Avremo i docenti in cattedra a settembre?

Quello che si aprirà, è un anno scolastico particolarmente rilevante, anche perché usciamo da due anni scolastici difficili. Ma difficilmente potrà essere la ripartenza che sarebbe auspicabile.
scritto da GIAMPAOLO SBARRA
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Sono consapevole che il ragionamento che segue non è “politicamente corretto”; so anch’io che sarebbe bello che la scuola avesse i docenti migliori per affrontare tutte le problematiche aperte: la dispersione, l’inclusione, la formazione civica, il rapporto con il mondo del lavoro, l’aggiornamento con le nuove metodologie ecc. E so anch’io che una scuola di qualità deve avere docenti di qualità; ma la storia della scuola italiana ha seguito un altro corso, e con questo presente dobbiamo fare i conti. Le belle parole e le buone intenzioni non ci fanno risolvere i problemi, anzi ci allontanano dalla soluzione.

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Il sogno di ogni ministro (e spesso anche la promessa) è quello di avere i docenti in cattedra all’inizio dell’anno scolastico. Quello che si aprirà, poi, è particolarmente rilevante, perché usciamo da due anni scolastici difficili, trascorsi in modo confuso, tra aperture e chiusure, con una didattica da remoto spesso improvvisata (una didattica che non si è saputo sistematizzare), e quindi davvero bisognerebbe arrivare ai primi di settembre con i docenti in cattedra (e con tante altre cose, per poter riprendere in sicurezza).

E questa, in effetti, dovrebbe essere la vera priorità da affrontare oggi, non certo quella di fare un paio di settimane in più di scuola improvvisata e di malavoglia.

Di fatto finisce regolarmente che i docenti arrivano con grande ritardo e spesso cambiano sede nei primi periodi, per effetto della loro particolare condizione di supplenti-precari; perché bisogna sapere che i precari non sono tutti uguali, ma si trovano in posizioni diverse e tutti vantano qualche motivo per essere considerati particolarmente degni di riguardo, oltre che indispensabili.

In sostanza, se si vuole davvero cominciare la scuola in modo regolare, bisogna assegnare i docenti alle scuole e alle classi in tempo utile.

Ma in quale modo si può raggiungere questo obiettivo?

I docenti dovrebbero entrare in ruolo in seguito a un concorso, ma ci sono vari modi per strutturare e svolgere un concorso, e comunque i concorsi non sono mai stati convocati e svolti in modo sistematico e con cadenza regolare; non solo, anche le modalità di formazione e reclutamento sono cambiate più volte nel corso degli anni. Così siamo passati dai concorsi “semplici”, per le varie discipline, alle Ssis, al Tfa, passando per il Pas per giungere alla Fit; finché la maggioranza del governo Conte 1 ha abrogato la Fit (con la legge finanziaria del 2019) per tornare ai concorsi, che non sono stati fatti.

Già il fatto che si cambi la modalità di reclutamento dei docenti con una legge finanziaria, ci fa capire in quale caos normativo navighi la scuola.

Questi cambiamenti estemporanei sono stati voluti dalle varie maggioranze politiche di centrodestra e centrosinistra negli ultimi vent’anni, senza proiezione nel futuro, badando soprattutto a smontare ciò che aveva fatto la maggioranza precedente.

Ne è prova paradossale la manovra economica del 2019, con la quale i grilloleghisti sono tornati sostanzialmente alla situazione (negativa) di vent’anni prima.

Questa situazione ha generato quelle molteplici forme di precariato dei docenti che rendono quasi irrisolvibile la questione, anche perché non riuscendo mai a raggiungere il “grado zero”, ovvero il riassorbimento nei ruoli dei docenti precari, il precariato si rigenera anno dopo anno.

Nel 2018 vi erano circa 737.000 docenti, con circa 200.000 precari; adesso pare che i precari siano circa 230 mila. È vero che una quota di precariato, nella scuola, è inevitabile, ma non si può accettare la dimensione che ha raggiunto in Italia da decenni.

Certo se tenessimo in debito conto il fatto che abbiamo una classe docente anziana e che ogni anno vanno in pensione circa 90.000 insegnanti, un calcolo prospettico potrebbe consentire di arrivare al “grado zero”, e in qualche anno alla sostituzione dei docenti anziani con docenti giovani, adeguatamente selezionati. Ma questo non avviene: da vent’anni sappiamo che abbiamo la classe docente più anziana d’Europa (nel paese più anziano d’Europa), ma non si riesce a programmare il ricambio, anche perché – scorrendo il tempo per tutti – lo stesso precariato non è più composto di docenti giovani.

Certo, sarebbe bello e giusto ragionare dettagliatamente sulle modalità di selezione e reclutamento dei docenti, ma ho l’impressione che non siamo in condizione di farlo e penso che la pandemia abbia imposto la necessità di fare in fretta, per far sì che il prossimo anno possa avere un andamento più sicuro, coerente, produttivo e inclusivo degli ultimi due.

Quindi penso si debbano trovare le vie più brevi per mettere in cattedra i docenti.

Del resto, se anche avessimo il tempo per fare dei concorsi selettivi, non saremmo in condizione – all’inizio dell’anno scolastico – di rinunciare ai concorrenti che non hanno superato il concorso, e quindi continuerebbe a verificarsi ciò che si è già verificato: nella scuola insegnano molti docenti che non hanno superato il concorso, ovvero hanno una pirandelliana “patente” di inadeguatezza all’insegnamento.

Per questo, coloro che vogliono risolvere il problema del precariato con un concorso selettivo per un problema di qualità, dovrebbero almeno affermare il principio di escludere dall’insegnamento chi non supera il concorso; se non che il nostro sistema scolastico – oggi – non è in condizione di fare questa scelta di coerenza e di qualità: spiace dirlo, ma è la verità.

E allora: serve una forma di concorso “leggero”, al quale potrà seguire un corso di formazione (ammesso che si sia in grado di creare corsi seri da seguire seriamente, sulla qual cosa nutro qualche dubbio; non a caso, oltre tutto, abbiamo difficoltà anche a creare commissioni di concorso autorevoli e preparate).

Mi rendo conto che un’assunzione quasi indiscriminata sembra una ferita, se si pensa ad una scuola di qualità che sceglie i docenti migliori. Ma un sano realismo ci avvicinerà alla soluzione.

In effetti, questa forzatura – probabilmente inevitabile – ci consentirebbe di avere i docenti in cattedra e di avvicinarci al “grado zero”, per poi impostare un metodo di reclutamento dei docenti basato sulla qualità della preparazione e della selezione.

E però, anche se si riuscisse a raggiungere il “grado zero”, dovremmo chiederci: chi sarà in grado di elaborare ed approvare un metodo di reclutamento e selezione che duri nel tempo e non venga azzerato dalle maggioranze politiche che si succedono, com’è accaduto finora?

Credo ci possa aiutare la contingenza politica del Covid, ovvero il governo Draghi sostenuto da una maggioranza strana ed incoerente, perché comprendente forze del centrodestra e del centrosinistra; queste forze stanno per approvare un Recovery plan che contiene molti interventi per la scuola e si svilupperò nel corso degli anni.

Io non ho ancora avuto modo di esaminare il contenuto del Pnrr sulla scuola, ma penso che esso intervenga più sugli elementi strutturali, che sugli aspetti strettamente didattici.

Questa maggioranza, però, potrebbe anche varare una modalità condivisa di reclutamento e selezione dei docenti, tale da poter resistere per almeno una ventina d’anni, governino il centrodestra o il centrosinistra.

Certo non sarà facile, perché il reclutamento dei docenti apre varie problematiche legate alle modalità; io penso, ad esempio, che i concorsi nazionali non siano strumenti adatti a selezionare i più capaci, e non siano in grado di mandare i docenti là dove sono necessari.

Ma la sfida va accettata, dopo tanti discorsi sulla centralità della scuola.

In ogni caso, per poter operare una selezione di qualità, bisogna avere aspiranti docenti di qualità, che scelgono la scuola come obiettivo professionale; ovvero bisogna far sì che quella del docente sia una professione appetibile sotto il profilo economico, dello sviluppo di carriera e del riconoscimento sociale.

Ma questa è un’altra storia.

Avremo i docenti in cattedra a settembre? ultima modifica: 2021-04-22T17:53:43+02:00 da GIAMPAOLO SBARRA

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