La Rete dei Comuni del Formaggio. Conversazione con Marcello Di Martino

Una nuova associazione per tutelare la qualità dei prodotti caseari. Ne esistono o sono in via di costituzione altre, che faranno la forza di prodotti o luoghi di tutta Italia.
BARBARA MARENGO
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È un tiepido fiume di latte che unisce da pochi giorni 17 comuni laziali nella Rete dei Comuni del formaggio, una rete di centri più o meno grandi dove la produzione dell’antico prodotto caseario trova eccellenza, originalità e qualità. Motore di questa saporita unione sono ALI (Autonomie locali italiane) e Lega delle Autonomie locali Lazio, su impulso di Marcello Di Martino, che con la società Tessere srl vuole valorizzare i prodotti di qualità del territorio laziale, con il contributo dell’Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura nel Lazio (ARSIAL).

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La sede della “Rete dei comuni del formaggio” è Sacrofano: Amatrice, Ardea, Bassiano, Bracciano, Canino, Castrocielo, Cerveteri, Cori, Magliano Romano, Poggio Mirteto, Rocca Priora, Roccagorga, San Vittore, Torrita Tiberina, Trevignano, Vicovaro entrano a far parte di quell’insieme di “comuni di identità” uniti dalla valorizzazione dei prodotti caseari prodotti da tempi antichissimi sul territorio. L’Associazione “non ha fini di lucro ed opera per sostenere e sviluppare la qualità delle produzioni casearie”: così recita lo statuto.

“Fare rete” per organizzare al meglio distribuzione e vendita, conoscenza dei prodotti e loro caratteristiche, pianificazione territoriale e rapporti con le istituzioni locali ed europee, studio e formazione, ricerca e aggiornamento con università e istituti zooprofilattici, tutela delle risorse naturali, del paesaggio, di turismo e sviluppo sostenibili, con uso del marchio “Rete dei Comuni del Formaggio” che devono avere caratteristiche legate alla qualità (IGP; DOP; Presidi Slow Food etc).

Quanto già succede ad esempio per il vino e “le città del vino” oppure l’olio, il miele, il tartufo e quanto di meglio e di vario produce il magnifico territorio da Nord a Sud del nostro paese: un territorio vario, di vocazione agricola che si perde nelle origini delle civiltà, con eccellenze e particolarità conosciute e apprezzate in tutto il mondo. Eccellenze non sempre tutelate al meglio su scala nazionale e internazionale, che devono trovare in queste organizzazioni un punto fermo per valorizzazione e conoscenza con marchio di qualità. Discorso annoso, che concerne economia e demografia, tecnica e marketing, ecologia e occupazione, assieme all’esistenza stessa di borghi antichissimi per storia e tradizioni. 

Marcello Di Martino, sindaco per dieci anni di Taranta Peligna (Chieti), agronomo e docente, illustra la neonata associazione casearia ricordando che esistono o sono in via di costituzione altre unioni che faranno la forza di prodotti o luoghi di tutta Italia. Dal paese piemontese di Ingria, 41 abitanti, ad Avezzano con i suoi 40.000 cittadini, le “città della patata” portano avanti per esempio l’eccellenza del tubero originario dell’America Latina con una produzione varia e vasta, che fino a oggi riunisce 19 Comuni italiani, dalla Lombardia alla Calabria. Prossima tappa la valorizzazione del carciofo, tramite le “città del carciofo”, meraviglioso vegetale del quale l’Italia è il primo produttore mondiale. Eccellenza di Puglia e Sardegna, ma coltivato in tutta la penisola (anche nelle isole della laguna veneta, come sant’Erasmo), il carciofo nel Lazio ha le sue “capitali” a Cerveteri e Sezze.

E se non di solo pane vive l’uomo. Di Martino ci parla delle prossime ”città degli eremi”, con partenza da Sulmona: in questo eremo sul monte Morrone nel 1294 fu annunciata a Pietro Angeleri la sua elezione al soglio pontificio. Celestino V fu papa per soli quattro mesi in un’epoca di grandi dispute e ingerenze straniere e fu descritto da Dante come “colui che fece per viltade il gran rifiuto”. Oggi “viltade” sarebbe trascurare e abbandonare queste preziose e antiche abbazie che sorgono in luoghi impervi e disabitati, su gran parte del territorio italiano. Restauro e valorizzazione, itinerari nuovi e di grande valenza storico-paesaggistica porterebbero nuova occupazione e coscienza del proprio essere abitanti di un paese così ricco di testimonianze, anche spirituali, in un momento difficile come quello che tutti stiamo vivendo.

“Un volume di fuoco da sviluppare”, come afferma Di Martino, per presentare progetti e sostenere le associazioni anche a livello europeo, visto che il nuovo piano per la ripresa dell’Europa prevede una grossa parte del budget per la tutela del territorio, non in maniera astratta, ma reale, dato che noi cittadini il territorio lo viviamo o lo patiamo ogni giorno, con le sue bellezze naturali e storiche, le sue emergenze e abbandoni, le scarse misure di salvaguardia e la fragilità, l’abusivismo edilizio e la difficoltà nello smaltimento dei rifiuti. Ecco, in questo fantomatico “territorio” noi ci viviamo, cittadini o campagnoli, marinai o montanari. 

Potrebbe essere anche la “rete delle città del formaggio” un punto di partenza? Una presa di coscienza di quelle che sono le potenzialità anche economiche dei nostri territori? Senza dimenticare le eccellenze, spiegate dal guru del “latte nobile” Roberto Rubino, scienziato che insegna a puntare sulla qualità dei prodotti caseari, che non deve andare di pari passo alla quantità. Anche per tutelare la qualità dei prodotti agroalimentari e in questo caso del latte, il lavoro inizia dalla salvaguardia dell’ambiente, in tempi di pandemia primo fattore per riequilibrare mondo animale e vegetale, e assieme gli esseri umani. 

La Rete dei Comuni del Formaggio. Conversazione con Marcello Di Martino ultima modifica: 2021-04-20T17:06:11+02:00 da BARBARA MARENGO

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