Grillo. Uno sfogo “irriflesso” ben meditato

Non si convocano le televisioni per diffondere uno sfogo “istintivo”. Gli argomenti a favore dei “ragazzi” sono povera cosa, ma meditata.
ADRIANA VIGNERI
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Lo sfogo di Beppe Grillo è un pozzo senza fondo per indurre riflessioni. Molte sono state fatte. È quasi generale la deprecazione. Alcuni comprendono “il dolore di un padre”. Molti lo considerano uno sfogo irriflesso, spontaneo, istintivo. Non si convocano le televisioni per diffondere uno sfogo “irriflesso”. Gli argomenti a favore dei “ragazzi” sono povera cosa, ma meditata. Se fosse stato effettivamente un delitto serio, grave, avrebbero dovuto essere messi subito in galera, dice il papà, in quanto “stupratori seriali”. Quel “seriali” – cioè dediti abitualmente allo stupro – aggiunto arbitrariamente alla definizione di stupratori (supposti stupratori), doveva servire a sostenere l’argomento: un delinquente seriale per definizione reitera il reato, se non lo metti in galera vuol dire che non ci credi neanche tu, alla serietà della denuncia. È noto che il pericolo di reiterazione del reato è uno dei presupposti che rendono possibile (oltre al pericolo di fuga e all’inquinamento delle prove) la carcerazione prima del processo.

Se si usa la parola “seriale” per tentare di delegittimare l’operato della giustizia, vuol dire che lo “sfogo” era tutto tranne che istintivo.

Non parliamo poi della distanza di otto giorni tra fatto e denuncia, secondo Grillo per essere attendibili sarebbe servito denunciare subito. Argomentazione assurda, dato che la maggior parte degli stupri non viene mai denunciata, e che spesso per trovare la forza di denunciare passa tanto tempo che otto giorni ci sembrano proprio pochi.

Il secondo aspetto è stato l’imbarazzo che ha provato la maggior parte di coloro che hanno visto questo video, compresa chi scrive. Imbarazzo e pena per la situazione – chiaramente insostenibile – in cui una persona che in Italia ricopre, tra l’altro, un ruolo politico di primo piano (garante di un movimento politico che ha contribuito fortemente a creare, e ha ora il maggior numero di eletti in Parlamento), si stava esponendo. Con lo stile dei “vaffa” di recente memoria, indirizzati questa volta contro il funzionamento della giustizia.

Il terzo aspetto è l’argomento, sostanziale e non più “procedurale”, usato in difesa dei quattro ragazzi in vacanza. Si è trattato di una ragazzata, appunto, una notte di sesso, di ragazzi che non sanno tenere il pisello nei pantaloni o, più precisamente, nelle mutande. Questo di tutto il discorso difensivo del “papà” è l’aspetto più repellente. Ma che idea di fare sesso hanno questi maschi italiani che si esprimono in quei termini? Questo non è sesso (il dono di Dio di cui ha parlato il papa), è umiliazione e violenza, è il piacere del sopruso e dell’umiliazione altrui, al più il compiacimento di avere un’erezione. In quattro contro una non bastava, occorreva anche che la vittima fosse stordita dall’alcool. Chi può pensare che in questa situazione – che non descrivo, i giornali hanno dato vari resoconti che si tratterà di provare – una donna “ci stia”, provi piacere e quindi volontariamente aderisca? Qui la sessualità non c’entra, certamente non c’entra quella femminile, che è delicata e complicata, perché si risvegli.

In sintesi una storia penosa, per la ragazza che l’ha subita, per le donne in generale e per qualche uomo che sa che cosa vuol dire fare sesso con una donna. E qui i padri di ragazzi adolescenti e oltre hanno le loro responsabilità.

Grillo. Uno sfogo “irriflesso” ben meditato ultima modifica: 2021-04-22T10:42:42+02:00 da ADRIANA VIGNERI

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