Agosto 2013. Quando fu “abbattuto” l’ecomostro conosciuto come Torre Cardin

FRANCO MIRACCO
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Nella zona di viale San Marco, a Mestre, i residenti si sono mobilitati contro il progetto di un “grattacielo” spacciato per opera verde ma, nei fatti, una ferita nel territorio. Un ecomostro, e lo chiamano “bosco verticale”. C’è un precedente, non lontano nel tempo: la Torre Cardin…

[scritto e pubblicato il 6 agosto 2013]

Cardinate, proprio ora che l’estate si è fatta pesante, irrespirabile. Ma se le cardinate aggiungono un po’ di refrigerio allo spirito e alle chiacchiere di mezza estate, ben vengano. Pierre Cardin con trattenuto disappunto, signorile delusione e un finto “lasciar cadere le cose”, continua a non capire che il suo progetto in prossimità della laguna, se fosse stato realizzato, sarebbe diventato il più colossale ecomostro mai apparso fino ad ora in Italia. Se le interviste rilasciate da Cardin riportano effettivamente il suo pensiero più recente, bisognerebbe ringraziarlo perché un sorriso o una risata sarebbero comunque un beneficio. Leggiamo: “Un vincolo ambientale su Porto Marghera per bloccare un’opera unica, non speculativa, visto che io non ci avrei guadagnato nulla”.

Ma come, uno dice di voler investire più di due miliardi di euro e sostiene di farlo solo per innalzare più di 250 metri di leggerezza? Si scrive leggerezza, come canta la pubblicità, ma si legge bruttezza, così come lo sono le tante altre bruttezze che hanno devastato moltissime parti del paesaggio italiano e che furono sempre causate da ragioni squisitamente speculative.

Nulla di più potenzialmente speculativo della cosiddetta Torre Cardin si è presentato a tutt’oggi in Venezia, che come oggetto di interessi speculativi è città che non teme rivali al mondo. E chi dice di avere a cuore le sorti di questa città, rifletta su alcune parole scritte da Coetzee:

Capire le cose è una perdita di tempo, che se vuoi avere successo nel mondo, una famiglia felice, una bella casa … non devi nemmeno provare a capire le cose, ma limitarti a fare le somme o a premere i tasti.

Ignoro se qualcuno ha provato a far “capire le cose” al non speculatore signor Cardin; chissà, forse il sindaco Orsoni a un certo punto della strana vicenda. Strana per quell’imprudentissimo consenso iniziale offerto subito da tutte le locali Istituzioni della politica, dal Comune alla Provincia e alla Regione. Insomma, nessuno ha mai spiegato a Cardin e famiglia quali sarebbero stati i problemi e le difficoltà da superare?

Ma torniamo alle cardinate di stagione, una su tutte: “Io sono ambasciatore onorario dell’Unesco, potrei deturpare un paesaggio?“

E che altro avrebbe fatto quel Coso alto più di 250 metri sul bordo della laguna? Chi ha protestato l’ha fatto per salvaguardare il paesaggio lagunare e il profilo monumentale e urbano di Venezia centro storico e non certo per tutelare Porto Marghera, Codevigo o Favaro (seppure anche questi luoghi andrebbero innanzitutto risanati e quindi salvaguardati dalla bruttezza). Qui purtroppo c’è stato un’indifferenza delle istituzioni assai prossima all’ipocrisia, frutto velenoso di una sempre più evidente insufficienza culturale che, trattandosi di Venezia, può avere esiti mortali, per Venezia, per la sua identità storica, per la sua restante bellezza s’intende.

Dunque Pierre Cardin ambasciatore onorario dell’Unesco? Unesco chi? Forse quell’organismo internazionale che ignora da quale degrado presente e futuro è minacciata quotidianamente Venezia? E che fine ha fatto l’Unesco che decenni fa ha rappresentato una grande risorsa culturale e materiale per la salvezza di Venezia? Il simbolo ripugnante della nostra città è ormai diventato il Ponte dell’Accademia, deturpato da migliaia di lucchetti e da una sempre più aggressiva illegalità.

Nel tornare all’affare Cardin, trovo assai inquietante l’accusa riportata dalla stampa secondo la quale l’imprenditore italo-francese avrebbe subìto un danno di circa undici milioni di euro perché qualcuno “avrebbe agito male, modificando le regole del gioco”.

Di che parla Cardin, ammesso che le regole del gioco le abbia capite per davvero? In ogni caso, siamo al momento degli avvocati, della ricerca di risarcimenti, un groviglio che qualcuno dovrà spiegare e per quali motivi è avvenuto.

Da ultimo, che dire degli interrogativi assessorili attorno al quesito se esiste o meno un vincolo paesaggistico in prossimità della conterminazione lagunare e, nel caso ci fosse, quel vincolo andrebbe tolto. Fortunatamente quel vincolo c’è e bene ha fatto il Ministero per i beni e le attività culturali a ribadirlo.

Infine, per il futuro di Porto Marghera ciò che occorre è una precisa volontà politica accompagnata da un’altrettanto precisa e riconoscibile qualità culturale in grado di proporre un piano di sviluppo di quell’area fondamentale e fondamentale, se non di più, per il futuro di Venezia centro storico della sua laguna.


Appello al Presidente della Repubblica
contro la costruzione della cosiddetta Torre Cardin
e per la salvaguardia della Laguna di Venezia

Signor Presidente,
è a Lei che ci rivolgiamo, perché Lei è interprete e difensore di parole e principi contenuti nella nostra Costituzione. Ed è proprio una grave offesa alla Costituzione quella che minaccia Venezia: la sua integrità ambientale, il suo paesaggio, la natura e la storia di un patrimonio che va tutelato e tramandato alle generazioni future.
Simone Weil, in un suo scritto intitolato “Venezia salva”, spiega il senso delle radici autentiche di questa città: “È un ambiente umano del quale non si ha maggior coscienza che dell’aria che si respira. Un contatto con la natura, il passato, la tradizione”. Realtà e valori che vanno condivisi, se si vuole essere città. Ma il “contatto” di cui parla Simone Weil svanisce sempre più spesso in fenomeni che feriscono e umiliano, come non mai prima, il diritto dei cittadini al bene comune che è Venezia con la sua laguna.
Se si ritiene possibile da parte dei responsabili delle istituzioni pubbliche contribuire alla mastodontica costruzione di una cosiddetta Torre, e questo addirittura sul margine delle acque lagunari prospicenti il centro storico veneziano, vuol dire che lo smarrimento culturale di quelle istituzioni pubbliche non è solo cinica indifferenza al paesaggio e alla storia – e quindi all’obbligo di tutela e salvaguardia dettato dalla Costituzione e dalla legge – ma è addirittura una malaugurata partecipazione di soggetti pubblici ad un’opera che, ove realizzata, potrebbe danneggiare e sfigurare irreparabilmente Venezia.
Signor Presidente, stiamo parlando di uno sproposito edilizio alto più di 250 metri (nulla di simile nel resto d’Italia), che si vorrebbe costruire da parte di privati lì dove un tempo c’era la grande area industriale di Porto Marghera: che per uscire dal suo pluridecennale declino di molto avrebbe bisogno, ma non certo di un “asso piglia tutto”, che agirebbe solamente in funzione della sua natura di “predatore” economico e finanziario.
Tutto questo accade al di fuori di ogni regola e consuetudine di pianificazione territoriale, e ciò a riprova di intenti speculativi che nulla garantiscono in relazione alla sempre contrastata rinascita economica, sociale e culturale di Porto Marghera.
Coloro che sostengono il progetto della colossale Torre esibiscono motivazioni che ricordano gli alibi politici all’origine delle impressionanti devastazioni di contesti storici, sia urbani che paesaggistici, di molte parti d’Italia negli anni del cosiddetto “abusivismo di necessità”. E la costruzione della Torre vanificherebbe una recente sentenza della Corte di Cassazione (riguardante le valli da pesca della laguna di Venezia) che afferma come i valori paesaggistici e le attività antropiche siano da ritenersi beni comuni secondo quanto previsto dagli articoli 2, 9 e 42 della Costituzione.
È per tutte queste ragioni, signor Presidente, che Le esprimiamo la nostra grave preoccupazione, e che Le chiediamo di vegliare perché a Venezia gli interessi privati e un malinteso culto del profitto non calpestino mortalmente la legalità costituzionale.
26 novembre 2012

Aggiornamento del 10 maggio 2021
Esiste forse un piano per uno sviluppo realmente sostenibile in ogni senso di Porto Marghera? Dove gli episodi di qualità in termini architettonici e urbanistici a Mestre? Per capirlo è sufficiente osservare la cintura segregante e surreale nel peggiore dei modi che è stata imposta attorno ai binari e alla stazione ferroviaria di Mestre: lì dove i vagoni o gli autobus scaricano coloro che vengono rinchiusi nelle cose “carcerarie” dell’edilizia per il turismo allucinato. Lo stesso turismo che ha già ripreso a invadere la città d’acqua. E poi, come mai con il Governo Draghi della buona e utile riforma avanzata con l’Agenzia per Venezia non si hanno più notizie? Forse che Venezia ha da essere solo turismo, una sottospecie di turismo che ci farà rimpiangere l’orrore subìto prima del Covid?
[F. M.]

Agosto 2013. Quando fu “abbattuto” l’ecomostro conosciuto come Torre Cardin ultima modifica: 2021-05-11T18:07:43+02:00 da FRANCO MIRACCO

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