La favola che ancora incanta Genova

Omaggio alla Sampdoria a trent’anni dal suo storico scudetto.
scritto da ROBERTO BERTONI
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Era appena trent’anni fa, il 19 maggio 1991. La Sampdoria del presidente Mantovani, di Vujadin Boškov, di Pagliuca e Vierchowod e, soprattutto, della premiata coppia Vialli-Mancini conquistava il suo primo, e per ora unico, scudetto, confermando una crescita straordinaria che l’anno successivo l’avrebbe portata a giocarsi, a Wmbley, la finale di Coppa dei Campioni contro il Barcellona di Cruijff e dell’attuale tecnico Ronald Koeman. Era un altro calcio, un’altra epoca, un’altra Italia, non propriamente migliore ma neanche peggiore rispetto a quella di adesso. Era, il nostro, il campionato più bello del mondo, senza retorica di sorta, un campionato in cui anche le cosiddette provinciali potevano permettersi di sognare e l’equilibrio regnava sovrano.

Erano gli anni dei grandi campioni mondiali e degli italiani che si facevano onore, trovando poi nella Nazionale di Vicini un porto sicuro per esprimersi al meglio. La Samp, tuttavia, è stata l’ultima a farcela, eccetto i due scudetti romani nei primi anni Duemila: da allora nessuno è stato più capace di interrompere il dominio incontrastato dell’asse Milano-Torino, e l’esaurirsi di quella provincia virtuosa che, al pari del ceto medio in ambito politico-economico, aveva costituito la spina dorsale della Serie A ha fatto sì che il nostro Paese arretrare drammaticamente anche in ambito calcistico.

Fra ingaggi stratosferici, petrodollari, investimenti stranieri non sempre limpidi e l’aumento esponenziale delle disuguaglianze fra chi ha e chi non ha, oggi alla Samp di Ferrero potrebbero non bastare 52 punti per entrare in Europa; senza contare che sognare uno scudetto, all’infuori del suddetto asse, è pressoché utopistico, anche se l’Atalanta di Gasperini e del presidente Percassi e il Napoli del vulcanico De Laurentiis hanno concrete possibilità quanto meno di provarci.

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Di quella Samp artigianale e compatta, combattiva e corretta, senza fronzoli ma, a modo suo, spettacolare, di quella Samp rimangono la gioia pura, l’allegria, la forza d’animo, l’irriverenza di una coppia d’attacco fra le più forti e meglio assortite di tutti i tempi e la saggia guida di un nocchiero in grado di affrontare ogni tempesta e di regalare sempre spunti di riflessione significativi, al punto da essere diventato un’icona pop, apprezzato anche in contesti assai diversi da quello sportivo. A quella Samp, all’ultima Genova felice, a quella goccia finale di romanticismo, evaporata in un vortice di soldi e arroganza, rivolgiamo le nostre speranze per il futuro. Quel modello, infatti, l’unica possibilità che è rimasta al calcio per ritrovare la sua bellezza.

La favola che ancora incanta Genova ultima modifica: 2021-05-19T16:52:59+02:00 da ROBERTO BERTONI

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