Csu, la sensazione era che Söder fosse avanti e su questo egli ha puntato fino alla fine, sperando che si tenesse un voto tra tra i 245 parlamentari democristiani e cristiano sociali, che avrebbe probabilmente messo fuori gioco Laschet.

Ma così non è stato. L’ufficio politico della Cdu con il suo voto ha espresso un verdetto inequivocabile. Insistere per consultare i parlamentari avrebbe spaccato il partito più di quanto non sia stato fatto in questi giorni e delegittimato l’autorità del direttivo della Cdu. 

Questa è ora la sfida immediata di Laschet, fresco di candidatura alla cancelleria: dovrà ricucire le divisioni e non sarà facile. La scelta di Laschet è “una decisione contro la base del partito”, ha gridato il capo della Cdu in Turingia, Christian Hirte, facendo notare che nel suo e in tanti altri Länder gli iscritti erano per Markus Söder. Dello stesso avviso la deputata Elisabeth Motschmann, che ha descritto la scelta di Laschet come “calata dall’alto”. Lo scontro tra i leader di Cdu e Csu ha avvelenato il partito: l’impressione tra tanti è che la scelta di Laschet non sia stata democratica. 

Per scacciare questo spauracchio, Laschet dovrà riuscire a coinvolgere nella sua campagna elettorale Söder, che oggi ha ringraziato, nel suo primo discorso ufficiale da candidato alla cancelleria. E non solo. Come ha auspicato il capo della Cdu in Sachsen-Anhalt, l’europarlamentare Sven Schulze:

la base del partito nel nostro Land gradirebbe che Laschet d’ora in poi coinvolgesse di più nella campagna elettorale Friedrich Merz,

il suo avversario in gennaio per la leadership del partito, paladino dell’ala destra della Cdu.

Armin Laschet con Friedrich Merz, suo ex rivale alla guida del partito. Nei giorni scorsi Merz ha preso apertamente posizione a sostegno di Laschet

Un’operazione non semplice per Laschet, che è un centrista e s’è presentato come garante della continuità con l’amministrazione Merkel. Anche da questo punto di vista, però, dovrà aggiustare il tiro e oggi ha già cominciato a farlo. 

Con la fine dell’era Merkel inizia una nuova epoca in Germania,

ha detto Laschet. Le stesse parole usate ieri da Annalena Baerbock, fresca candidata alla cancelleria degli ecologisti, che, sicuramente più di lui, può reclamare per sé il ruolo d’interprete del cambiamento. 

Una situazione che si riflette anche nei primi sondaggi dopo la nomina dei due candidati cancellieri, che fotografano un vero e proprio terremoto politico. Secondo la rilevazione dell’istituto Forsa, la Cdu/Csu perde sette punti e precipita al 21 per cento, mentre i Verdi ottengono cinque punti in più e balzano al 28 per cento, al primo posto. Se si votasse oggi, questo sarebbe il risultato: Cdu/Csu 21 per cento, Spd 13 per cento, Fdp 12 per cento, Verdi 28 per cento, Linke 7 per cento e Afd 11 per cento.

La star ecologista Annalena Baerbock sarebbe decisamente la più quotata per diventare cancelliera, alla guida di un governo Verdi-Cdu/Csu (49 per cento) o una coalizione Verdi-Spd-Fdp (53 per cento). 

Ma la battaglia è appena cominciata. Guai a sottovalutare Armin Laschet. Come ha detto, parlando di lui, l’ex segretario generale della Cdu, Peter Tauber: 

Chi ha vinto un’elezione contro Hannelore Kraft (ex potente governatrice socialdemocratica del Nordrhein-Westfalen, ndr), ha prevalso su Friedrich Merz e s’è affermato contro Markus Söder, ha tutte le carte per diventare cancelliere. 

Armin Laschet, un erede “calato dall’alto” ultima modifica: 2021-04-20T23:34:11+02:00 da MATTEO ANGELI

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