Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza inviato a Bruxelles

Cosa è cambiato rispetto alla versione precedente nella dotazione e nell’articolazione degli interventi?
VITO VACCA
Condividi
PDF

Dopo il Piano del 12 gennaio 2021 si è avuto un cambio di Governo e si è intensificato il lavoro su una versione più strutturata del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), ampliando il confronto con le parti sociali. Il Piano è stato poi presentato alle Camere e infine inviato alla Commissione Europea entro il 30 aprile 2021.

ytali è una rivista indipendente. Vive del lavoro volontario e gratuito di giornalisti e collaboratori che quotidianamente s’impegnano per dare voce a un’informazione approfondita, plurale e libera da vincoli. Il sostegno dei lettori è il nostro unico strumento di autofinanziamento. Se anche tu vuoi contribuire con una donazione clicca QUI

La dotazione complessiva delle risorse del PNNR è cambiata, arrivando a 235,1 miliardi di Euro, sommando tre diverse linee di finanziamento: 

I) 191,5 miliardi dalla Recovery and Resilience Facility – RFF (risorse europee); 

II) 30,6 miliardi dal Fondo Complementare (risorse nazionali); 

III) 13,0 miliardi dal Programma React-EU (risorse europee).

Bisogna sempre ricordare che, dei 191,5 miliardi di Euro di risorse europee che provengono dal RRF: 68,9 miliardi sono sovvenzioni da non restituire, mentre 122,6 miliardi sono prestiti da restituire.

Lo sforzo di rilancio dell’Italia delineato dal Piano si sviluppa intorno a tre Assi Strategici condivisi a livello europeo: 

a) digitalizzazione e innovazione;

b) transizione ecologica; 

c) inclusione sociale e riequilibrio territoriale.

La digitalizzazione e l’innovazione di processi, prodotti e servizi rappresenta un fattore determinante della trasformazione del paese e deve caratterizzare ogni politica di riforma del Piano.

La transizione ecologica, come indicato dall’Agenda 2030 dell’ONU e dagli Obiettivi europei per il 2030, è alla base del nuovo modello di sviluppo italiano e dell’intera Unione Europea.

Garantire una piena inclusione sociale è fondamentale per migliorare la coesione territoriale, aiutare la crescita dell’economia e superare diseguaglianze profonde accentuate dalla pandemia. 

All’interno di questa strategia complessiva, sono presenti tre Priorità Trasversali che non sono univocamente affidate a singoli interventi, ma perseguite quali obiettivi in tutte le componenti che costituiscono il Piano:

1) la parità di genere

2) la protezione e la valorizzazione dei giovani

3) il superamento dei divari territoriali

Il PNRR rimane articolato in sei missioni, ciò che cambia rispetto alla versione del gennaio 2021 sono le risorse messe a disposizione per ciascuna missione; si riducono i fondi per ogni settore di intervento, fatta eccezione per “Istruzione e ricerca”, che guadagna una maggiore dotazione nella versione di aprile 2021.

La ripartizione delle risorse per singola missione sono indicate per la quota RRF relativa all’Italia (191,5 miliardi) nel modo seguente: 

1) Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura (40,73 miliardi) 

2) Rivoluzione verde e transizione ecologica (59,33 miliardi) 

3) Infrastrutture per una mobilità sostenibile (25,13 miliardi) 

4) Istruzione e ricerca (30,88 miliardi) 

5) Inclusione e coesione (19,81 miliardi) 

6) Salute (15,63 miliardi) 

Le sei missioni si articolano in sedici componenti funzionali, che servono per realizzare gli obiettivi economico-sociali definiti nella strategia del Piano; le componenti sono articolate in linee di intervento che comprendono una serie di progetti, investimenti e riforme collegate all’attuazione. 

La missione 1 “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura” si articola in 3 componenti, sostiene la transizione digitale del paese, nella modernizzazione della pubblica amministrazione, nelle infrastrutture di comunicazione e nel sistema produttivo. 

Ha l’obiettivo di garantire la copertura di tutto il territorio con reti a banda ultralarga, migliorare la competitività delle filiere industriali, agevolare l’internazionalizzazione delle imprese; inoltre, investe sul rilancio di due settori che caratterizzano l’Italia: il turismo e la cultura.

La missione 2 Rivoluzione verde e transizione ecologica è costituita da 4 componenti; ha la finalità di realizzare la transizione verde ed ecologica della società e dell’economia italiana coerentemente con il Green Deal europeo.

Comprende interventi per l’agricoltura sostenibile e l’economia circolare, programmi di investimento e ricerca per le fonti di energia rinnovabili, lo sviluppo della filiera dell’idrogeno e la mobilità sostenibile. 

Inoltre, prevede azioni volte al risparmio dei consumi di energia rendendo più efficiente il patrimonio immobiliare pubblico e privato; nonché iniziative per il contrasto al dissesto idrogeologico, la riforestazione, l’utilizzo efficiente dell’acqua e il miglioramento della qualità delle acque interne e marine.

La missione 3 Infrastrutture per una mobilità sostenibile si articola in 2 componenti, ponendosi l’obiettivo di rafforzare ed estendere l’alta velocità ferroviaria nazionale, di potenziare la rete ferroviaria regionale, con una particolare attenzione al Mezzogiorno. 

Promuove la messa in sicurezza e il monitoraggio digitale di viadotti e ponti stradali nelle aree del territorio che presentano maggiori rischi; prevede investimenti per un sistema portuale competitivo e sostenibile dal punto di vista ambientale per sviluppare i traffici collegati alle grandi linee di comunicazione europee.

La missione 4 Istruzione e ricerca è uno dei capitoli che nel tempo ha subito maggiori modifiche in fatto di risorse, passando dai 26,10 miliardi della prima versione ai 30,88 dell’attuale. 

La missione 4 pone al centro i giovani, affrontando uno dei temi strutturali più importanti per rilanciare la crescita potenziale, la produttività, l’inclusione sociale e la capacità di adattamento alle sfide tecnologiche e ambientali del futuro.

Si articola in 2 componenti, puntando a garantire le competenze e le capacità necessarie con interventi sui percorsi scolastici e universitari degli studenti; sostiene il diritto allo studio e accresce la capacità delle famiglie di investire nell’acquisizione di competenze avanzate; prevede anche un sostanziale rafforzamento dei sistemi di ricerca di base e applicata e nuovi strumenti per il trasferimento tecnologico.

La missione 5 “Inclusione e coesione” si articola in tre componenti: la prima riguarda le politiche attive del lavoro, con focus sul potenziamento dei centri per l’impiego e del servizio civile universale, sull’aggiornamento delle competenze e sul sostegno all’imprenditoria femminile.

La seconda componente rafforza le infrastrutture sociali per le famiglie, le comunità e il terzo settore includendo gli interventi per la disabilità e per l’housing sociale.

La terza prevede interventi speciali per la coesione territoriale comprendendo gli investimenti per la Strategia nazionale per le Aree interne, quelli per le Zone Economiche Speciali (ZES) e sui beni sequestrati e confiscati alla criminalità.

La Missione 6 Salute si articola in due componenti, focalizzandosi su due obiettivi: il rafforzamento della rete territoriale e l’ammodernamento delle dotazioni tecnologiche del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) con il rafforzamento del Fascicolo Sanitario Elettronico e lo sviluppo della telemedicina.

Inoltre, sostiene le competenze tecniche, digitali e manageriali del personale del sistema sanitario, oltre a promuovere la ricerca scientifica in ambito biomedico e sanitario.

Le riforme del paese previste dal Piano

Il Regolamento europeo RRF richiede agli Stati membri di attivare una serie di riforme connesse agli interventi del PNRR; il Piano italiano prevede riforme orizzontali, abilitanti, settoriali, di accompagnamento; le riforme orizzontali riguardano la Pubblica Amministrazione e la Giustizia.

La riforma della Pubblica Amministrazione prevista nel Piano insiste su quattro linee di intervento: 1) miglioramento dei meccanismi di selezione del personale; 2) semplificazione delle procedure e dei processi; 3) investimenti in capitale umano; 4) rafforzamento della digitalizzazione. 

Combinate assieme, queste azioni delineano una strategia incentrata sul ricambio generazionale dei dipendenti pubblici, degli strumenti a loro disposizione e del modo di interfacciarsi all’interno della PA e con l’utenza (digitalizzazione). 

Queste azioni dovranno avere un importante effetto sui rapporti che la PA avrà con i cittadini e le imprese e sui tempi e sulle condizioni in cui si svolgono le attività imprenditoriali e la vita quotidiana. 

Le evidenze empiriche sottolineano lo stretto legame che intercorre tra l’efficienza della PA e la produttività del sistema economico; in sintesi, tale legame fa sì che la qualità delle amministrazioni pubbliche sia correlata positivamente alle prestazioni delle imprese e alla crescita economica. 

Le ragioni di questa connessione sono molteplici; il settore pubblico, attraverso le università ed i centri di ricerca, svolge un ruolo essenziale nella ricerca di base; una PA efficiente garantisce un miglioramento delle capacità professionali dei lavoratori attraverso il sistema di istruzione. 

La riforma avrà un immediato impatto diretto sui costi affrontati dalle imprese per l’avvio di nuove attività e, più in generale, su tutti i costi burocratici che vengono sostenuti dagli imprenditori nell’ambito della regolamentazione dei mercati. 

Pertanto, la riforma della PA è innestata nel modello di sviluppo previsto attraverso tre canali: a) un impatto diretto sulla produttività generale; b) una riduzione dei costi legati alla burocrazia per le imprese; c) un miglioramento del capitale umano che porta a una migliore produttività del lavoro. 

Le misure che il Piano introduce per la riforma della Giustizia sono rivolte ad accrescere l’efficienza del sistema nel suo complesso e a ridurre i tempi dei processi; a questo scopo le tre principali linee di intervento della riforma mirano a: 1) completare il progetto dell’Ufficio del Processo, struttura a supporto del magistrato nella fase “conoscitiva” della causa; 2) rafforzare la capacità amministrativa attraverso investimenti sul capitale umano; 3) potenziare le infrastrutture digitali a supporto del sistema giudiziario. 

L’idea di fondo per l’innesto della riforma all’interno del modello di intervento è che la maggiore efficienza del sistema giudiziario abbia due effetti sull’economia: il primo è rendere i mercati maggiormente contendibili e quindi aumentare la facilità di entrata di altre imprese; il secondo è ridurre l’incertezza sui futuri rendimenti del capitale, migliorare le condizioni di finanziamento per famiglie e imprese, stimolare maggiori investimenti, interni e dall’estero. 

Il PNRR prevede anche due riforme abilitanti, che riguardano la Semplificazione e la Concorrenza. 

La riforma della Semplificazione: l’eccesso di leggi e la loro scarsa chiarezza ostacolano la vita dei cittadini e frenano le iniziative economiche; la semplificazione normativa è intervento riformatore essenziale per favorire la crescita del paese e supporta trasversalmente tutte e sei le missioni del PNRR. 

Negli ultimi decenni in Italia sono state sperimentate politiche di semplificazione normativa, che hanno avuto effetti solo parziali in termini di rimozione di vincoli e oneri, per due ordini di ragioni: a) il progressivo impoverimento di risorse finanziarie, umane e strumentali che ha indebolito la capacità amministrativa della PA; b) l’adozione di misure di semplificazione legislativa non accompagnate dai necessari interventi di carattere organizzativo.

Il Piano offre l’opportunità di superare i limiti fino a oggi incontrati nell’azione di semplificazione normativa, agendo contestualmente sul versante dell’organizzazione e della digitalizzazione della PA con il necessario sforzo di investimento. 

La riforma della Concorrenza prevede che le misure considerate in quest’ambito siano rivolte ad accrescere il grado di concorrenza nei mercati al fine di favorire maggiori investimenti e maggiore competitività tra le imprese. Attrarre investimenti e rendere i mercati più concorrenziali significa innanzitutto mettere le imprese in condizione di competere in termini di qualità dei prodotti, ma anche in termini di costi, spesso motivo rilevante di delocalizzazione. 

Un secondo effetto è incentivare la creazione di nuove imprese grazie a un ambiente economico più attrattivo; ossia, maggiori livelli di concorrenza sono correlati a una più efficiente allocazione delle risorse, minori margini di profitto (prezzi più bassi per i prodotti consumati dalle famiglie) e maggiori investimenti realizzati.

All’interno delle singole missioni sono contenute le riforme settoriali, ossia le misure consistenti in innovazioni normative relative a specifici ambiti di intervento o attività economiche, destinate a introdurre regimi regolatori e procedurali più efficienti nei rispettivi ambiti settoriali. 

Ad esempio: le procedure per l’approvazione di progetti su fonti rinnovabili, la normativa di sicurezza per l’utilizzo dell’idrogeno, la legge quadro sulla disabilità, la riforma della non autosufficienza, il piano strategico per la lotta al lavoro sommerso, i servizi sanitari di prossimità.

Infine, sono previste le riforme di accompagnamento all’attuazione del Piano, con misure che concorrono a realizzare gli obiettivi di equità sociale e miglioramento della competitività del sistema produttivo, già indicate nelle raccomandazioni rivolte al nostro paese dall’Unione Europea, che riguardano in primis la riforma fiscale.

In Italia si parla di riforma fiscale da molti anni, è stata inserita nel PNRR come una “tra le azioni chiave per dare risposta alle debolezze strutturali del paese e in tal senso è parte integrante della ripresa che si intende innescare anche grazie alle risorse europee”. 

In questo ambito si inserisce la “possibile revisione dell’Irpef, con il duplice obiettivo di semplificare e razionalizzare la struttura del prelievo e di ridurre gradualmente il carico fiscale, preservando la progressività; sarebbe in tal modo incentivata la ‘tax compliance’ e potrebbe essere sostenuta la partecipazione al lavoro delle donne e dei giovani”; un intervento corposo riguarda “l’introduzione dell’assegno unico universale per le famiglie con figli”.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza inviato a Bruxelles ultima modifica: 2021-05-11T19:43:20+02:00 da VITO VACCA

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento