Mourinho di lotta e di governo

Il nuovo allenatore della Roma è noto per il carattere difficile. Ma è solo tattica. In realtà è sempre pronto a mettersi davanti ai suoi uomini, a isolarli da tutto, a respingere ogni critica. Accentrare su di sé l'attenzione, affinché ai giocatori sia lasciata la serenità necessaria per concentrarsi.
ROBERTO BERTONI BERNARDI
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José Mourinho non è propriamente un personaggio simpatico, non è un compagnone e non è certo uno che dà confidenza ai giocatori. José Mourinho è un gladiatore, un istrione, un mattatore, un narciso di dimensioni inquietanti, un allenatore con un ego smisurato e un personaggio nel vero senso della parola. Su un palcoscenico avrebbe rubato la scena persino a Gassman, in conferenza stampa è da sempre uno spettacolo, con i giornalisti ha un rapporto di amore e odio prontamente ricambiato, se non altro per la sua innata capacità di regalare titoli e prime pagine.

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Ora che è meno vincente rispetto a un tempo, sto cominciando a pensare, inoltre, che molta dall’antipatia di Mou sia in realtà una tattica. Non è Conte, per intenderci: uno che l’antipatia ce l’ha nel DNA e se ne vanta. Mou, al contrario, è il Bonaparte della panchina, un condottiero sempre pronto a mettersi davanti ai suoi uomini, a isolarli da tutto, a respingere ogni critica e, semmai, ad accentrare su di sé l’attenzione, affinché ai giocatori sia lasciata la serenità necessaria per concentrarsi unicamente sugli obiettivi stagionali.

Mourinho è, dunque, un formidabile attore, capace di compiere improvvisi colpi di scena, di folgorare i suoi e di convincerli di poter far tutto, motivando come nessun altro una truppa che, senza di lui, non andrebbe da nessuna parte. Anche per questo l’incontro con una città stanca, pigra, dolente, incline al vittimismo e intristita da troppe sconfitte, non certo solo sportive, come Roma equivale a una sorta di Guerre stellari. Ci si domanda, infatti, se questo Napoleone giunto all’Elba dopo la disfatta di Russia sia pronto a vivere ben più di cento giorni di gloria e di ribalta o se sia destinato, invece, a trovare nella Capitale, che tanti sogni ha ingoiato e tante speranze ha tradito, la sua Waterloo, condannandosi a “chiudere i dì nell’ozio” in una qualche dorata Sant’Elena. Sarà vera gloria? Al campo l’ardua sentenza.

Di sicuro, il soggetto in questione ha già conosciuto, più volte, la polvere e l’altare, le campagne vittoriose e le ingloriose sconfitte, le lacrime e la gioia più pura, l’acclamazione popolare e il disprezzo, scontri memorabili come quelli con Guardiola, ai tempi in cui allenava il Real, e bruschi esoneri che, a dire il vero, non hanno portato granché bene a chi si è illuso che fosse lui l’origine di tutti i mali. Il vate di Setúbal, a differenza di altri, non ha bisogno di coppe dalle grandi orecchie per sentirsi stimolato. Dovunque ci sia un campo di calcio e uno stipendio all’altezza della sua nomea, è pronto ad andare, e più la situazione si presenta intricata, più “il rumore dei nemici” lo esalta.

Non è un comandante che se ne sta in disparte mentre l’esercito combatte in trincea: il suo cesarismo edonistico lo porta, una volta proclamato imperatore, a presentarsi al fianco dei soldati. Forse Roma non sarà la sua Austerlitz e nemmeno la sua campagna d’Italia o d’Egitto, probabilmente ha già vinto tutto “dall’uno all’altro mar”, ma anche per ragioni climatiche dubitiamo che possa trovare qui un Generale inverno tanto arcigno da costringerlo alla resa e alla conseguente decimazione delle truppe. Mourinho, uomo di mondo, in grado di affrontare contemporaneamente la lotta e il governo come nessun altro, difficilmente porterà a queste latitudini la Pax Augustea.

Diciamo che, se dovessimo accostarlo a un imperatore, potremmo paragonarlo a Caligola, uno che di sicuro si sarebbe avventurato a trasformare Eto’o in terzino e Samuel in attaccante. O magari a Nerone, se non altro per la propensione incendiaria. E anche col Colosseo e gli spettacoli circensi il nostro se la sarebbe cavata piuttosto bene. Tuttavia, il personaggio storico che più gli assomiglia, secondo me è Giulio Cesare. Pertanto, se dovessi ipotizzare una frase per la sua conferenza stampa d’esordio, direi: “Alea iacta est”. E ora che il dado è tratto e il Rubicone è stato varcato, ci sarà da divertirsi. 

Mourinho di lotta e di governo ultima modifica: 2021-05-07T10:18:34+02:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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