Il Venezia in serie A. E ora sotto col Penzo…

Aggiudicandosi la finale dei play off, la squadra lagunare torna dopo vent'anni nella massima serie, contro ogni previsione. Una vittoria dal sapore persino simbolico, che ora merita un altro lieto fine.
scritto da ROBERTO ELLERO
Condividi
PDF

Ebbene sì. Il Venezia ce l’ha fatta, contro ogni previsione, a risalire in serie A, dopo un ventennio di purgatorio nelle serie minori, con addirittura uno sprofondo fra i dilettanti e tre fallimenti alle spalle, sempre più lontana nel tempo la controversa (ma in fondo, a modo suo, appagante) era Zamparini. Alla vigilia, lo scorso settembre, l’autorevole Gazzetta dava i lagunari per spacciati prima ancora di cominciare e non aveva tutti i torti: un allenatore alle prime armi, Paolo Zanetti, con un vistoso licenziamento ad Ascoli; giocatori reduci da squadre retrocesse e altri, i veterani, quasi in età da pensionamento. E poi l’incognita di un nuovo presidente americano, Niederauer, catapultato in laguna chissà come e perché dalla Borsa di New York. Ma sotto c’era dell’altro, per esempio uno scouting intelligente di giovani talenti pescati da campionati esteri “minori”, nordici preferibilmente, merito di due venezianissimi come Paolo Poggi e Mattia Collauto, ora dirigenti tecnici. E infatti, poco per volta, quella squadra così poco blasonata ha cominciato a trovare una propria identità, a vincere e a convincere: spirito di gruppo e schemi di gioco, panchina lunga e un allenatore motivato e motivante, gli sconosciuti virgulti tanto desiderosi di farsi valere quanto capaci di sacrificio, la volontà di rialzarsi dopo gli episodi avversi e le (rare) sconfitte, maturate soprattutto in casa, in quello stadio di Sant’Elena, senza pubblico, dove anche all’ultimo appuntamento con il Cittadella s’è faticato più del necessario.

ytali è una rivista indipendente. Vive del lavoro volontario e gratuito di giornalisti e collaboratori che quotidianamente s’impegnano per dare voce a un’informazione approfondita, plurale e libera da vincoli. Il sostegno dei lettori è il nostro unico strumento di autofinanziamento. Se anche tu vuoi contribuire con una donazione clicca QUI

Nel primo tempo della sfida finale si può dire d’aver visto il peggiore Venezia della stagione: debole, remissivo e quasi incapace di reagire, con il gioco prima ancora che con le reti, così nervoso da farsi espellere un giocatore per doppia ammonizione nel giro di neanche un minuto, per falli abbastanza inutili oltretutto. Poi, nel secondo tempo, con un uomo in meno e qualche cambio davvero strategico, la svolta, sino all’insperato pareggio in extremis di un altro venezianissimo, Bocalon, non sempre convincente e con i suoi annetti ma, curiosamente, più di una volta determinante. Bastava una sconfitta, con lo scarto minimo di un gol, dopo la vittoria del Venezia nella finale d’andata a Cittadella, per tornare in serie A e invece sono arrivati persino un pareggio più che gratificante e l’imbattibilità. E, si sa, le vittorie sono persino più belle, diventano epiche, quando maturano nella sofferenza sfidando paura e mala sorte. La vecchia cara catarsi, volendo, e giusto per scomodare i classici. 

foto da @il12esimoleone

Una volta si parlava di squadre operaie, quando la relativa classe ancora osava sognare il paradiso e il paragone aveva un senso, calcistico ma inevitabilmente anche politico ed etico, per definire compagini di sconfitti che si fanno vincenti, il collettivo piuttosto che le individualità (sempre ben accette, intendiamoci), lo spirito e la solidarietà di gruppo, il duro lavoro sul campo in luogo delle prodezze quotate in borsa, la voglia di riscatto anziché la rendita del vincere in partenza. Tutto questo, infatti, nel Venezia che ora festeggia la promozione, premiando contestualmente anche una città che – l’abbiamo detto tante volte – deve smetterla di badare alle rendite per trovare una sua originale nuova vocazione. E siccome il simbolico non cessa di esercitare la sua attrazione, permettiamoci di pensare che questo segnale di rinascita nella massima serie vada persino al di là del suo valore calcistico. Nessuno ci avrebbe scommesso, eppure…

Da subito il futuro, perché il trionfo non finisca per rivelarsi una volta di più effimero. E naturalmente la questione dello stadio, perché dovranno pur tornare prima o poi gli spettatori sugli spalti. Meglio prima che poi. E soprattutto nella massima serie, su capienze e idoneità degli impianti c’è poco da scherzare e derogare. Dunque, dove giocare, nell’immediato e in prospettiva comunque non remota? Il sano realismo della nuova dirigenza arancioneroverde, a cominciare dal presidente Niederauer, aveva lasciato intendere che sistemare finalmente il Penzo, a Sant’Elena, in una cornice unica, spendibile anche internazionalmente, potrebbe essere la soluzione, trovando qualche timido consenso pure a Ca’ Farsetti (non il sindaco, ma il suo vice). Così fosse e venisse confermato, sotto con i lavori. 

Ero alle primissime armi giornalistiche quando, poco meno di mezzo secolo fa, andavo ad intervistare l’allora presidente Bigatton, convintissimo che il futuro potesse essere solo e soltanto in terraferma. E all’epoca era impensabile parlare di fusione con il Mestre, Venezia stava ancora sopra i centomila abitanti, di là da venire centri commerciali e città metropolitane. Sappiamo come è andata ma le chiacchiere sullo stadio in terraferma sono rimaste tali. Mentre l’onusto e vetusto Penzo, l’unico stadio in mezzo all’acqua, esattamente come Venezia, con una decina di milioni di euro potrebbe tranquillamente ospitare quei quindicimila spettatori che bastano e avanzano in epoca di piattaforme, con le bigliettazioni comunque non in grado di coprire le spese faraoniche del calcio. Ecco il miracolo, laicissimo, del Venezia, salito in serie A senza bilanci egizi e con l’umiltà del fare per bene il proprio lavoro, credendoci. E se ne arrivasse un altro, con il Penzo rimesso a nuovo? Ci sono termini che, scippati dalla politica, faticheremo a usare prossimamente. Forza e coraggio, per esempio. Ma il concetto resta quello, opportunamente epurato, ben s’intende.

foto da @il12esimoleone
Il Venezia in serie A. E ora sotto col Penzo… ultima modifica: 2021-05-28T10:35:54+02:00 da ROBERTO ELLERO

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento