Forse c’è stata una guerra. E non ce ne siamo accorti

“Una terza guerra mondiale?”, si chiede il presidente dell’Istat Blangiardo. I numeri ci sono tutti: il 2020 ha registrato 112 mila morti in più rispetto all’anno precedente, un incremento eccezionale che dall’Unità del paese è avvenuto solo tre volte.
scritto da VITTORIO FILIPPI
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Forse c’è stata una guerra e non ce ne siamo accorti. Perché è stata una guerra assolutamente non convenzionale, priva di armi, divise, bombardamenti. Eppure – purtroppo – i morti, molti morti, non sono mancati. “Una terza guerra mondiale?” si chiede il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo in una sua nota pubblicata ora sul sito dell’Istituto. I numeri ci sono tutti: il 2020 ha registrato 112 mila morti in più rispetto all’anno precedente, un incremento eccezionale che dall’Unità del paese è avvenuto solo tre volte: nel 1867 a causa del “colera asiatico”, nel 1915 – primo sanguinosissimo anno del conflitto – e soprattutto nel 1918, quando alla guerra si sommò l’influenza detta “spagnola”.

Blangiardo calcola che – facendo un confronto con la seconda guerra mondiale, una guerra in tutti i sensi disastrosa per l’Italia – si raggiunse il numero di morti avutosi tra marzo 2020 e marzo 2021 solo al quarantesimo mese di conflitto, cioè in un arco di tempo triplo e che è quello che ci porta – calendario alla mano – allo sfacelo dell’8 settembre 1943. 

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Ovvio poi che le vittime presentino caratteristiche differenti: per il 91 per cento maschi nella guerra, che sono invece il 56 per cento nella pandemia; giovani (20-29 anni) in guerra, anziani e grandi anziani invece le vittime del virus; e poi c’è la grande diversità dei territori: se il peso della Lombardia rispetto alla letalità virale – sul totale nazionale – è circa il doppio confrontato con quello corrispondente all’esperienza bellica, in Sicilia la situazione si inverte e il rapporto, che segna la prevalenza dei caduti in guerra, è di circa 3 a 1. Certamente sono state le regioni del Nord Italia ad aver pagato alla pandemia un prezzo in termini di vite umane (relativamente) superiore a quanto versato in tempo di guerra. Viceversa, nelle le regioni del Centro, e soprattutto in quelle del Mezzogiorno, risulta prevalere la quota di caduti nel corso dell’ultima guerra (tra la dichiarazione e l’armistizio).

Ora questa guerra – che davvero è stata mondiale, letteralmente – sembra essere stata vinta, almeno in Italia. Finalmente. Ha lasciato alle spalle, come tutte le guerre, una scia di morti, di dolore, di distruzioni (di imprese, di posti di lavoro, di scelte di vita). È stata – un po’ come la prima, il “guerrone” come la chiamò profeticamente papa Pio X – una guerra che è arrivata del tutto all’improvviso, che ha colto di sorpresa il sistema sanitario e la stessa ricerca scientifica e che ha interrotto quella Belle Époque della crescente longevità che sembrava spingere sempre più lontano Thanatos.

Invece questa guerra pandemica è arrivata, ha prodotto un numero di vittime degne appunto di una vera guerra armata – come ben compara Blangiardo – e non è certo detto che non possa ricomparire, come tutte le guerre d’altronde. Però, per ora, occorre pensare alla ricostruzione, alla ripartenza, al futuro. Sapendo però che la cosa più saggia da fare è quella di far tesoro degli errori compiuti nel gestire questa guerra. Per non ripeterli, possibilmente.

Forse c’è stata una guerra. E non ce ne siamo accorti ultima modifica: 2021-06-03T17:29:41+02:00 da VITTORIO FILIPPI

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