L’invasione inglese dell’Invicta

Una traumatica uscita dal lockdown per Porto, ordinata (e indomita...) città presa d’assalto dai tifosi di Manchester e Chelsea.
ANGELICA FEI BARBERINI
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[PORTO]

Lo scorso fine settimana migliaia di tifosi inglesi si sono riversati nelle vie di Porto in attesa di assistere alla finale di Champions League Manchester City-Chelsea. La seconda finale di Champions in tempo di pandemia a disputarsi in Portogallo (dopo Lisbona del 2020), la prima con pubblico. Nonostante il numero limitato di tifosi ammessi all’interno dell’Estádio do Dragão (ufficialmente solo 16.500 in uno stadio che ne contiene cinquantamila), l’arrivo degli inglesi ha enormemente preoccupato istituzioni e polizia che in sole due settimane hanno dovuto preparare la città all’evento, precedentemente previsto a Istanbul: solamente nella giornata di sabato erano infatti previsti ben ottanta voli in arrivo dal Regno Unito, un numero enorme in un anno di Covid e se si considera che Porto ha da mesi sospeso i collegamenti diretti con molte città europee, fra le quali Roma e Milano. Il timore principale in termini di sicurezza era comunque rappresentato dai migliaia di tifosi che si prevedeva sarebbero arrivati senza biglietto per la partita. Per effettuare i controlli e limitare le possibilità di scontri, la polizia di pubblica sicurezza (PSP) ha così organizzato due distinti punti di incontro dei tifosi: uno all’Alfândega, per i tifosi del Manchester City, e un altro nell’Avenida dos Aliados, per quelli del Chelsea. Due luoghi separati, entrambi nel non grandissimo centro storico di Porto. Per accedere a questi spazi – detti fan zones – che avrebbero ospitato seimila tifosi per ogni squadra era necessario presentare un test negativo al Covid-19.

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Secondo quanto promesso dal governo lo scorso 13 maggio, i tifosi inglesi sarebbero rimasti nel paese meno di 24 ore e ogni spostamento sarebbe stato controllato, organizzato con un sistema a “bolla”: i tifosi sarebbero stati portati in pullman dall’aeroporto alle fan zones, da qui condotti verso lo stadio e poi direttamente di nuovo in aeroporto. Come era possibile immaginare le cose non sono andate proprio così e oggi le polemiche imperversano.

Occorre sottolineare che il Portogallo si trova in una fase di post-lockdown. Le riaperture sono riprese, graduali dopo Pasqua, dopo ben tre mesi di confinamento rigido dovuto a una situazione epidemiologica estremamente grave in cui si trovava il paese a inizio anno. Nelle ultime settimane la vita ha ripreso un flusso di semi normalità, anche se s’inizia a parlare di un nuovo aumento dei contagi (soprattutto nella regione di Lisbona dove l’indice Rt è 1,1) e le misure di controllo ci sono e sono quotidianamente fatte rispettare a tutti i portoghesi: distanziamento e uso della maschera sono obbligatori e vige il divieto di consumare alcolici per la strada dopo le 22.30; allo stesso tempo sono ripresi alcuni spettacoli e concerti ma, per esempio, la settimana scorsa è stato impedito al pubblico di assistere alla finale della Tazza del Portogallo che si è disputata a Coimbra.

La promessa del governo di gestire rigidamente l’arrivo dei tifosi inglesi era dunque volta proprio a placare gli animi dei portoghesi che solo pochi giorni prima non avevano potuto assistere al loro importante evento calcistico. Era necessario evitare nei portoghesi la percezione di una differenza di trattamento, per giunta all’interno del proprio paese. 

In realtà, i tifosi del Chelsea e del Manchester City sono iniziati ad arrivare in città già da giovedì, momento in cui si sono verificate le prime “scaramucce” (così definite dalla stampa) intorno alle 22.30, orario di chiusura dei bar. La polizia è intervenuta per calmare gli spiriti, senza effettuare arresti, in vari momenti anche venerdì sera, mentre sabato, dopo la finale, quattro persone sono state fermate e un poliziotto ferito durante i disordini. 

Chelsea, la vittoria del riscatto

È stato fin dal primo momento chiaro che l’organizzazione in forma di “bolla” sicura non avrebbe funzionato, con i tifosi inglesi che arrivavano anche da altre parti del paese – dall’Algarve e da Lisbona – e si riversavano per le strade dalla mattina alla sera, senza rispettare alcuna forma di distanziamento e spesso senza indossare la mascherina. Nei giornali e nelle televisioni portoghesi si è subito iniziato a parlare di “invasione inglese” e qualcuno è persino arrivato ad accostare questi giorni con l’invasione napoleonica di inizio Ottocento. “Gli inglesi invadono l’Invicta”, titolavano alcuni giornali – essendo “Invicta” l’appellativo storico con cui gli abitanti chiamano orgogliosamente Porto – e molte notizie si sono succedute sulla mancanza di rispetto delle regole da parte degli “hooligans” che in più occasioni si sono azzuffati lanciandosi anche delle sedie nei bar.

A peggiorare le cose è stato il fatto che il ministero della Salute (DGS) ha respinto la richiesta della Federazione portoghese di rugby (FPR) di avere cinquecento spettatori alla finale di campionato che si è svolta sempre sabato a Oeiras. Su questo i commentatori si sono infiammati: lo stesso giorno in cui migliaia di tifosi inglesi occupavano la città e lo stadio, veniva negato a cinquecento portoghesi di assistere alla finale di Rugby. Inoltre, già a prima vista, i tifosi presenti nello Estádio do Dragão sono sembrati essere un numero molto maggiore rispetto ai 16.500 promessi dalle autorità (per quanto non sia stato riportato nessun tipo di disordine all’interno dello stadio) e si chiedono spiegazioni a gran voce. Ciò che è successo è che si è trasmessa esattamente quella differenza di trattamento che si voleva evitare, ed è anche in questa chiave che deve essere letto il concetto di “invasione” tanto usato in questi giorni. C’è stata una percezione di invasione da parte di molti abitanti di Porto ancora preoccupati per la pandemia, e questo è un dato innegabile. 

Su questo malcontento si è espresso il calciatore portoghese Fábio Martins che ha pubblicato nei social una foto degli assembramenti con il commento:

Il Portogallo e i portoghesi si sono comportati in maniera esemplare nella lotta al Covid-19, per ricevere adesso migliaia di persone che vengono a vandalizzare Porto, a lottare nelle nostre strade e fare queste figure. Adesso si può bere nelle strade a qualsiasi ora, si possono fare tranquillamente assembramenti per strada senza maschera, ci sono le fan zones per i tifosi e gli stadi con il pubblico…

A quanto pare i Portogallo non è per i portoghesi, una vergogna.

Rui Rio, leader del partito di centro destra PSD, ha già chiesto che governo e comune di Porto chiedano scusa ai cittadini per quanto accaduto nei giorni scorsi e per le promesse di sicurezza non mantenute, mentre il presidente della Repubblica, Marcelo Rebelo de Sousa, ha invitato al buon senso e a una comunicazione che eviti sensazionalismi e che sia aderente alla realtà. “Se si dice che si organizza un evento in forma di bollaha detto rivolto al governo – si fa, altrimenti non si dice”.

È, dunque, senz’altro un problema nato da una comunicazione sbagliata ma che ha anche posto l’accento su quanto vada stretta a tanti – giornalisti, commentatori, osservatori politici – la definizione della storica alleanza fra Regno Unito e Portogallo: un’alleanza che in questi giorni non è raro sentir apostrofare come un “atto di genuflessione” dei secondi – tacciati di essere troppo accondiscendenti e remissivi – nei confronti dei primi.

Certamente, e questo va sottolineato, l’arrivo dei tifosi inglesi è stato positivo dal punto di vista economico: lo scorso fine settimana, il 76 per cento delle strutture alberghiere è stato occupato, un numero record se si considera che, ancora a marzo, questa cifra non riusciva a superare il venti-trenta per cento. Rivedere, dopo mesi, migliaia di persone sedute nei bar ha fatto piacere a tutti, il problema sono stati piuttosto i modi in cui questo è avvenuto, l’impetuosità di alcuni gruppi irrispettosi di quelle regole che l’ordinato popolo portoghese ha finora rispettato. Un dato economico positivo, un segnale di ripresa delle attività del turismo, è stato malamente gestito e convogliato in un messaggio sociale che ha ottenuto l’effetto di far sentire i cittadini portoghesi presi in giro e poco rispettati dalle proprie autorità. 

Come è stato detto, dopo questa finale di Champions “non sarà più possibile vietare ai portoghesi di assistere a nessun appuntamento sportivo.”

L’invasione inglese dell’Invicta ultima modifica: 2021-05-30T18:23:33+02:00 da ANGELICA FEI BARBERINI
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2 commenti

ytali. - Chelsea, la vittoria del riscatto 30 Maggio 2021 a 18:41

[…] L’invasione inglese dell’Invicta […]

Reply
Idalberto Fei 31 Maggio 2021 a 15:56

RAARTICOLO CURIOSO, MERITA DI ESSERE LETTO

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