I greci. La rivoluzione del 1821 e l’identità storica

Sono un popolo povero, che esce da una bancarotta e da un decennio di continue umiliazioni, vive in un deserto culturale e dà ogni giorno una dura battaglia per il pane quotidiano. Quello che gli resta è il grande orgoglio della sua storia e della sua discendenza culturale. Di cui ha solo una vaga idea ma guai a toccargliela.
scritto da DIMITRI DELIOLANES
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[ATENE]

Quest’anno la Grecia festeggia i due secoli trascorsi dalla rivoluzione contro gli ottomani del 1821. Un avvenimento di cui in Italia si sa poco. I libri di testo ne fanno un cenno brevissimo, di solito sottolineando il sacrificio di Santorre di Santarosa che da volontario combatté generosamente dalla parte degli insorti. Insieme con lui erano tantissimi gli italiani, altri europei ma anche americani, che accorsero a riempire le schiere dei volontari filelleni. In sostanza, la ribellione greca continuava idealmente le fallite insurrezioni del biennio 1820-21 in Italia e in Europa. Già da solo questo elemento dovrebbe stimolare l’interesse. 

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Scavando però più a fondo e seguendo l’avventura rivoluzionaria dei sudditi del sultano, si scoprono anche altre novità, non meno interessanti. Intanto, la rivoluzione greca mandò per aria, definitivamente, l’edificio della restaurazione sancito dalla Santa Alleanza. In un primo momento tra le potenze europee dominò la diffidenza, principalmente tra i britannici e i russi. Londra era convinta che i ribelli ortodossi fossero incoraggiati e guidati dallo zar e la stessa convinzione era stata trasmessa al sultano. Il fatto che i greci fossero al servizio di Mosca per ragioni religiose è stata una convinzione dura a morire. Basta dire che molti anni dopo, perfino Marx, ogni volta che scriveva i suoi articoli giornalistici sulle non poche turbolenze balcaniche, ribadiva la sua teutonica certezza che c’era sempre lo zampino dei russi.

Nel caso del 1821 invece non solo i russi non avevano alcun coinvolgimento ma erano perfino ostili, preoccupati di essere in qualche maniera coinvolti in un ennesimo conflitto con i turchi. Cosa che effettivamente avvenne qualche anno più tardi, nel 1828. Il sultano aveva ritenuto opportuno attaccare la Russia come risposta alla distruzione della sua flotta a Navarino, nel Peloponneso. Ma a Navarino, ad aggredire le navi ottomane, oltre ai russi c’erano anche i francesi e i britannici; tutti, anche gli inglesi alla fine, convinti che il dogma dell’integrità dell’Impero ottomano fosse ormai irrealistico e superato, visto che dopo sette anni la rivolta greca era ancora all’offensiva. L’inconsulto attacco del sultano allo zar ebbe così come unico risultato quello di attribuire ai russi l’importante riconoscimento che la Russia fu l’unica grande potenza a scendere in guerra per favorire i ribelli.

Ancora più gravi le conseguenze della rivoluzione sull’Impero ottomano, che proprio in quell’occasione iniziò la sua disgregazione. La rivoluzione greca scatenò forze interne al mondo musulmano, di cui Costantinopoli aveva l’egemonia, ma anche in quello più propriamente turco. I risultati tarderanno a rendersi evidenti, con l’emergere di una coscienza nazionale turca in maniera estremamente violenta solo agli inizi del secolo scorso.

La battaglia di Navarino fu combattuta nelle acque del porto del Peloponneso il 20 ottobre 1827 nel quadro della guerra d’indipendenza greca

In occasione dell’anniversario, il governo conservatore di Atene ha affidato i festeggiamenti a Yianna Anghelopoulos, la mondanissima organizzatrice delle Olimpiadi del 2004. Il risultato non è stato brillante. L’organizzatrice ha gestito un anniversario carico di significato per la popolazione con la stessa spettacolarità delle Olimpiadi, con mondanità, fuochi d’artificio, ricevimenti. Il kitsch è emerso in maniera particolare durante i festeggiamenti del 25 marzo, giorno in cui è stato deciso per convenzione di festeggiare la guerra d’indipendenza. In breve, i greci hanno assistito alla riproposizione di una versione da libro di testo delle elementari: eroi, grandi battaglie, nemici malvagi, vittoria splendente. 

Nessuna sorpresa, dal momento che notoriamente il premier Mitsotakis e i suoi collaboratori, scelti tra imprenditori, tecnocrati, banchieri, agenti di Borsa, non sono particolarmente interessati. La loro cultura è incentrata in toto attorno al fattore economico, loro personale e – se avanza il tempo – anche quello del paese.

Il dibattito invece che sta dominando tra i circoli intellettuali, non solo in quelli di sinistra, va molto più a fondo. La domanda principale riguarda l’identità dei ribelli: chi erano? come si consideravano? perché l’hanno fatto?

Sparsa tra Parigi, i porti italiani, l’Austria e i Balcani, vi era una brillante intellighenzia borghese, fortemente influenzata dalle rivoluzioni francese e americana e dalle guerre napoleoniche. Da anni si diffondevano in territorio ottomano scritti clandestini di Rigas, un grande intellettuale democratico, che faceva appello all’insurrezione di tutti i cristiani per trasformare l’Impero ottomano in una repubblica. 

Erano questi intellettuali borghesi, fortemente influenzati dalla cultura europea, a tirare fuori dai testi antichi il nome di “elleni”, al fine di ricollegare l’attuale grecità con quella storica. All’epoca i greci si chiamavano “graikoi”, esattemente come li chiamano gli occidentali, oppure “romioi”, cioè romani dell’Impero d’Oriente. L’elemento d’identità della lingua era forte ma da solo non bastava: il greco era la lingua franca dell’Impero ottomano e chiunque facesse un lavoro che esigeva spostamenti, come i commercianti, doveva per forza parlarlo insieme con almeno altre due o tre lingue. 

Lo stesso avveniva con la Chiesa ortodossa. Il sistema ottomano del millet non distingueva tra cristiani greci, slavi, albanesi e arabi. Ma gli stessi cristiani ortodossi non facevano grandi distinzioni tra di loro: Il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli svolgeva (e continua a svolgere) la liturgia nel greco dei Vangeli. Nessuno lo capisce ma ascoltare la messa vale come segno di fede e di appartenenza. 

Rigas Feraios (Ρήγας Φεραίος), conosciuto anche come Rigas Velestinlis (Ρήγας Βελεστινλής) oppure come Rigas o Thessalos 

Chi erano quindi questi ribelli che, entusiasmati dagli appelli rivoluzionari di Rigas, prima si misero a fare i carbonari (nella “Società degli Amici”), appena pochi anni dopo presero le armi e, miracolo dei miracoli, alla fine riuscirono a vincere? 

In occasione dell’anniversario, il Partito comunista di Grecia (KKE) ha pubblicato un comunicato in cui i protagonisti della rivoluzione sono definiti “cristiani ellenofoni”. La definizione fece scalpore, in particolare poiché proveniva da un partito che è emerso politicamente ed è diventato forza nazionale quando impugnò il vessillo del patriottismo, promuovendo e partecipando in grande alla resistenza contro gli invasori nazifascisti. Far scadere quindi gli elleni in “cristiani ellenofoni” è sembrata una forzatura, un approccio del tutto eterodosso alla formazione delle nazionalità nel Mediterraneo orientale.

Un libro del KKE dedicato alla Rivoluzione del 1821

Fino al secolo scorso la storiografia marxista greca si era divisa su un altro aspetto della rivoluzione. In base ai pochissimi testi marxisti in circolazione, tradotti in maniera pessima, e sotto la lente deformante del marxismo-leninismo sovietico, si cercava disperatamente di adeguare la storia del paese all’ortodossia, non quella cristiana ma quella del Komintern. Come risultato, i marxisti si sono a lungo scannati sull’interrogativo se la rivoluzione del 1821 fosse una rivoluzione “democratica borghese” o solo “borghese” o solo “democratica”. Il fatto che l’Impero ottomano, come il suo predecessore bizantino, fossero realtà “feudali”, esattamente come diceva Marx (ma riferendosi all’Europa occidentale), era dato per scontato, anche se gli scritti marxiani sul “sistema di produzione orientale” già erano in circolazione. Questo enorme abbaglio ha fatto in modo che tuttora nella storiografia greca la dimensione politica del sistema feudale è del tutto ignota e molti studiosi, perfino grandi nomi rinomati all’estero, confondono regolarmente il feudalesimo con la grande proprietà terriera.

Più di recente è sorto un problema ancora più spinoso. Poco prima della sua morte il grande storico inglese Eric Hobsbawm aveva concesso un’intervista al giornale greco Eleftherotypia. In quella occasione egli ribadì con fare categorico che “ogni nazione è creata dallo stato, sempre e ovunque”. Certo, alcune nazioni, come i poveri kurdi o i palestinesi, che ancora non dispongono di uno stato, oppure il popolo ebraico che l’ha ottenuto molto di recente, avrebbero molto da ridire. Ma in Grecia si usa importare idee e ideologie senza fare tante domande: ipse dixit e la storiografia marxista si è subito adeguata: chi si è ribellato nel 1821? Cristiani ellenofoni. Senza alcun altro elemento di identità, nessuna cultura, nessuna storia, nessuna memoria. 

Il fatto che l’elemento religioso abbia svolto un ruolo di primo piano nella lotta contro il dominatore musulmano è indubbio. Basta dare un’occhiata alla croce che troneggia sulla bandiera greca. La religione è servita anche a integrare nell’ambito della nazione ribelle gruppi cristiani di diversa provenienza: albanesi, slavi macedoni, valacchi, zingari, perfino qualche gruppo islamico come i pomachi. Tutti fieri della loro grecità. 

Il numero speciale di Tetradia dedicato ai cinque padri dell’indipendenza greca: Rigas Velestinlis, Theodoros Kolokotronis, Georgios Karaiskakis, Alexandros Ypsilantis e Ioannis Kapodistrias

Il paziente lettore che, tra mille sbadigli, è riuscito ad arrivare fino a questo punto, si chiederà: ma quanti sono i greci che si interessano di queste diatribe tra storici? Risponderò con una storia personale. Sono membro nel comitato di redazione di una rivista che si intitola Tetradia (Quaderni). Esce da mezzo secolo ogni semestre, se tutto va bene. Quest’anno abbiamo deciso di onorare l’anniversario con un numero triplo, interamente dedicato al 1821. Un tomo di più di quattrocento pagine con più di venti articoli tostissimi di professori, storici, politici, studiosi, tutti a scavare e a rinfrescare le problematiche che ho appena riportato. Il risultato è che mentre abitualmente le vendite si aggirano sulle duecento copie al massimo, ora siamo a quasi duemila. 

I greci sono un popolo povero, che esce da una bancarotta e da un decennio di continue umiliazioni. Deve affrontare praticamente da solo un vicino turco arrogante e potente, non si può fidare di una classe dirigente impegnata solo ad arricchirsi, manda i figli a studiare e lavorare all’estero, vive in un deserto culturale e dà ogni giorno una dura battaglia per il pane quotidiano. Quello che gli resta è il grande orgoglio della sua storia e della sua discendenza culturale. Di cui ha solo una vaga idea ma guai a toccargliela. È capace quindi di fare grandi sacrifici pur di comprare un volume che gli spiega tutti gi aspetti, controversi e non, della sua fiera identità storica. Per poi discutere quello che ha capito con gli amici nel caffè.

È questo forse l’insegnamento più importante dell’anniversario. Quando si parla di popoli che si portano dietro una lunga storia bisogna guardare con attenzione quell’importante e pesantissimo filo culturale non del tutto spezzato, rappresentato dalla storia, la lingua, la continuità geografica ma anche la persistenza di usi e costumi. Tutte cose presenti e conosciute bene a suo tempo dai ribelli e dalla loro leadership intellettuale. I quali non aspettavano certo la fondazione di uno stato con a capo un sovrano cattolico bavarese per assumere un’identità nazionale ben precisa. Ecco perché si può tranquillamente recintare il sommo Hobsbawm all’interno delle ben studiate da lui esperienze europee occidentali e rispondere senza esitazioni: la rivoluzione del 1821 fu fatta dai greci, dagli “elleni”, dai “graikoi” e dai “romioi” che esistevano millenni prima della fondazione del loro stato e avevano sempre un certo grado di coscienza della loro esistenza, alto o basso a seconda del periodo della loro lunga storia.

I greci. La rivoluzione del 1821 e l’identità storica ultima modifica: 2021-06-08T18:27:24+02:00 da DIMITRI DELIOLANES

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