Villareal, la favola per cui amiamo il calcio

La squadra valenciana è una di quelle storie per cui continuiamo, nonostante tutto, ad amare questo sport, per cui guardiamo le partite, ci appassioniamo, discutiamo e ci troviamo a raccontare questa grande epopea popolare che qualcuno vorrebbe rinchiudere in una club esclusivo o, per meglio dire, in una banca d'affari.
scritto da ROBERTO BERTONI
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Villareal è un’amena cittadina in provincia di Castellón, adagiata nella Comunità autonoma valenciana, una realtà di provincia che non può aspirare a grandi trionfi ma, intanto, si conferma di anno in anno come una delle compagini più interessanti del campionato spagnolo. Senza campioni rinomati, affidandosi al collettivo e a un allenatore esperto di ceto medio calcistico e senza particolari pretese contrattuali, in quel di Danzica ha conquistato l’Europa League, una competizione tanto disprezzata dai nostri club quanto ambita in paesi evidentemente più furbi e meno fondamentalisti del nostro. E così, lo specialista Unai Emery, già artefice delle vittorie europee del Siviglia, ha messo in campo una squadra corta e combattiva, capace di imbrigliare i ben più blasonati avversari e di costringerli a giocare spesso in difesa, affidandosi più alle loro notevoli individualità che a una manovra corale e omogenea.

Del resto, Emery è uno che bada al sodo, cui interessa ottenere risultati importanti senza pretendere di essere un estata o un rivoluzionario. Eppure lo è, perché le sue squadre giocano un calcio godibile e, soprattutto, riescono nell’impresa di non far giocare gli avversari, di irretirli, di metterne a nudo la superbia e l’immotivata presunzione. A segnare il rigore decisivo, parando quello del ben più blasonato collega De Gea, è stato poi il portiere Gerónimo Rulli, uno che quasi nessuno conosceva prima di mercoledì sera, un estremo difensore che si è dimostrato affidabile in ogni circostanza, divenendo protagonista nel momento più importante, con una parata che resterà negli annali anche se la sua carriera, e ci auguriamo vivamente che non accada, non dovesse conoscere altre notti di gloria. E così, un paese di cinquantamila anime è arrivato sul tetto d’Europa, di un’Europa erroneamente considerata minore e invece bellissima, a dimostrazione che le coppe sono secondarie finché non finiscono in bacheca e non se ne può ammirare la bellezza e il significato profondo.

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Unai Emery e il sottomarino giallo hanno vinto senza stravincere, hanno festeggiato con garbo ed eleganza e da questa conquista ripartiranno con orgoglio, coscienti come sono del fatto che il sudore e la fatica pagano sempre mentre la pretesa di essere superiori per via ereditaria è destinata, almeno nel calcio, a infrangersi contro la realtà.

Il Villareal è una di quelle storie per cui continuiamo, nonostante tutto, ad amare questo sport, per cui guardiamo le partite, ci appassioniamo, discutiamo e ci troviamo a raccontare questa grande epopea popolare che qualcuno vorrebbe rinchiudere in una club esclusivo o, per meglio dire, in una banca d’affari. Spiacente, signori, ma il calcio è questo: è Davide che batte Golia, è la collettività che si impone sui singoli, è la dedizione umile che prevale sul talento arrogante, è la vittoria del riscatto dei deboli e la sconfitta dei forti in cerca di una conferma mai come in questo caso immeritata. Una città di provincia si stringe intorno ai propri eroi, e in quegli abbracci, in quei sorrisi, in quella meraviglia che non si può descrivere a parole il calcio ritrova la sua anima. Il resto è storia nota ma non ne vale la pena.

Villareal, la favola per cui amiamo il calcio ultima modifica: 2021-05-28T20:26:44+02:00 da ROBERTO BERTONI

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