Bibi come Trump. Israele a rischio. Conversazione-audio con Janiki Cingoli

Il varo del nuovo governo, avversato da Netanyahu che lo considera frutto di un imbroglio, avviene in un crescendo di provocazioni, intimidazioni e minacce da parte della destra. Il pericolo di uno scenario come quello dell'attacco a Capitol Hill. Abbiamo interpellato un autorevole esperto di questioni mediorientali e grande conoscitore della realtà israeliana.
scritto da GUIDO MOLTEDO
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Il primo governo senza Benjamin Bibi Netanyahu, dopo dodici anni profondamente segnati dalla sua leadership, ha fatto un primo passo con la riunione, domenica a Tel Aviv, dei leader politici della nuova maggioranza, su cui poggerà l’assortita compagine, otto partiti. Sarà Naftali Bennett, capo del piccolo partito di destra Yamina, a guidare il governo per poi passare la staffetta, tra due anni, a Yair Lapid, leader del partito centrista Yesh. Benny Gantz resta alla Difesa. Gideon Sa’ar, leader di Nuova Speranza, destra, sarà prima ministro della Giustizia e poi degli Esteri. Al leader di Meretz, sinistra, Nitzan Horowitz va la Sanità, alla segretaria dei Laburisti Merav Michaeli i Trasporti. A Avigdor Lieberman, capo di Casa Nostra, destra laica, le Finanze, mentre per ora a Lista Araba Unita, partito conservatore arabo-israeliano, non è stato assegnato alcun ministero.

Ma il passaggio dei poteri avviene in un clima di estrema e crescente tensione, con Bibi che gioca il tutto per tutto per impedire la nascita del nuovo governo, puntando anche sul fatto che esso può contare su una maggioranza attualmente risicata nella Knesset (62 voti su 120). Il premier uscente sembra ripetere il copione di Trump, dopo la sconfitta dello scorso novembre, ripetendo che la nuova maggioranza è frutto della più grande truffa elettorale nella storia della democrazia.

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Si teme, adesso, una replica di quanto avvenne a Capitol Hill il 6 gennaio scorso. Sui social contumelie e minacce da parte dei fedelissimi di Bibi e della destra nazionalista sono già oltre il livello di guardia. Martedì scorso, sotto casa di Ayelet Shaked, dirigente di Yamina e ministro dell’Interno designato, si è radunata una folla di attivisti di destra per manifestare contro la formazione del nuovo governo: a rendere noto il suo indirizzo di casa un tweet del Likud, il partito di Netanyahu. Altri dirigenti dei partiti di destra sono nel mirino dei facinorosi. Ad allentare un po’ questo clima di crescente conflitto la notizia dell’annullamento della Marcia delle bandiere, la manifestazione nazionalista ebraica in programma giovedì prossimo a Gerusalemme. La polizia non ha concesso il passaggio della Marcia nel quartiere musulmano della Città Vecchia. Il divieto però potrebbe finire per alimentare ulteriormente la determinazione della destra nazionalista. Bezalel Smootrich, del partito sionista religioso, ha definito la decisione “una resa vergognosa al terrorismo e alle minacce di Hamas”. Il movimento di Gaza aveva annunciato ritorsioni se la Marcia si fosse svolta e l’Autorità nazionale palestinese (Anp) aveva messo in guardia Israele da possibili nuove violenze. [da notizie di agenzia]

Janiki Cingoli

Di questo quadro politico e sociale in preoccupante fermento abbiamo parlato con l’autorevole analista di politica mediorientale, Janiki Cingoli, nel corso di una conversazione audio che qui di seguito proponiamo [registrata prima della notizia del divieto posto alla Marcia delle bandiere di giovedì].

Bibi come Trump. Israele a rischio. Conversazione-audio con Janiki Cingoli ultima modifica: 2021-06-07T16:23:04+02:00 da GUIDO MOLTEDO

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