Che genere di parole? La battaglia per un linguaggio inclusivo nelle scuole

"Ragazzi e ragazze"? Meglio dire "buongiorno a tutti". E un premio per gli studenti che identificano più espressioni sessiste. La ricetta di una dirigente scolastica di Birmingham per combattere le discriminazioni.
MATTEO ANGELI
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“Comportati da uomo”, “Tira fuori gli attributi”, ma anche “i ragazzi non piangono”. Sono espressioni retaggio di un’altra epoca, baluardo di un patriarcato che ha tenuto in ostaggio la nostra società e il nostro modo di parlare. E poco importa se ora suonano svuotate di significato: è alla loro banalità che s’aggrappa il pregiudizio, lo stereotipo di genere che non vuole passare. 

Per questo ora la Anderton Park Primary, scuola elementare di Birmingham, città a duecento chilometri da Londra, ha deciso di vietare questo tipo di linguaggio. Gli alunni sono incoraggiati a trovare gli stereotipi di genere nei libri di scuola. Chi identifica i più pertinenti, è addirittura premiato con un certificato. I professori “beccati” a usare un termine vietato, invece, possono essere segnalati dagli studenti alla dirigente scolastica. Lei è Sarah Hewitt-Clarkson, volto già noto al pubblico britannico, a causa della crociata che sta combattendo per un’educazione più inclusiva sulle questioni di genere e di orientamento sessuale.

Se non permettiamo ai giovani ragazzi di esprimere i loro sentimenti, questo potrà avere ripercussioni sul loro futuro. Se non mettiamo in discussione il linguaggio sessista a questa età e se continuiamo a dire: comportati da uomo, tira fuori gli attributi, i ragazzi non piangono, rischiamo di fare gravi danni,

ha detto Hewitt-Clarkson intervenendo in tv.

E si è spinta oltre, spiegando che nella sua scuola si dice “Good morning everyone”, “buongiorno a tutti” e non “good morning boys and girls”, buongiorno ragazzi e ragazze”.

Pensateci un attimo: ragazzi e ragazze è un modo un po’ strano per divedere un gruppo di persone,

è la tesi delle dirigente, la quale sottolinea che tra i suoi cinquecento studenti potrebbero essercene “un paio che non s’identificano come ragazzo o ragazza” e quindi “buongiorno a tutti” è molto più inclusivo.

Lo stesso vale per “let’s go, guys”, “andiamo ragazzi”.

“Guys”, “ragazzi”, è un interessante esempio di come una parola che indica delle persone di sesso maschile sia diventata un termine usato indifferentemente per tutti,

lamenta Hewitt-Clarkson. 

Per ragioni analoghe, alla Anderton Park Primary, ai professori è vietato di dividere gli studenti in base al loro genere, anche durante l’ora di ginnastica.

Non tutti condividono.

Sta creando una generazione di bambini insicuri, sempre in attesa di un’offesa,

le ha rimproverato Nana Akua, commentatrice della Bbc. In modo simile, altri dicono che li incoraggia a essere “snowflakes”, “fiocchi di neve”, termine usato in modo spregiativo per definire le persone ipersensibili, incapaci di accettare le critiche. 

Non è la prima volta che Hewitt-Clarkson è al centro di questo tipo di polemiche. Nel 2019 la sua scuola venne assaltata da alcuni genitori, ma anche da estremisti conservatori, perché aveva introdotto libri che insegnavano la tolleranza verso le famiglie omogenitoriali. Una decisione fondata sulla legge britannica.

A partire dal 2010, infatti, nel Regno Unito vige l’Equality Act, il quale stabilisce che gli istituti scolastici devono impegnarsi per eliminare le discriminazioni, comprese quelle basate sul genere e sull’orientamento sessuale. Una vera e propria svolta rispetto alla sezione 28 del Local Government Act – introdotta nel 1988 e cancellata nel 2003 – che stabiliva che la scuola non doveva in alcun modo promuovere l’accettabilità dell’omosessualità come forma di relazione familiare.

Un cambio di direzione ribadito anche dal Children and Social Work Act (2017), che obbliga le scuole britanniche a parlare di sessualità e relazioni a partire dal settembre 2020. Tuttavia, non è ancora ben chiaro quanto spazio debba essere dedicato alle questioni Lgbtq. Sta di fatto che Hewitt-Clarkson ha scelto di prendere le nuove normative sul serio e ha introdotto venticinque libri a riguardo. Per quanto riguarda le lezioni rivolte ai più piccoli, i testi si limitano a rappresentare alcuni personaggi che hanno due genitori dello stesso sesso. Abbastanza, però, per scatenare la rabbia di alcuni genitori, molti dei quali sono di fede musulmana e si sono sentiti chiedere dai figli perché non potessero avere due padri. 

Non tutti però la presero male. In seguito alle proteste, Verkerk, un padre di fede musulmana, che ha quattro figli alla Anderton Park, disse:

Non penso ci sia qualcosa di inappropriato in ciò che viene insegnato a scuola. Ai miei figli insegno esattamente le stesse cose, ovvero il rispetto di tutti, indipendentemente da ciò in cui credono o dal loro contesto famigliare. Non devi per forza essere d’accordo, bisogna solo rispettarsi a vicenda.

Molto su cui riflettere per chi, in Italia, è terrorizzato dall’idea che il ddl Zan introduca dei cambiamenti nelle scuole. 

Che genere di parole? La battaglia per un linguaggio inclusivo nelle scuole ultima modifica: 2021-05-01T21:26:28+02:00 da MATTEO ANGELI

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