Talotti, Nadal e chiedersi perché

scritto da ROBERTO BERTONI
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Siamo qui a riflettere, ancora una volta, sulle differenze inaccettabili fra una vita che vola e un’esistenza che si perde troppo presto. Partiamo da Alessandro Talotti, campione di salto in alto, sconfitto da un cancro a soli quarant’anni, al termine di una battaglia che ha combattuto ogni giorno con passione ed entusiasmo, senza alcuna voglia di arrendersi, rinunciando alle cure solo quando ormai era alla fine ed era chiaro che non ci fosse più niente da fare. Lascia una moglie e un figlio appena nato, un vuoto incolmabile e un profondo senso di ingiustizia in tutti noi.

L’altra storia, invece, è quella di re Rafa Nadal, fuoriclasse della racchetta, numero uno al mondo sulla terra rossa, conquistatore dell’ennesimo trofeo, il decimo, in quel di Roma, dopo aver egemonizzato Parigi, Barcellona e Montecarlo, e all’apice di una carriera che lo ha visto rivaleggiare con Federer e Djoković, suo avversario ieri al Foro Italico per stabilire chi fosse il più forte in assoluto.

Scoprimmo il talento sovrumano di Rafa nel 2005 durante la finale contro Coria, quando s’impose al termine di una sfida durata più di cinque ore e mostrò al mondo il suo talento cristallino. Su Alessandro e il suo dramma non c’è moto da aggiungere, se non un pensiero da rivolgere a Silvia e al piccolo Elio, il nostro affetto e la nostra vicinanza per un futuro segnato dall’incertezza e da un’assenza che nessuna frase di circostanza potrà mai colmare.

Su Rafa pure, a dire il vero, non c’è molto da aggiungere, se non l’augurio di andare avanti fino a quando si sentirà in forma e di fermarsi un attimo prima del declino, senza sporcare una carriera meravigliosa con esibizioni al di sotto della sua classe inarrivabile, cedendo il passo a una nuova generazione senza rimpianti e senza aspettare di essere messo in ridicolo dai giovani leoni in ascesa.

Mettendo a confronto queste due vicende, tuttavia, siamo costretti a ragionare sul destino, a interrogarci, a guardare negli occhi la vita e a renderci conto di quanto possa essere ingiusta, regalando ad alcuni tutto ciò che desiderano e anche di più e togliendo ad altri prima il sorriso e poi persino la forza di lottare.

Negli ultimi mesi di vita, Alessandro era contento di potersi bere un bicchiere d’acqua con una fettina di limone senza provare dolore, e invitava tutti loro che vedono sempre nero ad apprezzare di più la felicità di ogni singolo giorno, riflettendo sulle piccole gioie che la vita, nonostante tutto, è in grado di donare.

Ci fermiamo qui: altre parole non servono. Lo strazio e la gioia convivono fianco a fianco, ma non potremo mai accettarlo fino in fondo.

Talotti, Nadal e chiedersi perché ultima modifica: 2021-05-18T20:22:53+02:00 da ROBERTO BERTONI

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1 commento

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Giuseppe 19 Maggio 2021 a 11:18

Grazie per aver ricordato Talotti, grande persona innanzitutto. Aveva iniziato a fare ad Udine una scuola del salto in alto, per riprendere l’eredità di campioni a livello internazionale come Dal Forno, Di Giorgio ed altri . Stavolta ha fatto un salto troppo in alto; purtroppo non è un record..

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