Viale Sansovino, la via verso il nulla

Brugnaro è tutto preso dal progetto del “grattacielo” in viale San Marco e, come i suoi recenti predecessori, dimentica quello, nella stessa area, che da tredici anni è finito chissà dove. Ma i residenti non hanno dimenticato.
ASJA LACIS
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C’etait sur la Tourelle è una nota canzoncina per bambini francese che racconta la storia di una giovane rondine che deve prendere coraggio per spiccare il suo primo volo dal bordo del nido: “Courage, dit sa mère / ouvre ton aile au vent / ouvre-la tout entière”. E come la jeune hirondelle anche il nostro primo cittadino invoca il coraggio, quello della sua “Coraggio Italia” per imprimere l’elan vital alle sue convinzioni politiche, favorito da una legge elettorale che gli garantirebbe uno scranno e, di conseguenza, gli consentirebbe di fuggire da alcune questioni inevase e vieppiù stringenti in città.

Avevamo già accennato al fatto che il nostro passero solitario avesse fatto approvare in Giunta (30 aprile 2021) l’edificazione di una torre – quella di viale San Marco – non certo antica e travestita da bosco verticale, pur essendo poco rispettosa di ambiente e territorio. Ora vale la pena indagare su ciò che – ancora – il nostro passero solitario, in quanto uomo solo al comando, non riesce a vedere.

Dall’alto del ventiduesimo piano della torre appare in tutta la sua elefantiaca mole il complesso abitativo – mai concluso – di via Sansovino, cubatura monumentale autorizzata dalle precedenti amministrazioni di opposto segno politico che ha determinato una situazione di degrado e di disfacimento nella zona interessata. È sembrato d’obbligo approfondire tale questione accennata dagli oppositori della torre di viale San Marco.

Il progetto di via Sansovino nacque attorno al 2008 e avrebbe dovuto ospitare un’ottantina di unità abitative. Molti abitanti della zona ricordano ancora quanto fossero pubblicizzate le varie tipologie di appartamento per metratura e ubicazione: dal sapore futuristico di quelle che si sarebbero dovute affacciare su viale Sansovino, una specie di “Corviale” con vista sul Canal Salso, a quelle dal sapore più intimistico, affacciate su una sorta di area verde interna sulla quale avrebbe trovato luogo un immancabile supermercato, ubicato all’interno di un edificio industriale dei primi del XX secolo per la produzione di energia elettrica, considerato intoccabile dalla Sovrintendenza alle belle arti e catalogato dai tecnici come archeologia industriale. L’area destinata a siffatta opera di moderna edilizia abitativa avrebbe dovuto includere anche un piccolo parco pubblico (i parchi sono sempre piccoli) destinato ai bambini.

Questo progetto apparve all’epoca una soluzione compromissoria, ma accettabile, per quasi tutti poiché avrebbe garantito lo sviluppo sociale e culturale della terraferma, dal momento che l’area diruta in questione apparteneva in origine all’Enel che avrebbe ceduto al Comune di Venezia quale onere per la nuova urbanizzazione villa Erizzo, in piazzale Donatori di sangue a Mestre, identificata dagli amministratori dell’epoca come nuova sede della biblioteca cittadina, dopo aver preso atto dell’inadeguatezza della sede bibliotecaria di via Piave.

Mestre negli anni Sessanta. Villa Erizzo sullo sfondo(da Mestre Antica)

In effetti, occorre riportare che la biblioteca civica di Mestre ha tutt’ora sede in villa Erizzo, importando un indiscusso incremento delle attività culturali collegate all’universo della lettura, così come il Comune di Venezia rese edificabile l’area in questione di via Sansovino, votando una variante urbanistica e permettendo ai proprietari, Enel, di ricavare ingenti utili dalla vendita di un’area dismessa e non destinata ad attività produttive già da anni, rivalutandola come edificabile.

Nell’immediato l’attività in viale San Marco angolo via Sansovino fu tutto un fermento: accordi e riunioni con la Polizia municipale (anche allora capitanata dall’inossidabile Marco Agostini) per un nuovo piano di viabilità nella zona, rilievi fotografici in tutte le palazzine, financo nei singoli appartamenti del circondario, per tutelare le imprese costruttrici e per garantire piena copertura assicurativa, continuo viavai di mezzi pesanti e immancabile container ufficio per iniziare a vendere quanta più cubatura possibile.

A distanza di circa tredici anni nulla di quanto era stato accettato dagli abitanti della zona in nome di una superiore destinazione socio-culturale è stato tradotto in realtà, anzi si assiste a fenomeni davvero preoccupanti e che potrebbero determinare gravi pericoli per la cittadinanza.

Innanzi tutto, la questione securitaria, tratto definitivo e definitorio (?) di questa amministrazione cittadina. L’area dismessa che si affaccia su viale San Marco e su viale Sansovino è stata più volte oggetto di articoli da parte della stampa locale e di almeno due servizi trasmessi dall’emittente locale Antenna Tre: uno di questi due servizi, il secondo in ordine cronologico, esibì la necessità di un intervento da parte degli organi di polizia, perché mostrava la vicenda di un noto oncologo residente in zona che raccontava come sua figlia, una bambina, avesse rinvenuto nel giardino di casa, confinante col complesso in questione, un cucchiaio rivestito di polvere bianca, destinato al riscaldamento dell’eroina. Sarebbe sembrata un’occasione perfetta per un intervento di sgombero da parte dei rami più operativi della polizia locale veneziana e una ghiotta occasione per un’amministrazione che avrebbe dovuto mettere tutti in “gattabuia” con le nuove celle di sicurezza, ma nulla, nemmeno alcuni mesi dopo, in piena emergenza Covid, allorquando la presenza di sacche di disagio sociale residenti abusivamente in zona ha determinato un pericolo di contagio evidente, anche in relazione al fatto che la zona di viale San Marco risulta ad alto tasso di residenzialità da parte di soggetti anziani e famiglie. Nel dimenticatoio è caduto, pure, l’esposto di cui si era già scritto, firmato da più di 150 famiglie residenti in zona ed indirizzato alla Questura di Venezia, il cui unico riscontro è stata una risposta del dirigente PS della terraferma, nella quale si legge che l’area in questione dovrebbe essere acquisita da un’impresa di costruzione e si dovrebbe completare l’opera edile. I residenti hanno memoria di un solo intervento massivo della Polizia di Stato e qualche auto del Polizia locale che – pare – abbia sortito risultati a dir poco effimeri.

Viale San Marco negli anni Sessanta (da Mestre Antica)

A tutto ciò vanno aggiunti anche altri rumors emersi durante la manifestazione di protesta contro la torre di viale San Marco, come il fatto che l’area diruta di via Sansovino sia stata oggetto di almeno due interventi dei vigili del fuoco, per sedare incendi causati dalle modalità di riscaldamento raffazzonata degli occupanti abusivi, almeno una decina di furti negli appartamenti dei condomini confinanti, dal momento che una simile terra di nessuno appare un ottimo nascondiglio per chi intenda far perdere temporaneamente le proprie tracce, l’aumento esponenziale della presenza di sporcizia e ratti, nonché il lancio di rifiuti ovunque, sempre alimentato dalla presenza di persone che occupano lo “scheletro” di questo complesso abitativo con conseguenti interventi da parte di Veritas e, da ultimo, l’assenza della Sovrintendenza alle belle arti di Venezia che sembra aver abbandonato alla sua sorte l’immobile tutelato, prima intoccabile.

Infine, la curiosità dalla quale ha preso avvio questa breve inchiesta, ha indotto a guardare in modo più attento il complesso abitativo mai concluso e i suoi dintorni, a tal punto da far pensare che lo “stormo di passeri” che allieta le giornate del primo cittadino soffra anche di uno strano strabismo genetico: è mai possibile che dall’alto del quartier generale di viale Ancona o dalla sede della città Metropolitana nessuno sia stato in grado di vedere una gru dismessa da anni che sovrasta pericolosamente tutta la zona? Le giornate dell’aqua granda hanno determinato raffiche di vento fortissimo: sono state condotte delle verifiche sulla sicurezza di questa gru poderosa, sempre secondo i residenti, inutilizzata e presente sul territorio da anni? E se precipitasse anche solo una delle sue componenti? Vi sarebbero danni per persone e cose?

Per il momento, appare evidente, il volo pindarico dei passeri cittadini intravvede solo un punto nell’orizzonte, le elezioni politiche, con buona pace della legge elettorale e con il timore per gli elettori che i problemi irrisolti della città saranno un oneroso fardello in capo ai prossimi amministratori.

Viale Sansovino, la via verso il nulla ultima modifica: 2021-05-17T18:38:59+02:00 da ASJA LACIS
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1 commento

ytali. - Il degrado di Mestre nel disinteresse dello sceriffo 27 Ottobre 2021 a 23:38

[…] le situazioni di disagio, come quella dell’erigendo complesso abitativo di via Sansovino (del quale ytali si è già occupata alcuni mesi or sono), nel quale si prende atto di altre problematiche connesse, prima fra tutte […]

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