Dal Salone il grande salto nell’agone nazionale. Ci vuole coraggio

L’inaugurazione del Salone nautico nell’Arsenale diventa il trampolino della nuova iniziativa politica di Luigi Brugnaro.
YTALI
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Inaugurazione assolata, quanto umida, ieri all’Arsenale del II Salone nautico di Venezia. Nella giornata in cui si rivedono in numero cospicuo i foresti e in cui molti nostrani raggiungono gli stabilimenti balneari del Lido, assistiamo all’ascensione di Luigi dal multiforme ingegno. Lui è, infatti, l’uomo della settimana dopo un indiscutibile risultato politico: aver creato un gruppo parlamentare, sotto le insegne di Coraggio Italia, che siederà al tavolo del centrodestra nazionale e al tavolo, ancor più interessante, della coalizione di governo che gestirà il PNRR e sceglierà il successore di Mattarella.

La fiera veneziana è un’invenzione risalente ad altre amministrazioni: prima in Marittima, poi a San Giuliano ma, con l’avvento delle amministrazioni fucsia, ha avuto sviluppo ed è stata rinominata come Salone nautico nel luogo più evocativo del centro storico, l’Arsenale. È una bella vetrina per la compravendita di imbarcazioni cabinate e di megayatch, molto meno per i diportisti domenicali che vanno a pescare o al Bacan. Al sindaco, d’altra parte, fresco dell’acquisto di un mega ferro da stiro Ferretti, interessa poco la peculiarità lagunare della sua città, i remi e la vela. Certo, è l’occasione di promozione di un’eccellenza del manifatturiero italiano (numero uno mondiale nel settore), ma l’intreccio di location e filosofia del salone conferma una certa idea di sviluppo della città d’acqua. E, nelle circostanze date, è il set ideale per la sua autopromozione nella veste di azionista del governo Draghi.

Il salone sarà aperto fino a domenica 6 giugno 2021, circa 160 imbarcazioni d’ogni tipo e funzione in acqua, trentamila mq di spazi espositivi esterni, e padiglioni coperti per circa cinquemila mq complessivi. 

L’evento è organizzato nel dettaglio sia sul piano contenutistico sia su quello squisitamente emozionale. È una messa cantata con un crescendo rossiniano: ingresso del presidente del Senato con prefetto e sindaco con fascia tricolore, inno di Novaro e Mameli, lanci di paracadutisti del raggruppamento Subacquei e incursori della Marina militare con la bandiera italiana nello specchio d’acqua centrale dell’Arsenale, duplice passaggio delle frecce tricolori. Il parterre di autorità civili e militari, per la verità mancavano le religiose, vede una nutritissima presenza di divise: spiccano Carabinieri, GdF, Marina, Polizia e il comandante della Polizia locale, Marco Agostini (ascoltata bussola politica di LB). Sono presenti il presidente della Biennale, Roberto Cicutto, di Confindustria, Vincenzo Marinese, di Alilaguna, Fabio Sacco, i vertici di Camera di Commercio, Vela e Actv, tutti i componenti della giunta comunale, molti consiglieri e consigliere fucsia, mancano le due donne del MOSE la presidente del Provveditorato triveneto per le opere pubbliche Cinzia Zincone e la commissaria Elisabetta Spitz. Nessun sottosegretario veneto o parlamentare veneziano presenzia. Vip? L’aquilano Bruno Vespa, diportista appassionato e amico di ellebì, ma poco filato dai fotografi.

I tre interventi previsti si susseguono nell’ordine: la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati, recentemente oggetto di minacce condannate dalla politica bypartisan, insiste sulla necessità di ripartenza della “città più bella del mondo” rimettendo il turbo al turismo, il capo di Stato maggiore della Marina Giuseppe Cavo Dragone messo opportunamente in rilievo la vocazione marittima e marinara del nostro paese, eloquio efficace ed essenziale, l’unico dei tre sul pezzo.

La Marina – spiega l’ammiraglio, piemontese – ci teneva molto ad essere a fianco del Comune in questo importante occasione. Siamo un Paese marittimo, con tradizioni profonde e ottomila chilometri di coste, ma purtroppo non ne abbiamo piena consapevolezza e sensibilità. Un evento come il Salone Nautico di Venezia è un tassello molto importante in questo mosaico che stiamo tentando di ricostruire a tutti i livelli.

Poi la parola al protagonista: il sindaco metropolitano, il cerimoniere dei 1600 anni di Venezia, il leader de la politique d’abord che sostiene la centralità e la giustezza della spesa militare nei bilanci degli Stati moderni ed elogia la presidente Casellati senatrice eletta a Venezia (con i suoi voti, le fa pesare…). Il leader “né di destra né di sinistra”, che guida una giunta di destra, evoca la difesa veneziana a Lepanto contro “certa gente” e contemporaneamente ringrazia innanzitutto il suo amigo Alberto (Galassi, numero uno di Ferretti) e poi i lavoratori del salone. Di quel che c’è nel Salone e del perché del Salone, quasi zero.

La politica cittadina e nazionale – specie dell’opposizione – reagisce con diffidente cautela nei confronti del nuovo Brugnaro. Sono assenti Pd e M5S-LeU, davvero in difficoltà, perché devono riconoscere il peso al nuovo alleato a Roma e provare a fare il minimo sindacale di opposizione a Venezia. Vistosa quanto prevedibile l’assenza di Luca Zaia. Il presidente della Regione non farebbe per nessuna ragione al mondo da contorno a un’iniziativa che santifichi il sindaco fucsia, men che meno in un giorno che ha tutta l’aria di voler essere la consacrazione del suo ingresso nell’agone politico nazionale. C’è, per la Lega, il più amato e votato in Veneto, Roberto Marcato, assessore regionale, personaggio non ancora noto fuori del perimetro veneto, ma sicuramente destinato ad avere un ruolo eminente nel futuro del dopo-Zaia, e dunque nazionale. A livello istituzionale, per la Lega c’è anche il presidente del consiglio regionale, Roberto Ciambetti. Fratelli d’Italia è del tutto assente nei vertici politici e istituzionali, c’è l’assessore del côté brugnariano Francesca Zaccariotto. Forza Italia c’è, naturalmente, con il superassessore Michele Zuin, che è segretario regionale di Fi, e deciso a restarvi, vedendo così aumentare il suo peso specifico nelle alchimie di quel che resta del mondo berlusconiano. Di Renato Brunetta, no news, troppo occupato a fare il ministro, con un nuovo piglio, un’assenza che sottolinea il suo lungo silenzio (assenso?) sull’affondo brugnariano nel corpo del suo partito e del suo leader.

Poi c’è Matteo Renzi, a Venezia con Agnese, che, rompendo visibilmente il protocollo, abbraccia la stessa senatrice presidente e omaggia il sindaco metropolitano. Nessuna intesa in vista tra i due, almeno fino a che Brugnaro guiderà una giunta marcatemente di destra, il vero nodo politico che presto dovrà sciogliere per poter effettivamente allargare il drappello parlamentare fin qui costituito, conferendogli un più deciso connotato centrista. E costruire ponti verso Italia Viva e cespugli, Calenda, Bonino, Tabacci. La presenza di Renzi sarà pure stata casuale, ma indubbiamente ne avrà approfittato per annusare il clima dell’esordio in nazionale del tycoon fucsia e trarne le dovute indicazioni. Usando astuzia, intanto, Brugnaro si è messo, anche a Roma, nella posizione del giocatore win-win, almeno fino alle prossime elezioni politiche e se permane una legge elettorale maggioritaria.

Si apre, dunque, una stagione nuova per Venezia e le prossime settimane diranno se ripartirà la città e muteranno le gerarchie tra poteri. 

Dal Salone il grande salto nell’agone nazionale. Ci vuole coraggio ultima modifica: 2021-05-30T16:02:04+02:00 da YTALI

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