Canada, “Uccidi l’indiano, salva l’uomo”

Dopo il ritrovamento dei corpi di bambini indigeni seppelliti in una fossa comune è chiara la necessità di ristabilire una verità credibile sul ruolo del governo canadese e della Santa Sede. Se riconciliazione deve esserci questa deve passare dal riconoscimento delle Nazioni native, dal rispetto dei loro diritti, delle loro terre, delle loro culture, della loro autodeterminazione.
scritto da MARCO CINQUE
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Dalla vicenda del recente ritrovamento dei resti di 215 bambini indigeni seppelliti in una fossa comune, nei pressi della Scuola Residenziale Cattolica di Kamloops, in Canada, si è manifestato un coro di indignazione generale a cui i media internazionali hanno iniziato finalmente a dar voce. Eppure tutti quelli che ora s’indignano, governo canadese in testa, vertici ecclesiastici, magistratura, stampa, televisioni e organizzazioni umanitarie, sembrano “cadere dal pero”, come se la tragedia degli abusi, delle torture, delle sparizioni e delle uccisioni di migliaia di bambini indigeni strappati alle loro famiglie e internati nelle 118 Residential School canadesi – di cui 79 dipendevano direttamente dalla Santa Sede – non fosse cosa nota e documentata già dall’inizio del secolo scorso.

L’infame pratica istituzionalizzata di assimilazione forzata delle giovani generazioni aborigene è stata adottata in lungo e in largo su scala planetaria sulle popolazioni native delle Americhe, fino a quelle australiane e neozelandesi. Tutti i governi succedutisi in questi paesi sono ugualmente responsabili dei genocidi e delle politiche di spossessamento messe in atto e rese possibili da leggi razziali che, in diversi casi, risultano ancora vergognosamente in vigore. Leggi che negli Stati Uniti oggi permettono di condannare a morte un nativo americano anche in uno stato che non prevede la pena capitale, oppure leggi che in Canada, nella British Columbia, rendono possibile la sterilizzazione di donne indigene che entrano in ospedale per partorire ed escono con le tube legate a loro insaputa. 

Il genocidio canadese è stato pianificato dagli stessi governi che hanno legiferato e messo in atto dai vertici ecclesiastici che hanno gestito le scuole religiose – forse sarebbe più appropriato chiamarle lager – dove chi riusciva a sopravvivere non aveva più nulla di nativo. “Uccidi l’indiano, salva l’uomo” era infatti il motto di queste scuole, il cui intento era ben chiaro già quando, nel 1875, il vescovo Vital Grandin affermava:

Instilliamo in loro un pronunciato disgusto per la vita nativa in modo che vengano umiliati quando viene ricordata la loro origine. Quando si diplomano nelle nostre istituzioni, i bambini hanno perso tutto dei Nativi, tranne il loro sangue.

Dalle scuse ufficiali del 2008 dell’ex primo ministro Stephen Harper a quelle attuali del premier Justin Trudeau sono passati già tredici anni, durante i quali, oltre agli scarni e inadeguati risarcimenti stanziati, non è stato fatto nulla di concreto per iniziare ad abbattere quel muro di gomma che impedisce di conoscere la verità nelle sue reali proporzioni. Tra tutti, svetta per infamia l’omertà secolare della Santa Sede, che sembra non avere alcuna intenzione di aprire i propri archivi segreti per ammettere i propri errori e orrori. Se non si riesce nemmeno a far questo, se non si è capaci neanche di ammettere i peccati, come sarà possibile auspicare un percorso di riconciliazione e pacificazione con le vittime? Come sarà auspicabile aspettarsi la loro comprensione, il loro perdono?

In un recente comunicato stampa del 4 giugno scorso, ripreso dal The Canadian Press, i relatori speciali delle Nazioni Unite hanno esortato tutte le istituzioni ad aprire delle indagini che dovrebbero esaminare le circostanze e le responsabilità relative a queste morti, compresi gli esami forensi dei resti, per consentire l’identificazione e la registrazione dei 215 bambini scomparsi; ma oltre che nella scuola di Kamloops si invita ad aprire indagini in tutte le altre ex scuole residenziali del paese. I relatori delle Nazioni Unite hanno anche affermato che la magistratura canadese dovrebbe condurre indagini penali su tutte le morti sospette e le accuse di tortura e violenza sessuale contro i bambini tenuti nelle scuole residenziali, onde perseguire e sanzionare i colpevoli e i dissimulatori che potrebbero essere ancora vivi. Sarebbe pertanto necessario che la Chiesa cattolica fornisse alle autorità giudiziarie pieno accesso agli archivi delle scuole stesse e che divulgasse pubblicamente i risultati delle indagini.

La portavoce dell’ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite, Marta Hurtado, ha aggiunto che il Canada deve garantire “indagini tempestive ed esaurienti” sulle morti e raddoppiare gli sforzi per scoprire dove si trovano le spoglie dei bambini scomparsi, anche cercando tombe senza nome, mentre il senatore in pensione Murray Sinclair, che ha presieduto la Commissione per la verità e la riconciliazione, ha chiesto anche un’indagine indipendente per esaminare tutti i luoghi di sepoltura vicino alle ex scuole residenziali, dicendo davanti alla Camera dei Comuni che tale indagine non dovrebbe essere gestita dal governo federale, ma che dovrebbe piuttosto essere supervisionata da una commissione parlamentare, per assicurarsi che venga svolta in modo corretto.

Dopo il mea culpa a nome delle istituzioni canadesi, i toni del premier Trudeau verso i vertici ecclesiastici si sono fatti drastici, in quanto ha affermato che se la Chiesa non collaborerà e non pubblicherà tutti i documenti in suo possesso il governo di Ottawa prenderà “misure dure”, comprese eventuali azioni legali, per ottenere le carte e le prove richieste dalle famiglie delle vittime. Senza giri di parole, durante una conferenza stampa, il primo ministro canadese ha detto:

Come cattolico, sono profondamente deluso dalla posizione che la Chiesa ha assunto, sia ora che negli ultimi anni,

ricordando anche un suo viaggio in Vaticano del maggio 2017, durante il quale chiese a Papa Francesco le scuse formali per gli abusi sugli studenti, nonché l’accesso ai registri della Chiesa per fare chiarezza sugli abusi e sulle morti, ma purtroppo “stiamo ancora aspettando risposte e assistendo a resistenze da parte della Chiesa”, ha aggiunto il primo ministro.

È comunque apprezzabile e confortante, in questa tragedia, l’attenzione mediatica e quella di diverse istituzioni, ma quel che preoccupa – oltre al passato delle generazioni umiliate, abusate e cancellate – è che lo stesso Justin Trudeau, che ora si batte il petto per ristabilire almeno la verità di ciò che è accaduto, lavori davvero a fondo per garantire, nel presente e nel futuro, la dignità e i diritti che spettano alle popolazioni native canadesi. Purtroppo non possiamo dimenticare le sue posizioni quando, all’inizio dello scorso anno, a seguito delle proteste pacifiche della Nazione Wet’suwet’en che bloccarono il paese contro la costruzione del Coastal GasLink nei loro territori, affermò:

Il fatto rimane che le barricate devono ora essere abbassate. Le ingiunzioni devono essere rispettate e la legge deve essere confermata.

Ma se le leggi del suo stesso governo umiliano, deprivano, rapinano e inquinano la loro terra e le loro esistenze, come si può pretendere che vengano rispettate? Come ci si può fidare di chi da una parte compiange i morti, ma dall’altra non si cura dei vivi, a vantaggio dei profitti e delle multinazionali estrattive?

Sarebbe quindi assolutamente necessario tirar fuori gli scheletri dagli armadi dell’oblio per ristabilire una verità credibile, ma altrettanto e forse ancor più necessario sarebbe non riempire nuovi armadi con ulteriori scheletri. Se riconciliazione deve esserci non è solo sulla conta dei morti innocenti e degli abusati, non è solo sulle scuse dal sapore confessionale e autoassolutorio, non è solo sulle amare celebrazioni con striscioni che grondano sangue e memoriali con scarpine di bimbi vuote, ma anche sul riconoscimento delle Nazioni native, sul rispetto dei loro diritti, delle loro terre, delle loro culture, della loro autodeterminazione.

Canada, “Uccidi l’indiano, salva l’uomo” ultima modifica: 2021-06-08T21:37:14+02:00 da MARCO CINQUE

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1 commento

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Carmela Andriani 10 Giugno 2021 a 16:17

Ho letto il tuo bellissimo articolo, che dire sono proprio incavolata!… La chiesa non si smentisce mai, i secoli sono trascorsi invano, i comportamenti sono sempre gli stessi. Spero che articoli come i tuoi possano smuovere le coscienze. Vorrei dire a tutti coloro che nella chiesa sanno e non denunciano, che mi fanno orrore e li disprezzo profondamente

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