L’ora dello scisma Made in Usa

scritto da RICCARDO CRISTIANO
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La Chiesa statunitense sembra alla vigilia di una conta drammatica, all’apparenza su Biden, ma che in realtà ha il sapore di un “rifiuto di fatto” del pontificato di Francesco. Uno strappo che dovrebbe consumarsi on line, senza neanche incontrarsi di persona, nella riunione programmata dal 16 al 18 giugno. È così? E se così fosse che conta sarebbe? Per cercare una risposta dobbiamo ritornare indietro nel tempo. C’è una data molto importante nella storia argentina del cardinale Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires. È la storia dell’unica volta in cui fu messo in minoranza nella conferenza episcopale del suo paese. Che cosa successe? Come è noto, dal 2010 in Argentina il legislatore ha detto sì al matrimonio omosessuale. Il cardinale Bergoglio era perfettamente consapevole della trappola: presentare la Chiesa come retrograda, e contraria all’uguaglianza.

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Ha scritto Nicolas Senèze:

Bergoglio promuove l’inclusione sociale dei gay e si spinge fino a propugnare per loro, in contrasto con Roma, l’alternativa di un’unione civile che non consenta l’adozione dei figli: in questo modo si lascerebbe integro il matrimonio come unione di un uomo e una donna, così come lo concepiscono i cattolici. Non si schierano tuttavia con lui i rigoristi dell’episcopato argentino, i quali impongono una battaglia con il governo che è persa in partenza… e il governo farà infatti passare la propria legge. Sarà la sola volta in cui, nelle vesti di presidente della Conferenza episcopale, il cardinale Bergoglio verrà messo in minoranza. 

Avevano idee diverse sul matrimonio tra un uomo e una donna il cardinal-presidente e i rigoristi? Non sembra. Ha chiosato il professor Massimo Borghesi:

I rigoristi e i puritani non sono disposti ad alcun compromesso. Così come rifiutano ogni inserimento dei “valori non negoziabili” nel quadro complessivo dei valori richiamati dalla dottrina sociale e dall’etica cattolica. 

Il cardinale Jorge Mario Bergogliio

Questo lontano precedente aiuta molto a capire la situazione attuale della Chiesa negli Stati Uniti, dove le distanze tra “bergogliani” e “rigoristi” sembrano prossime all’esplosione quando, il 16 di giugno, si riuniranno on line i vescovi degli Stati Uniti per discutere sulla “coerenza eucaristica”. Cosa vuol dire? Vuol dire discutere e decidere che Joe Biden, secondo presidente cattolico nella storia degli Stati Uniti, non sarebbe nelle condizioni di partecipare alla mensa eucaristica avendo votato a favore della legge che consente la scelta sull’aborto. Biden ha sempre chiarito di essere personalmente contrario all’aborto. La questione per i vescovi “rigoristi” è preminente, cioè non negano che esistano anche altre questioni ma quella dell’aborto è più importante delle altre. Sembra trapelare una spiegazione: per loro, se una legge consente di uccidere, vuol dire che la legge è illegale? Eppure alcuni rigoristi sono a favore della pena capitale. Dunque? Dunque è più interessante capire cosa dica Bergoglio e chi lo segue. 

Per Bergoglio ovviamente sull’aborto non ci sono dubbi: ha parlato in termini così chiari da rendere a tutti evidente come la pensi. Però i suoi hanno fatto chiaramente intendere che loro mai direbbero a Biden che non può accedere alla comunione. 

Dall’inizio del suo pontificato Francesco ha chiarito migliaia di volte che l’eucaristia non è una medaglia per i giusti, ma alimento per i peccatori; già nel 2015, due anni dopo la sua elezione, ha affermato che “l’Eucaristia non è un premio per i buoni, ma una forza per i deboli, un vincolo di comunione.” Dunque siamo al cospetto di due visioni della Chiesa. Una ideologica, quella dei rigoristi, e l’altra, quella di Bergoglio, missionaria. La visione dei primi può essere riassunta così: la Chiesa è un giudice eterno, al di fuori e al di là della storia. 

Il Bergoglio-pensiero è illustrato nella sua prima esortazione apostolica Evangelii Gaudium ed è riassunto e “detto in forma piana” nell’intervista concessa al direttore de La Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro. Quel testo è di tale importanza da essere stato pubblicato anche sul sito ufficiale della Santa Sede. È del 19 agosto 2013, pochi mesi dopo la sua elezione. In quel testo Francesco dice:

Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. Questo non è possibile. Io non ho parlato molto di queste cose, e questo mi è stato rimproverato. Ma quando se ne parla, bisogna parlarne in un contesto. Il parere della Chiesa, del resto, lo si conosce, e io sono figlio della Chiesa, ma non è necessario parlarne in continuazione. Gli insegnamenti, tanto dogmatici quanto morali, non sono tutti equivalenti. Una pastorale missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza. L’annuncio di tipo missionario si concentra sull’essenziale, sul necessario, che è anche ciò che appassiona e attira di più, ciò che fa ardere il cuore, come ai discepoli di Emmaus. Dobbiamo quindi trovare un nuovo equilibrio, altrimenti anche l’edificio morale della Chiesa rischia di cadere come un castello di carte, di perdere la freschezza e il profumo del Vangelo. La proposta evangelica deve essere più semplice, profonda, irradiante. È da questa proposta che poi vengono le conseguenze morali. 

La Chiesa missionaria di Francesco presenta l’essenza del Vangelo più che la conseguenza? In un certo senso. Se l’aborto è condannato senza esitazione, Francesco in quel testo afferma, poche righe prima:

Il confessionale non è una sala di tortura, ma il luogo della misericordia nel quale il Signore ci stimola a fare meglio che possiamo. Penso anche alla situazione di una donna che ha avuto alle spalle un matrimonio fallito nel quale ha pure abortito. Poi questa donna si è risposata e adesso è serena con cinque figli. L’aborto le pesa enormemente ed è sinceramente pentita. Vorrebbe andare avanti nella vita cristiana. Che cosa fa il confessore?

Missione, misericordia, discernimento. Ci avviciniamo a un vocabolario che i rigoristi non possono amare. Al fondo c’è una questione: che Chiesa è la Chiesa? Ha scritto sempre Nicolas Senèze:

È in effetti impressionante vedere come negli Stati Uniti la lotta pro-vita si concentri quasi esclusivamente sulla questione dell’aborto. Eppure si sono fatti tentativi per assegnarle una visione più globale, come la creazione del New Pro-Life Movement che, oltre a battersi contro l’aborto, vuole impegnarsi contro l’eutanasia, la violenza sulle donne, la tortura, la pena di morte, la libera circolazione delle armi e la mentalità bellicosa.

Non a caso lo slogan più famoso di Francesco, ricorda giustamente Massimo Borghesi, è “questa economia uccide”. Ma questo negli Usa fa poca presa e Borghesi ha buon gioco ad aggiungere:

L’affermazione di Senèze permette di comprendere perché Papa Francesco non sia oggi compreso nel mondo nordamericano, e in buona misura anche nella Chiesa statunitense. L’ideologia neocon, l’americanismo cattolico, costituisce un blocco ideologico che impedisce di riconoscere la forma cattolica del magistero di Francesco. Favorevoli alla vita dell’embrione i cattolici pro-life sono, negli Usa, favorevoli alla pena di morte, all’industria delle armi, alle guerre preventive, al rifiuto della questione ecologica, all’accettazione piena del modello capitalista con i suoi valori. Per loro la Dottrina sociale della Chiesa è una dottrina sospetta, intrisa di elementi provenienti dal marxismo e dalla sinistra in generale.

È una Chiesa con Trump e quindi contro Biden? In un certo senso sembra proprio di sì, ma il punto cruciale è che si vede una Chiesa introversa, mentre per Francesco deve essere missionaria. Una Chiesa introversa, in ritirata, rinserrata nelle sue certezze, è una Chiesa che non si chiede come mai dalla caduta del muro di Berlino vive in questo ritiro. Non era finita la storia? Non era il trionfo? Forse bisogna blindarsi perché il trionfo – individualista, liberista e speculativo – ha svuotato lui le Chiese? Se siamo soli, figli di quella che i teocon chiamano la naturale concorrenzialità dell’uomo – a cosa serve unirsi? Il messaggio cristiano non sembra il messaggio della società liberista. Per renderlo appetibile, bello, Francesco non si chiude, non si ritira dal “mostro della società secolarizzata”, ma la cerca, la guarda, le parla, le presenta l’essenza del messaggio cristiano. Che non può essere un no, ma un sì, quel sì che a suo avviso è Gesù. Il suo cristianesimo non è stoicismo, né un catalogo di errori o peccati. Lo ha detto proprio lui, così:

Il Vangelo invita prima di tutto a rispondere al Dio che ci ama e ci salva, riconoscendolo negli altri e uscendo da sé stessi per cercare il bene di tutti […] Se tale invito non risplende con forza e attrattiva, l’edificio morale della Chiesa corre il rischio di diventare un castello di carte, e questo è il nostro peggior pericolo.

È per evitare questo pericolo che cinque dei sei cardinali americani hanno chiesto di evitare la discussione più politica che dottrinale sulla “coerenza eucaristica”.

L’ora dello scisma Made in Usa ultima modifica: 2021-06-09T19:07:41+02:00 da RICCARDO CRISTIANO

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