Barzagli e Weylandt, la rinascita e l’addio

Lo stesso anno, era il 2011, assistemmo al diverso destino di due ragazzi. Il primo è il calciatore Andrea Barzagli, oggi quarantenne, il secondo è Wouter Weylandt, promettente ciclista. A soli ventisei anni, cadde sulla discesa del Passo del Bocco e per lui, nonostante gli sforzi dei sanitari per rianimarlo, non ci fu niente da fare.
ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Lo stesso anno, era il 2011, assistemmo al diverso destino di due ragazzi, due coetanei, divisi dalla sorte e condannati l’uno alla rinascita e l’altro all’addio. Il primo è Andrea Barzagli, neo-quarantenne, all’epoca trentenne e acquistato a gennaio dalla Juventus, dopo un’esperienza non certo esaltante al Wolfsburg. Arrivò a Torino con la tristezza addosso, come se il fatto di essere uno degli eroi di Berlino, peraltro giocando da protagonista per via della condotta non sempre irreprensibile di Materazzi, fosse solo un lontano ricordo. Barzagli arrivò in una Juve ridotta ai minimi termini, con una difesa colabrodo, un Bonucci ancora acerbo e un Chiellini non ancora pienamente affermato.

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Era la Juve di Delneri, dei due settimi posti consecutivi e dell’impossibilità di competere ai massimi livelli. Era una Juve deprimente e sconfitta, rinunciataria e in balìa degli eventi; una Juve in cui, come detto, anche la leggendaria BBC (Barzagli-Bonucci-Chiellini), il trio difensivo che sarebbe diventato il pilastro della squadra di Conte e di Allegri, capace di vincere scudetti a ripetizione e quattro coppe Italia consecutive, era ancora agli albori e non certo in grado di assicurare la solidità necessaria per un club di quel livello. Eppure, proprio quell’anno la vita professionale di Barza cambiò, riportandolo ai fasti tedeschi di cinque anni prima e rendendolo uno dei centrali difensivi più forti di tutti i tempi.

Ben diverso è stato, invece, il destino di Wouter Weylandt, promettente ciclista della Leopard-Trek, la cui moglie Anne Sophie quell’anno era incinta di una bambina. Il 9 maggio 2011, a soli ventisei anni, cadde sulla discesa del Passo del Bocco e per lui, nonostante gli sforzi dei sanitari per rianimarlo, non ci fu niente da fare. Sua figlia oggi sta per compiere dieci anni e non ha mai conosciuto il papà. La tappa dell’indomani, da Genova a Livorno, venne neutralizzata dal gruppo in segno di cordoglio e il dorsale numero 108, il dorsale di Weylandt, venne ritirato.

Penso a queste due storie, al racconto di una rinascita e di uno straziante addio, e mi domando: perché? I migliori auguri a Barzagli per i suoi quarant’anni, con immensa gratitudine per tutto ciò che ci ha regalato nel corso di una carriera straordinaria.

E un pensiero a Wouter, lassù, e alla sua famiglia, sconvolta da un dolore impossibile descrivere a parole, che durerà per sempre e costituisce un motivo di strazio anche per noi, spettatori attoniti di un dramma che non dimenticheremo mai. 

Barzagli e Weylandt, la rinascita e l’addio ultima modifica: 2021-05-10T20:32:34+02:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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