Paola Egonu, cima da Conegliano

La campionessa di volley è una ragazza speciale, anche per il suo coraggio nel battersi a favore dei diritti civili, nel rivendicare apertamente il suo orientamento sessuale e nel suo non aver alcun timore di dire al mondo di essere innamorata di un'altra ragazza, manifestando una maturità che va ben al di là della classe esibita sul campo.
ROBERTO BERTONI
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Conegliano è un’amena cittadina di trentacinquemila anime, adagiata sulle colline della Marca trevigiana e celebre per aver dato i natali a un fuoriclasse come Alessandro Del Piero. Da qualche anno, questa virtuosa cittadina si distingue anche per la squadra di pallavolo, l’Imoco Volley, che in due anni ha vinto tutto ciò che c’era da vincere, collezionando oltre sessanta successi consecutivi e ponendo la ciliegina sulla torta grazie al trionfo di sabato scorso, al tie break, contro le fortissime rivali del VakifBank Spor Kulübü di Istanbul, nella finale di Coppa CEV, equivalente alla Champions League del calcio. Se tutto questo è stato possibile, il merito è di un gruppo di ragazze straordinario, praticamente mezza Nazionale: da Monica Di Gennaro a Miriam Sylla, ma è soprattutto Paola Egonu a fare la differenza.

Paola è una campionessa di origini nigeriane, nata a Padova e italianissima, alta quasi un metro e novanta e dotata di una forza fisica e di schiacciata che raramente si sono viste nel mondo della pallavolo. Un’extraterrestre di provincia, insomma, una ragazza speciale, anche per il suo coraggio nel battersi a favore dei diritti civili, nel rivendicare apertamente il suo orientamento sessuale e nel suo non aver alcun timore di dire al mondo di essere innamorata di un’altra ragazza, manifestando una maturità che va ben al di là della classe esibita sul campo. Paola è il punto di riferimento di una squadra costruita per essere invincibile, eppure in grado, nonostante ciò, di risultare simpatica, di non annoiare, di non mancare mai di rispetto alle avversarie e di rilanciare le ambizioni dell’Italia in chiave olimpica.

Del resto, lo avevamo già visto nel 2018 ai Mondiali giapponesi, quando le Azzurre erano arrivate in finale contro la Serbia ed erano state sconfitte, di poco, al termine di una competizione disputata al massimo, battendo compagini sulla carta ben più quotate. Ormai le ragazze del c.t. Mazzanti sono una realtà e non credo che a Tokyo ci saranno molte nazionali nelle condizioni di competere con la nostra. Da Paola a Miriam, assistiamo oltretutto alla meraviglia di un’Italia multietnica, figlia del nuovo millennio, perfettamente integrata, con la stessa maglia indosso ma un diverso colore della pelle, e sono proprio le due campionesse di colore i fari di Conegliano e della Nazionale, a dimostrazione che lo Ius soli esiste già nella realtà e che quando sarà varato in Parlamento, con immenso e intollerabile ritardo, non sarà altro che la presa d’atto di un fenomeno che la società ha già ampiamente assimilato e sul quale la politica è in ritardo anni luce.

Nella vittoria dell’Imoco sono racchiusi i valori dell’Italia che si rimbocca le maniche, che inventa, che costruisce, che crea bellezza dove non dovrebbe esserci, che sa fare squadra, che sa unirsi, che sa essere gruppo nei momenti difficili e che non rinuncia a un sorriso, a un istante di leggerezza, alla meraviglia di chi sa essere un professionista esemplare senza prendersi troppo sul serio. Conegliano ha vinto perché ci ha creduto di più e ha saputo trasformare le energie individuali in un patrimonio collettivo. Ora guardiamo a Tokyo per la consacrazione definitiva, ma se pensiamo che Paola non ha ancora compiuto ventitré anni e che il prossimo decennio, come minimo, è suo, possiamo stare tranquilli. Mai vista tanta concretezza, tanta lucidità e tanta grinta in una fuoriclasse così giovane. Un impero in provincia proiettato verso il domani.

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Paola Egonu, cima da Conegliano ultima modifica: 2021-05-05T20:30:52+02:00 da ROBERTO BERTONI

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