Buffon, Casillas e la fine di un mondo

Due miti del pallone compiono quarant’anni, due grandi portieri che incarnavano un’epoca e un’epopea irripetibili del calcio.
scritto da ROBERTO BERTONI
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Ora che la storia d’amore fra Buffon e la Juve è giunta definitivamente al termine, a vent’anni dal suo esordio in bianconero, possiamo dire serenamente che si sia chiuso un ciclo e sia finito un mondo. Soprattutto se prendiamo atto che oggi compie quarant’anni un altro mito del calcio mondiale, anche lui portiere e grande amico di Gigi: lo spagnolo Iker Casillas, per tre lustri suo contraltare in maglia merengue, idolo del Bernabéu, non certo uno stadio facile, e capace di conquistare con la camiseta blanca tutto ciò che si poteva conquistare, per poi ripetersi in Nazionale nel quadriennio magico fra il 2008 e il 2012. Due Europei e un Mondiale, nei giorni di gloria del magno Barcellona di Guardiola e delle grandi polemiche fra i blaugrana e i madridisti, guidati da Mourinho in maniera talmente divisiva da incrinare i già fragili equilibri fra gli alfieri dell’orgoglio spagnolo e i portabandiera del separatismo catalano.

Basti pensare a due nomi su tutti: Sergio Ramos e Gerard Piqué, una delle coppie di centrali più forti e meglio assortite di tutti i tempi, se non fosse che i due si detestano senza alcuna cordialità. Gigi e Iker, dicevamo. Due amici, due leggende fra i pali, due protagonisti a cavallo fra il Ventesimo e il Ventunesimo secolo, due esempi di affidabilità, due condottieri in grado di capitanare la difesa con rara maestria, due punti di riferimento per i compagni e persino per gli avversari, tanto da essere considerati ormai quasi elementi del paesaggio, come se vederli spuntare dal sottopassaggio fosse scontato al pari della presenza dell’arbitro e del pallone.

Ora che Iker non gioca più, anche a causa di seri problemi di salute, e che Gigi ha posto fine alla sua interminabile avventura con la Juventus, sollevando con la fascia al braccio il suo ventitreesimo trofeo in maglia bianconera, possiamo dire di aver assistito in diretta alla fine di un mondo.

Quando Gigi arrivò alla Juve, le Torri Gemelle erano ancora al loro posto, in Italia si usava ancora la lira e scendevano ancora in campo giocatori nati nei primi anni Sessanta, dunque ormai ultracinquantenni. Era un’altra epoca e Gigi c’era già, il che dovrebbe indurci a riflettere con maggiore attenzione su quanti siano realmente vent’anni nel corso di una vita e di un’esperienza umana e professionale.

Iker è stato costretto ad appendere i guantoni al chiodo, Gigi probabilmente continuerà per un’altra stagione, avvertendo ancora il desiderio ardente di mettersi alla prova, di rimettersi in gioco, di continuare a sentire l’adrenalina dello spogliatoio, il boato della folla all’ingresso in campo, la passione dei tifosi, il profumo dell’erba e il senso di responsabilità che da sempre caratterizza i portieri.

Onore all’ultimo dei berlinesi, all’highlander del calcio mondiale, a un fuoriclasse che è già leggenda e si sta consegnando all’eternità. Lo attende una nuova vita, una pagina bianca, al termine di una magia che si è conclusa per sempre, accompagnando due terzi della mia vita, e che è stato un onore vivere e raccontare. Un giorno ne parleremo a figli e nipoti e, di sicuro, ci scenderà una lacrima. 

Buffon, Casillas e la fine di un mondo ultima modifica: 2021-05-20T17:10:27+02:00 da ROBERTO BERTONI

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