Errori e tranelli, e Annalena perde slancio nella corsa verso la cancelleria

Dopo una partenza folgorante, la candidata dei Verdi al dopo-Merkel inciampa in una serie di passi falsi e fatica a parare gli attacchi degli avversari.
MATTEO ANGELI
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Solo un mese fa, Annalena Baerbock cominciava con il vento in poppa la sua corsa verso la cancelleria. In un processo decisionale ordinato, la sua spalla alla guida degli ecologisti tedeschi, Robert Habeck, le cedeva il passo e annunciava: Annalena è la nostra candidata per le elezioni di settembre. Una scelta suggestiva: una giovane donna per succedere a un’altra donna, Angela Merkel, che passa il testimone dopo sedici anni, durante i quali ha impresso un marchio indelebile nell’immaginario tedesco. Una giovane donna in una sfida altrimenti tutta al maschile. I tradizionali partiti di massa tedeschi, la Cdu e la Spd, puntano infatti su due uomini, sessantenni: Armin Laschet e Olaf Scholz.

Il giorno dopo la sua nomina, il 20 aprile, Baerbock si trovava così catapultata in testa ai sondaggi, i quali riflettevano l’enorme entusiasmo rispetto alla sua candidatura. Per la prima volta i Verdi erano in testa, con il 28 per cento delle intenzioni di voto, davanti a una Cdu/Csu ai minimi, al 21 per cento. I cristiano democratici, esangui dalla lotta fratricida tra Markus Söder e Armin Laschet, s’apprestavano a scegliere quest’ultimo, simbolo della continuità con l’era Merkel ma, a detta di molti, troppo poco carismatico per diventare cancelliere. 

Anche Baerbock, da parte sua, l’aveva spuntata su un avversario più carismatico, Robert Habeck, già vice-primo ministro dello Schleswig Holstein, scrittore con un dottorato in filosofia, a lungo considerato come l’erede designato dello storico leader Joschka Fischer. Priva di esperienza di governo, Baerbock era comunque riuscita a imporsi grazie a quella che molti le riconoscevano come una “maggiore cautela e preparazione” rispetto ad Habeck.

Qualità fondamentali per chi ambisce a diventare cancelliere. Giocare la carta della “meglio preparata” è però spesso un’arma a doppio taglio. Dal giorno della sua nomina, Baerbock è stata oggetto di un continuo scrutinio, spesso ingeneroso e alimentato da svariate fake news. Tuttavia, in alcuni casi, sono anche emersi dei veri e propri errori di comunicazione e strategia.

A partire dal cv. Nel suo curriculum, la candidata verde dichiarava di essere membro della fondazione americana German Marshall Fund e dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). Due affermazioni inesatte. Nel primo caso, Baerbock non è membro del German Marshall Fund, ma ha solo partecipato a un programma di borse di studio dell’organizzazione, nel 2011. Nel secondo caso, l’Alto Commissariato per i rifugiati non è un’organizzazione alla quale si può aderire individualmente. Baerbock semplicemente contribuisce all’attività dell’UNHCR con donazioni dal 2013. Dopo che l’errore è diventato pubblico, entrambe le informazioni sono state corrette e Baerbock ha pubblicato una nuova versione del proprio cv

Cv leggermente gonfiato o svista, poco conta. L’errore s’inserisce in una fila di episodi che danno l’impressione che la candidata verde faccia fatica a gestire la propria comunicazione. 

Il 20 maggio, su WDR si è tenuto il primo dibattito tra i tre favoriti nella corsa alla cancelleria: da sinistra, Annalena Baerbock, Armin Laschet e Olaf Scholz

Un altro caso, più grave: in Germania vige un obbligo di trasparenza, secondo il quale i deputati devono comunicare all’amministrazione del Bundestag ogni entrata che esula dalla loro attività parlamentare, dai mille euro in su. Tra il 2018 e il 2020, in quanto leader del partito, Baerbock ha ricevuto dai Verdi 25.220 euro per il proprio lavoro. Fin qui, niente d’irregolare: vari deputati sono pagati per le attività che svolgono al di fuori del loro mandato. Il problema, nel caso di Baerbock, è che lei aveva omesso di comunicare queste somme agli uffici del parlamento tedesco. Per essere chiari non si tratta di elusione fiscale: i pagamenti da lei ricevuti in quanto leader del partito erano stati comunicati all’agenzia delle entrate tedesca. C’è invece un problema di trasparenza. Baerbock si era accorta dell’errore già in marzo e aveva rimediato comunicando al Bundestag le entrate in questione. Ma non aveva detto niente pubblicamente, forse temendo che questo avrebbe minato le sue chance di diventare candidata dei Verdi. 

Tuttavia, se l’ufficio di comunicazione di Baerbock avesse gestito la vicenda a suo tempo, sarebbe forse riuscito a contenerne l’impatto mediatico. Così, invece, è stata la Bild, a fine maggio, a uscire con la notizia, con un danno d’immagine molto importante per Baerbock. Omettere di notificare parte dei propri redditi è un errore morale difficilmente perdonabile alla leader di un partito che sostiene che “le entrate dei deputati relative alle loro attività non parlamentari devono essere rese pubbliche fino all’ultimo euro e centesimo”. 

Annalena Baerbock con l’ex leader dei Verdi Cem Özdemir. Anche lui ha “dimenticato” di comunicare i redditi percepiti in quando co-presidente del partito (si tratta di 20mila euro, dal 2014 al 2017)

Non è tutto. La credibilità della candidata verde vacilla anche a causa di due recenti errori in materia economica. Il primo: durante un dibattito al Bundestag, Baerbock ha attribuito la creazione dell’“economia sociale di mercato” (“Soziale Marktwirtschaft”) alla Spd, quando invece il padre di questo modello economico fu il politico della Cdu Ludwig Erhard, cancelliere negli anni Sessanta. Il secondo: Baerbock ha accusato il ministro delle finanze, Olaf Scholz, di aver bloccato l’introduzione di un’imposta minima sulle imprese, quando invece il leader della Spd si batte da tempo per questo. 

Piccoli errori, che però un’aspirante cancelliera non può permettersi. Soprattutto nel contesto attuale, con gli avversari che fanno a gara per distorcere le sue proposte, rendendole caricaturali. Annalena Baerbock dice che “in prospettiva in futuro non dovrebbero più esserci voli a corto raggio”? I suoi avversari replicano: “Ecco, i Verdi vogliono rovinare le vacanze”. La colpa è anche della leader ecologista, che ha dimenticato di precisare che faceva riferimento soprattutto ai voli che vanno da una parte all’altra della Germania. In questo modo, ha offerto l’ennesimo pretesto a chi, per tattica politica, cerca di bollare gli ecologisti come un “Verbotspartei”, un partito dei divieti. Una strategia che contro i Verdi funziona (quasi) sempre.

“Annalena Baerbock vuole vietare i cani in quanto animali da compagnia”, “Vuole togliere anche la pensione alle vedove” sono solo alcune delle tante bufale che circolano online.

Per questo, il messaggio dei Verdi deve essere ancora più chiaro, per impedire agli avversari di appropriarsi della loro narrazione e deformarla. 

Non sembra essere ancora il caso. Settimana scorsa, Baerbock si è espressa a favore di un aumento del prezzo della benzina di sedici centesimi. Un calcolo perfettamente in linea con la decisione dell’attuale governo di alzare il prezzo della CO2 a cinquantacinque euro a tonnellata entro il 2025. Ciononostante, c’è stata una levata di scudi, da destra a sinistra. Per la Spd, Olaf Scholz ha commentato:

Chi ora spinge per un aumento del prezzo della benzina, mostra semplicemente quanto poco gli importi delle esigenze della popolazione. Un prezzo sempre più alto della CO2 non porta a più protezione del clima, ma a una maggiore frustrazione.

Il ministro dei trasporti Andreas Scheurer (Csu) ha detto, in maniera simile:

La mobilità deve essere accessibile a tutti.

La proposta di alzare il prezzo della benzina di sedici centesimi a partire dal 2022 era già stata avanzata da Robert Habeck, co-presidente dei Verdi

Certo, Baerbock ha reagito rinfacciando a Cdu/Csu e Spd di aver dimenticato gli impegni presi in materia di lotta al riscaldamento climatico. Ma le sue parole si sono perse nella cacofonia prodotta dagli avversari, compresi pure i liberali della Fdp e la sinistra della Linke, che ne hanno approfittato per screditare in maniera populista la sua proposta. 

I sondaggi ne risentono: i Verdi sono scesi al 21 per cento, la Cdu/Csu è di nuovo in testa con il 26 per cento delle preferenze.

E mentre politica e parte della stampa l’attaccano senza tregua, Baerbock deve fare i conti pure con le richieste della base del suo partito che, in maniera opposta, vuole proposte più coraggiose e radicali. Da questo punto di vista, gli iscritti hanno presentato ben 3.330 emendamenti alla bozza di programma, che dovrà essere votato al congresso del partito di questo fine settimana, dall’11 al 13 giugno. Per Annalena Baerbock si tratta di un’occasione da non mancare: è il momento di dimostrare che la sua visione per il paese è più forte delle critiche che le vengono mosse contro. 

Errori e tranelli, e Annalena perde slancio nella corsa verso la cancelleria ultima modifica: 2021-06-06T19:13:23+02:00 da MATTEO ANGELI

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