Una vera valorizzazione del Parco Hérion alla Giudecca

La villa messa in vendita dal Comune. L’asta va sospesa, pochi milioni di euro si possono trovare, magari con una sinergia pubblico-privato, magari solo con soldi privati, pensando a un progetto che dia impulso alla città e a un futuro “diverso” di cui tanto si parla e poco si vede.
MICHELE SAVORGNANO
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Perdere un pezzo di città è sempre un dolore, che si tratti di un edificio, di una piazza o di una strada; ma quando si perde un parco non si sente solo dolore, ma rabbia, un senso di sconfitta come cittadino, come persona che vive pienamente i luoghi che lo circondano. Villa Hérion, che d’ora in poi chiamerò il Parco Hérion, un parco pubblico mai “coverto” come si dice a Venezia, e quindi mai frequentato, sarà valorizzato dal Comune. Non mi soffermerò a lungo sul termine valorizzazione ma vorrei chiarire la differenza essenziale che distingue il prezzo dal valore, che spesso viene confuso e che non ha bisogno di essere spiegato; ed è chiarissimo che in questo caso, come in altri, si tratta di “prezzizzazione” e non valorizzazione.

Ho sognato a lungo, come molti altri abitanti della Giudecca, su quel luogo, e non solo su quello, tutti gli altri grandi spazi verdi chiusi o mal gestiti che caratterizzano la nostra isola: il giardino Eden, l’adiacente casa circondariale, l’ex Scalera Film, il parco delle case di Gino Valle, Campo Marte… Tutti luoghi enormi (per il metro di paragone di noi veneziani che siamo abituati a ragionare sui piccoli spazi) e che in un modo o nell’altro sono stati sottratti ai cittadini (o mai vissuti).

Perché c’è bisogno di “prezzizzare”? Come mai non si avviano dei processi di condivisione della pianificazione cittadina che tengano conto delle esigenze primarie delle persone e tra queste, come essenziale, il bisogno di natura?

Dato che lavoriamo sull’emergenza continua non mi addentro in una discussione di carattere urbanistico ma vorrei concentrare il mio intervento su questo caso specifico, emergenziale, di Parco Herion e di come lo immagino, di come io e altre persone abbiamo sognato la sua rinascita dopo anni di oblio.

Questo parco lo immagino un po’ come i boschi di Chernobyl che senza l’uomo sono rinati, una natura lussureggiante che non ha bisogno di un nostro intervento deciso ma solo di una mano sapiente che sa distinguere quali siano i passi giusti da fare, per mantenere un po’ di natura, stimolando un processo di rinascita ambientale e sociale. Il mio percorso di vita e professionale mi porta a questo. Da qualche anno vivo e mi appassiono a quello che è il mio vicinato, Campo S. Cosmo con i suoi giardini auto-organizzati, il Convento con le sue eccellenze e i suoi piccoli abbandoni, il progetto H3 che sta lentamente avanzando, il carcere delle Convertite, il laboratorio all’aperto dei pescatori, e tante altre situazioni interessanti (come la possibile Fondamenta Novissima) che fanno di quest’area un possibile modello di rinascita per l’intero Arcipelago Veneziano. Togliere un tassello come questo renderebbe monco questo progetto organico di rinascita che, senza una guida, sta comunque trovando sinergie, creando occasioni di vita e di lavoro.

Come mi immagino allora il Parco Herion?

Un primo esperimento in laguna, un luogo dove ci si interroga sulla sostenibilità dei nostri luoghi, mettendola veramente in pratica, partendo dalle piccole cose ma guardando anche a quello che succede a livello globale, invitando scienziati, coinvolgendo i giovani, coltivando la terra, trasformando i prodotti della laguna in forma innovativa.

Tutto questo si può fare, non certo vendendolo a uno sceicco o a un magnate russo, ma chiedendo magari aiuto a quelli che ultimamente chiamo “i nuovi principi” che per un motivo o per l’altro hanno a cuore il bene dei nostri luoghi, che stanno creando fondazioni che promuovono il futuro degli oceani, dell’arte, del benessere (da Ocean Space alle Stanze del Vetro, dalle neonate Sumus al Berggruen Institute).

Gentile amministrazione, fermiamoci, sospendiamo quest’asta: pochi milioni di euro si possono trovare, magari con una sinergia pubblico-privato, magari solo con soldi privati, pensando a un progetto che dia impulso alla città e a un futuro “diverso” di cui tanto si parla e poco si vede. Questa è un’occasione unica, irripetibile. Le competenze per la gestione e la sua valorizzazione (quella vera) le abbiamo, diamoci da fare.

Una vera valorizzazione del Parco Hérion alla Giudecca ultima modifica: 2021-05-08T20:11:24+02:00 da MICHELE SAVORGNANO

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