Allegri, si riparte

Il ritorno in bainconero del mister che fece vincere alla Juventus undici trofei.
ROBERTO BERTONI
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Era l’estate del 2001 e la Juve di Ancelotti aveva appena perso lo scudetto a vantaggio della straordinaria Roma di Capello. Onore al merito dei giallorossi ma la società non gradì le troppe occasioni perdute, su tutte il pareggio in casa del 6 maggio, quando, in vantaggio di due gol a undici minuti dalla fine, i bianconeri subirono la rimonta dei giallorossi grazie alle reti di Nakata e Montella. I due anni e mezzo di Carletto furono considerati un fallimento, per via del sesto posto nell’anno in cui era subentrato a Lippi, dell’uragano di Perugia che l’anno dopo costò alla Juve uno scudetto già quasi vinto e, per l’appunto, del secondo posto al termine di una stagione in cui Del Piero e compagni espressero un gioco fantastico ma non riuscirono a portare a casa alcun titolo. E allora, nell’estate in cui nel mondo tutto cambiò, altrettanto accadde alla Vecchia Signora.

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Mentre osservavamo attoniti le immagini del G8 di Genova e del clamoroso attentato a New York nella mattinata americana dell’11 settembre, la Juve vendeva Zidane al Real Madrid per centoquarantasette miliardi e con quella cifra rifaceva la squadra. Fuori Zizou, van der Sar, Filippo Inzaghi, Kovačević, Athirson e altri nomi minori e dentro Buffon, Thuram e Nedved, oltre al giovane Zenoni, a Salas e Zalayeta in attacco, al promettente centrocampista Enzo Maresca e, sempre in attacco, al ritorno di Nicola Amoruso: acquisti in tutti i reparti per costituire una compagine fortissima, solida e pronta a tornare a vincere.

Se tutto questo avvenne, fu però grazie a un altro acquisto: il ritorno in panchina di Marcello Lippi. Lippi, cuore Juve, artefice del quinquennio d’oro fra il ’94 e il ’99, nel frattempo aveva tristemente deluso a Milano, sponda Inter, non riuscendo mai davvero a integrarsi in un contesto troppo diverso dal suo modo di essere e di concepire il calcio. E allora via Carletto, all’epoca erroneamente considerato un eterno secondo e, cosa ancor più grave per l’ambiente bianconero, non certo un cuore juventino, e dentro di nuovo il viareggino, che nella sua prima avventura a Torino aveva conquistato tre scudetti e la Champions League del ’96. Tornò e vinse altri due titoli, arrivando in finale a Manchester e perdendo contro il Milan, allenato, guarda i casi della vita, proprio da quell’Ancelotti che a Milanello intanto aveva trovato il luogo ideale per esprimersi.

Vent’anni dopo lo scenario, fatte le debite differenze, è abbastanza simile. La Juve è confusa, sotto schiaffo, ha commesso una miriade di errori, dal caso Suárez alla Superlegue, e, sul campo, oltre ad aver abdicato a favore dell’Inter, ha espresso un gioco non all’altezza e bruciato due tecnici, Sarri e Pirlo, scelti per cambiare radicalmente rispetto al quinquennio allegriano ma entrambi rivelatisi deludenti. Sarri, napoletano trapiantato in Toscana, sta alla Juve come Totti può stare alla Lazio. Pirlo, pur essendo stato, da giocatore, un’icona soprattutto del Milan, da qualche anno si è tatuato il bianconero sulla pelle ma ha finito col pagare cara l’inesperienza di un tecnico alle prime armi. E allora è tornato Max, è stato mandato via Paratici e, a naso, oltre a un ingaggio considerevole, gli è stata data carta bianca e la possibilità di plasmare la Juve che verrà a sua immagine e somiglianza.

Sempre a naso, lo Zidane del 2021 potrebbe essere Cristiano Ronaldo, pupillo del francese a Madrid ma mai del tutto ambientatosi a Torino, in un campionato oggettivamente in declino e in una squadra a fine ciclo, dunque incapace di esaltarne la classe, specie in ambito europeo. A nostro modesto giudizio, CR7 ha già la testa altrove e Allegri pregusta un mercato d’assalto per non farlo rimpiangere. Si affiderà, come vent’anni fa, al Buffon degli anni Venti, ossia Gigio Donnarumma? Diciamo che il Thuram del presente si chiama De Ligt ed è già in rosa. Il Nedved di quest’estate potrebbe essere Pogba e, di sicuro, qualcosa accadrà anche in attacco. Vico avrebbe parlato di “corsi e ricorsi storici”. L’Avvocato di “fedeltà generazionali”. O, più semplicemente, di stile Juve, quello che Allegri incarna in tutto e per tutto. 

Allegri, si riparte ultima modifica: 2021-06-01T17:57:27+02:00 da ROBERTO BERTONI

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