La Generazione Z alla conquista dell’Europa

scritto da ROBERTO BERTONI
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Manca Haaland, perché il Borussia Dortmund, oggettivamente, era un vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro che si sono sfidati ai quarti di finale di Champions Legue; fatto sta che si stanno affrontando in semifinale le compagini più forti ma, soprattutto, quelle che esibiscono i protagonisti della Generazione Z. Al crepuscolo del duo Messi – Ronaldo, sono Foden, Vinicius e Mbappé a contendersi la coppa, con il Chelsea che ne è privo ma riesce comunque a tener testa al Real Madrid grazie a un’organizzazione di gioco veramente esemplare, di cui Kanté è l’emblema. Se a Madrid Zizou si affida ancora alla classe, all’esperienza e alla tenuta mentale della vecchia guardia, con Modrić e Kroos che cominciano ad avvertire i segni dell’età ma sono ancora in grado di cambiare il corso della partita da un momento all’altro, Paris Saint-Germain – Manchester City è non solo il derby degli sceicchi ma anche il confronto fra Mbappé, destinato a salire sul trono forse già quest’anno ma di sicuro nel corso del decennio, e Foden, il baby fenomeno che sta rinverdendo agli occhi di Guardiola i fasti del Messi che fu.

Phil Foden

Stando attenti a paragoni scivolosi e controproducenti, innanzitutto per i diretti interessati, non c’è dubbio che lo spettacolo garantito dalle sfide che sono andate in scena finora e quello che assicureranno le prossime è dovuto anche al coraggio dei migliori club europei nel puntare sugli enfant prodige non ancora affermati ma dal sicuro avvenire, al contrario di ciò che purtroppo avviene alle nostre latitudini. Quest’edizione della coppa dalle grandi orecchie ha reso evidente l’avvento del Ventunesimo secolo, la nascita di una generazione interamente figlia del Duemila, dei suoi ritmi, della sua musica e delle sue caratteristiche; una generazione globale, cosmopolita, multietnica e combattiva quanto non mai, capace di cogliere a pieno i cambiamenti occorsi in ogni ambito e di farsene protagonista.

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Se Messi è un figlio dell’Argentina della crisi, venuto in Europa in cerca di fortuna e cure, un po’ come i nostri nonni e bisnonni facevano, in senso opposto, agli inizi del Novecento, e Ronaldo è un figlio del Portogallo post-salazarista, Foden è l’emblema dell’Inghilterra post-britannica degli ultimi due decenni e Haaland dell’Europa di Schengen, che ha fatto sì che persino un norvegese potesse sfondare nel mondo del calcio. Mbappé è invece l’emblema della Francia del post-Zidane, bianca, nera e berbera nonostante la propaganda lepenista e le stupidaggini della destra di Sarkozy, e Vinicius, infine, è un brasiliano che balla in campo ai ritmi dell’antica ginga, mandando in soffitta i brasiliani antiestetici cui abbiamo assistito da Dunga in poi, eccezion fatta per pochi fenomeni che, tuttavia, non possiedono nemmeno un grammo dell’allegria che rendeva unici Pelé e compagni.

Kylian Mbappé

Se negli anni scorsi se n’erano avute significative avvisaglie, quest’anno, causa Covid, i ventenni si sono presi la scena e il passaggio di testimone, per quanto brusco come tutte le rivoluzioni, non è stato un pranzo di gala ma ci ha comunque fatto stropicciare gli occhi. Ai quattro dell’Ave Maria summenzionati, aggiungiamo anche Moise Kean, che la Juve dev’essersi parecchio pentita di aver sottovalutato, e Federico Chiesa, l’ultimo ad arrendersi nel naufragio bianconero contro il Porto. Certo è che se il calcio italiano non tornerà a essere attrattivo nei confronti delle stelle che illumineranno la scena nei prossimi due decenni, finiremo col trasformarci in una sorta di campionato americano o cinese, un paradiso per elefanti ormai privi d’entusiasmo e desiderosi di spigolare le ultime glorie, anche in termini economici, prima di appendere gli scarpini al chiodo. Le coppe, i titoli e gli applausi, nel frattempo, se li prenderanno gli altri, coloro che non hanno paura di consegnare a un ragazzo le chiavi della squadra e capiscono abbastanza di calcio per rendersi conto se hanno davanti un buon giocatore o un autentico fenomeno. Continuando a preferire l’usato sicuro, incuranti dell’usura del tempo, la nostra unica certezza sarà quella di chiudere la fila.

La Generazione Z alla conquista dell’Europa ultima modifica: 2021-04-30T20:13:25+02:00 da ROBERTO BERTONI

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