Cari Galli della Loggia e Montanari, la scuola non è solo il classico

I due prof. uniti nella polemica contro le attività culturali, sportive e sociali, si soffermano su un dettaglio, per un pregiudizio sostanzialmente ideologico: la paura che la scuola si sottometta al mondo del lavoro. Non tengono conto che dopo la scuola non c'è solo l'università; e che in Italia la dispersione scolastica e universitaria la disoccupazione giovanile e i giovani Nerd hanno assunto dimensioni intollerabili.
GIAMPAOLO SBARRA
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I professori Ernesto Galli della Loggia e Tomaso Montanari si ritrovano stranamente uniti nella polemica contro il curriculum che gli studenti, se vogliono, possono presentare all’esame di stato, a corredo e arricchimento della loro preparazione. In questo curriculum, gli studenti possono inserire la documentazione relativa a quegli apprendimenti che vengono acquisiti fuori dalla scuola e che vengono definiti “informali” e “non formali”, e parliamo di attività culturali, sportive, sociali.

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La paura dei due professori è che in questo modo vengano premiati e favoriti i ricchi, cioè coloro che possono permettersi di frequentare corsi di lingue all’estero, che possono permettersi abbonamenti ai teatri, che possono partecipare ad attività qualificate e costose.

C’è in questa paura una parte di verità, ma se non facciamo i conti con la realtà, rischiamo di nascondere le ingiustizie, invece che combatterle.

Sia il “passatismo nostalgico” di Galli della Loggia, sia il “moralismo egualitario” di Montanari tendono a negare la realtà di una scuola ingiusta e classista, che da decenni non svolge più la funzione di ascensore sociale (anzi, probabilmente svolge questa funzione soprattutto per gli stranieri, i nuovi cittadini, ma questo è un altro discorso). Questa vecchia scuola che – ignorandole e coprendole – ingessa le differenze sociali, deve essere smascherata e superata, non rimpianta.

Il completamento della documentazione di conseguimento del diploma, con le esperienze informali e non formali presentate dallo studente, è questione ormai vecchia. Devo dire che nessuno, in questi ultimi anni, ha mai lamentato volontà classiste della scuola pubblica, e tanto meno intenti di “predestinazione biologista”, come teme Galli della Loggia.

È vero che con in tempi che corrono bisogna usare espressioni forti per essere ascoltati, ma pensare che nella scuola pubblica possa circolare “l’idea di un fissismo quasi genetico, di una predestinazione biologista” ha lo stesso valore che dare del fascista a ogni avversario di destra o del razzista a ogni residente in certe periferie urbane quando dice di avere paura a uscire di sera.

Premesso che non è opportuno modificare gli esami di stato ogni anno (e sempre creando precarietà) e probabilmente non è giusto nemmeno tenere conto del curriculum nell’impostare la prova d’esame (ma c’è modo e modo), resta però la questione degli apprendimenti che un giovane acquisisce fuori dalla scuola.

Da più parti, e da ormai molto tempo, si mette in evidenza l’importanza dell’acquisizione della cosiddette soft skills, ovvero di quelle competenze che consentono a ciascuno di valorizzare le conoscenze e le competenze disciplinari e interdisciplinari acquisite.

Non voglio qui soffermarmi sulle soft skills, ma è del tutto evidente che vi sono alcune competenze che si acquisiscono fuori dalla scuola più e meglio che a scuola, e mi riferisco alla capacità di sostenere le proprie idee, alla fiducia in sé stessi, alla capacità di gestire un fallimento, alla capacità di collaborare con gli altri senza prevaricare e senza soggiacere, alla capacità di perseguire un obiettivo, alla capacità di relazionarsi autonomamente con gli altri e con i superiori, solo a titolo di esempio.

E quindi, più esperienze si fanno, più si maturano competenze (disciplinari e non) di vario tipo.

Frustrated student

È vero, i giovani di famiglia ricca sembrano agevolati, ma chi ha detto che un corso di inglese all’estero sia più formativo di un’esperienza di lavoro sui campi o di un’esperienza nel volontariato?

A scuola le esperienze, tutte le esperienze, devono essere valorizzate, e quando non lo sono la responsabilità ricade su chi valuta, non sulle esperienze più o meno ricche.

Il problema vero, quindi, non è quello di nascondere (per una sorta di buonismo pudico) le esperienze che fanno i ragazzi ricchi, ma di consentire a tutti di svolgere esperienze di qualità e di vario tipo, in Italia e all’estero, di carattere culturale, sociale e lavorativo.

Non solo, ma l’esistenza del curriculum può stimolare nei giovani – mostrandone la necessità – la voglia di arricchire la serie di esperienze formative attraverso le quali costruire la propria personalità e il proprio futuro; si tratta di fornire loro le opportunità, questo è il compito dello Stato e della scuola pubblica.

Resta il fatto che non sappiamo se il curriculum esisterà anche il prossimo anno, perché un nuovo ministro potrebbe introdurre qualche nuova modalità.

Insomma, rispetto all’esame di stato, Montanari e Galli della Loggia si soffermano su un dettaglio, per un pregiudizio sostanzialmente ideologico: la paura che la scuola si sottometta al mondo del lavoro. Il primo perché pensa che essere di sinistra voglia dire sottrarsi alla logica capitalista e quindi guardare con sospetto il mondo del lavoro, il secondo perché rimpiange una scuola che non esiste più e non ritornerà.

In verità non finiremo mai di ripetere che la scuola non è solo il liceo classico, e dopo la scuola non c’è solo l’università; e che in Italia la dispersione scolastica e universitaria, la disoccupazione giovanile e i giovani Nerd hanno assunto dimensioni intollerabili.

E se non si avvia un intervento contemporaneo e complementare su scuola, formazione terziaria e mondo del lavoro, non ne usciremo.

Quello che stupisce, invece, è che i due professori non si siano accorti che l’esame di stato non prevede più prove scritte (non quella di Italiano né quella sulla disciplina di indirizzo) e non prevede più l’assegnazione del tema di Storia, per cui un paio di anni fa sono state lanciate raccolte di firme disperate, a preannunciare la catastrofe imminente.

Ma si sa, al di là delle chiacchiere, la scuola non è un problema strutturale del paese: è per lo più l’occasione per un articolo di fondo.


Cari Galli della Loggia e Montanari, la scuola non è solo il classico ultima modifica: 2021-05-07T10:52:44+02:00 da GIAMPAOLO SBARRA

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