La montagna disincantata

“Pascoli di carta“ di Giannandrea Mencini è un lungo viaggio di denuncia tra allevatori e agricoltori delle montagne italiane, che parlano di situazioni paradossali, di leggi comunitarie distorte, di truffe e di fiumi di danaro che corrono lungo gli ignari pascoli.
BARBARA MARENGO
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Un incalzante libro inchiesta che apre nuovi fronti d’indagine su argomenti non troppo conosciuti ma determinanti per finanze, alimentazione, tutela del paesaggio e delle tradizioni, economia: Pascoli di carta di Giannandrea Mencini (Kellerman editore) è un lungo viaggio di denuncia costellato di racconti in prima persona con protagonisti allevatori e agricoltori delle montagne italiane ch,e dal Nord al Sud senza tralasciare l’Est e l’Ovest della Penisola, parlano di situazioni paradossali, di leggi comunitarie distorte, di truffe e di fiumi di danaro che corrono lungo gli ignari pascoli.

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Già dall’introduzione, scritta da don Luigi Ciotti, c’imbattiamo in parole come “mafie”, “infiltrazioni mafiose in ambito agricolo e zootecnico”, “controllo delle terre”: questo – e non solo questo – riferito a quei paesaggi montani che dalle Dolomiti ai Nebrodi, dall’Abruzzo alla Puglia al Lazio rappresentano una ricchezza paesaggistica, economica, sociale, oltre che un volano economico e turistico se il territorio è gestito e protetto, tutelato e mantenuto.

Ma anche tra queste valli, cime, boschi e pascoli si celano “affari sporchi”, afferma don Ciotti, che tramite “insospettabili imprenditori e professionisti” muovono capitali e intelligenze che sanno come muoversi tra le leggi e i cavilli delle direttive europee nel settore della PEC, Politica Agricola Comune, che rappresenta il quaranta per cento delle spese dell’intero budget comunitario. “Montagne di burocrazia” infettano anche questi finanziamenti a sostegno del settore che fornisce all’Europa cibo e nutrimento: accanto ai comportamenti illegali che Giannandrea Mencini segnala e analizza, esiste una serie di interventi sul filo della legalità che comportano un disequilibrio potente in un settore sul quale tutti gli allevatori e gli agricoltori europei hanno messo gli occhi per ottenere cospicui finanziamenti.

Vincent Van Gogh, Les Alpilles, 1889, Kröller-Müller Museum, Otterlo, Olanda

Ecco perché i “pascoli di carta” sono appunto solo sulla carta dei documenti presentati a Bruxelles, aggirando abilmente le norme sui finanziamenti. Se è il profitto a guidare le mani di presunti allevatori che prendono in affitto fittiziamente terreni montani da secoli destinati a pascolo, s’innesca un girone infernale all’apice del quale la montagna resta in stato di abbandono e non controllata. E ne sappiamo qualche cosa pensando alle recenti alluvioni, tempeste, crolli, dovuti alla scarsa manutenzione di boschi e rive di fiumi, di valli e alpeggi che l’uomo per oltre duemila anni ha lavorato e accudito.

Vediamo quindi come questi pascoli di erba diventano pascoli di carta: Mencini spiega come tramite aste pubbliche i pascoli montani siano assegnati al miglior offerente “con condizioni che attiravano allevatori soprattutto di pianura” che potevano così accedere ai premi della Politica agricola dell’Unione Europea, introducendosi nelle aste stesse tramite specialisti del sistema truffaldino. Allevamento e zootecnia regolati da una miriade di leggi e di enti dalle sigle più varie che si rivolge a un mondo complesso, che a volte si avvale di vere e proprie azioni criminali: minacce, intimidazioni o attentati, come quello avvenuto nel 2016 ai danni di Giuseppe Antoci, direttore del Parco dei Nebrodi, che “aveva introdotto un protocollo per l’affitto dei terreni che prevedeva la presentazione del certificato antimafia”.

Prestanomi e società fittizie, intimidazioni e un mondo opaco e criminale è ciò che viene fuori dalle ricerche di Mencini, e non solo in Italia, se il New York Times scrive che l’Unione Europea ogni anno spende sessanta miliardi di euro in sussidi all’agricoltura, che diventa un vero e proprio affare: truffe non solo made in Italy, ma diffuse in Ungheria, Bulgaria, Slovacchia, dove gli incentivi “hanno arricchito l’élite agraria” con legami “tra funzionari pubblici e imprenditori agricoli”. Quadro desolante che s’innesca in polemiche e dispute sulle note “quote latte” che divennero cavallo di battaglia anche a livello di politiche nazionalistiche tutte italiane.

Ma restando nell’ambito del mondo agreste, i terreni montani e i pascoli sono visti da allevatori di pianura senza scrupoli solo come mezzo per arricchirsi a spese del contribuente: pascoli affittati fittiziamente, che mai vedono realmente greggi o armenti vivere su quei terreni, usati per sversare liquami prodotti in allevamenti intensivi.

Dalla Valcamonica alla Valtellina, dalla Val Trompia al Piemonte, al Cadore e all’Umbria, fino all’Abruzzo e alla Sicilia, l’inchiesta di Mencini si avvale di testimonianze di allevatori locali sopraffatti dalle ingerenze di grossi gruppi attorno ai quali girano cifre iperboliche, milioni di euro che scivolano tra le mille scartoffie delle burocrazie europee.

Difendere la montagna, creare uno sviluppo sostenibile, aprire possibilità a giovani agricoltori o pastori, favorire un turismo che non è agriturismo, dove il malgaro si trasforma in ristoratore a tutti i costi: il profitto a tutti i costi non deve essere il fine unico dello sviluppo dei pascoli montani che fanno parte del paesaggio così amato.

Edward Calvert (1799 – 1883), Pecore al pascolo

Inchieste da parte delle autorità competenti prendono il nome ad esempio di “Pascoli d’oro”: e d’oro sono davvero, se le truffe imputate a venti impresari agricoli veneti raggiungono i venti milioni di euro. I “titoli” per il pascolo che danno diritto a determinate cifre per ettaro invogliano finti allevatori a farsi avanti, lasciandosi dietro i piccoli proprietari che a volte, paradossalmente, non sono nemmeno al corrente che i loro terreni sono stati affittati da estranei: e qui entrano in gioco truffe abilmente sostenute da funzionari e notai, che però – e per fortuna – spesso sono scoperte da indagini serrate.

“L’ingombrante apparato burocratico” come sempre favorisce scappatoie o lascia aperte possibilità di speculazioni sul filo della legalità, il tutto a discapito della montagna, che viene trascurata e troppo spesso abbandonata.

Gli antichi tratturi, vecchi di oltre duemila anni, che uniscono montagne e pianure, mari e pascoli, regioni e tradizioni, sono a loro volta inconsapevole oggetto di imbrogli, con fittizi aumenti del bestiame che resta anch’esso sulla carta: 161 finti allevatori sono stati scoperti e denunciati, visto che il bestiame sostenuto dagli aiuti non esisteva fisicamente.

Coraggiosa inchiesta, inquietante lettura: non si finisce mai di imparare.


Immagine di apertura: Eugene Jettel (1845-1901), Pascoli di montagna

La montagna disincantata ultima modifica: 2021-06-04T22:54:54+02:00 da BARBARA MARENGO

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