Ramón Turone e il trionfo del complottismo

10 maggio 1981. Quella domenica di quarant’anni fa fu la madre di tutte le teorie cospirazioniste e l’inizio di un dibattito infinito e inconcludente sui furti arbitrali e altre amenità che, purtroppo, da allora non hanno mai abbandonato il nostro immaginario collettivo.
ROBERTO BERTONI
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Premettiamo, per dovere di cronaca e per onestà intellettuale, che il gol annullato alla mezz’ora della ripresa a Ramon Turone della Roma era regolare. Era il 10 maggio 1981 e al Comunale di Torino si disputava, a due giornate dal termine del campionato, la partita scudetto fra la Juve del Trap e la Roma del barone Liedholm, entrambe in corsa per lo scudetto. Non sappiamo come sarebbe andata a finire quella stagione se il gol di Turone fosse stato assegnato dal signor Bergamo di Livorno su segnalazione del guardalinee Giuliano Sancini. Magari lo avrebbe vinto la Rona, magari la Juve si sarebbe riversata in avanti, avrebbe pareggiato e, forse, vinto quella partita e, di conseguenza, il tricolore. La storia non si fa con i se e i fatti parlano chiaro: in quella domenica di nuvole e pioggia, a Torino, finì 0 a 0 e la Juve si lanciò verso la conquista del suo diciannovesimo titolo. La Roma avrebbe conquistato il suo secondo scudetto due anni dopo, nell’83, al termine di un altro duello rusticano con i bianconeri, schierando una formazione di altissimo livello, capace l’anno dopo di contendere la Coppa dei Campioni al Liverpool di Ian Rush.

Tornando a quella domenica di quarant’anni fa, possiamo affermare, senza remore, che sia stata la madre di tutte le teorie cospirazioniste, il trionfo del complottismo e l’inizio di un dibattito infinito e inconcludente sui furti arbitrali e altre amenità che, purtroppo, da allora non hanno mai abbandonato il nostro immaginario collettivo. La Juve ha avuto negli anni alcuni errori a favore e altri contro. Sbagliò quella domenica Bergamo a Torino e, sempre a Torino, sedici anni dopo, sbagliò Ceccarini, anche lui di Livorno, guarda i casi della vita, negando un rigore all’Inter per il fallo in area di Iuliano su Ronaldo. Non sappiamo se, come sostiene qualcuno, gli errori si compensino. Sappiamo con certezza che tutte le compagini, da ultimo il Cagliari, domenica scorsa contro il Benevento, nella loro storia hanno ricevuto favori e ingiustizie: è l’aspetto umano del calcio e della vita, ciò che ci fa arrabbiare ma, a pensarci bene, ci rende umani, a dispetto dei cultori della tecnologia spinta all’estremo che si vorrebbe in grado di eliminare il concetto stesso di errore quando, come si è visto per l’appunto domenica, sappiamo che non è possibile.

Ciò che inquieta, a proposito del calcio italiano, è la scia di polemiche che ogni errore arbitrale reca con sé, come se anche il più insignificante degli sbagli fosse sempre quello decisivo, come se il resto della stagione non contasse nulla nel piazzamento finale di una squadra, come se ogni risultato non fosse frutto dei precedenti, come se davvero bastasse un torto a mutare in maniera decisiva le sorti di un’annata, senza rendersi conto che una determinata partita ha assunto un certo significato proprio per quello che è accaduto prima. Di sicuro, ribadiamo, il gol di Turone era regolare e fanno bene i romanisti a interrogarsi su come si sarebbe concluso quel torneo se l’arbitro Bergamo lo avesse concesso. Altrettanto di sicuro farebbero bene a metterci una pietra sopra e a guardare avanti, e questo vale per tutti, juventini compresi, in quanto la cultura del sospetto e della recriminazione non consente di avere la lucidità necessaria per pensare al domani, porsi nuovi orizzonti e raggiungere altri significativi traguardi.

Se vogliamo, il gol annullato a Turone costituisce una metafora perfetta di ciò che è diventato il nostro paese negli ultimi quattro decenni: un’universo autoreferenziale, ripiegato su se stesso, con lo sguardo eternamente rivolto al passato ma senza la capacità di coltivare il valore essenziale della memoria per trarre insegnamenti utili per il domani. È come se ci fossimo fermati a quella domenica, mentre la Francia, in contemporanea, eleggeva Mitterrand e si riformava in senso progressista e la Germania Ovest di Helmut Kohl, eletto l’anno dopo, si proiettava verso la riunificazione con la Germania Est. L’Italia, rabbiosa e incancrenita, è rimasta invece al palo, ripiegata su se stessa e incapace di immaginarsi in un tempo nuovo e incognito. Quel gol non concesso ai giallorossi, dunque, è di per sé un simbolo: se ancora se ne parla è perché siamo rimasti bloccati lì, intrappolati in un tempo che non ci appartiene più ma condiziona ancora il nostro asfittico presente. 

Ramón Turone e il trionfo del complottismo ultima modifica: 2021-05-11T19:32:05+02:00 da ROBERTO BERTONI

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1 commento

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Benuamino Natale 15 Maggio 2021 a 12:42

Ottimo articolo, bravo Roberto!

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