Venezia, la mossa del “Cappio” a Tessera

Arriva al Cipe il progetto dell'Alta Velocità all’aeroporto Marco Polo di Venezia, un anello ferroviario che si stacca dalla linea principale per Trieste per poi rientrare sulla stessa e tornare indietro di dieci chilometri verso Mestre, dove si trovano tutte le coincidenze ferroviarie del Nordest. Con l'obiettivo di portare più turisti.
scritto da FRANCO MIGLIORINI
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Sul tavolo del Cipe (Comitato interministeriale programmazione economica) è appena pervenuto il progetto della terza stazione Alta Velocità/Alta Capacità di Venezia, che si aggiunge a quelle già esistenti di Santa Lucia e di Mestre. Qualcosa che non hanno né Roma né Milano. Collegare l’aeroporto Marco Polo di Tessera con la ferrovia Venezia Trieste per rendere più competitivo e redditizio l’aeroporto, scartando un progetto direttamente integrato alla rete del trasporto regionale su ferro già approvato nel 2005. Con il Sfmr, la rete metropolitana dei treni locali. Oggi quel progetto, approvato – ma mai realizzato – per la cifra di 220 milioni di euro, viene soppiantato da un’opera da 500 milioni, di sola previsione, per portare i treni veloci direttamente sotto la pista dell’aeroporto, a dodici metri di profondità.

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Realizzare una stazione per la alta velocità dentro il sedime aeroportuale dettando la soluzione a Rete ferroviaria italiana (Rfi). Una soluzione passante che solo tre grandi hub europei come Parigi Charles De Gaulles, Francoforte e Amsterdam hanno, ciascuno con settanta milioni di passeggeri l’anno, sei volte i dodici milioni di Tessera. Tutti gli altri maggiori hub europei, Madrid, Bruxelles, Monaco, etc., sono invece allacciati a ferrovie regionali che garantiscono l’accesso veloce e frequente alle più vicine grandi stazioni per entrare nelle rispettive reti nazionali.

Ma a Tessera si vuole la grandeur. Come con le mega crociere in bacino San Marco, gli ulteriori approdi tra le industrie di Marghera, per finire con l’overturismo come programma urbano. E così via, ingrandendo.

E non basta. Al sovradimensionamento ferroviario si aggiunge una progettazione che definire ardita è poco. Scendere nel sottosuolo di terreni alluvionali poco portanti, sovrastati da canali e abbondanti acque di falda, infiltrati da aggressive acque saline del limitrofo bordo lagunare, calando un vero iceberg di cemento fino a 35 metri di profondità. Un vero azzardo, prima costruttivo e ancor più manutentivo in futuro. La mente corre alla vicenda infinta del Mose.

Un procedimento che per anni ha navigato in immersione nei meandri della burocrazia centrale, tra il ministero delle infrastrutture e trasporti e Italfer, società di progettazione di Rfi, viene fatto emergere in piena pandemia 2020, per una valutazione paesaggistica regionale. Puntualmente approvata. Si giunge così all’ultimo odierno passaggio. Il Cipe, con un iter pilotato dentro una sorta di limbo procedurale per anestetizzare in anticipo ogni possibile manifestazione critica. Tutti fondi pubblici che col miraggio della dotazione Pnrr (il Piano nazionale di ripresa e resilienza) si pensa di accasare sotto la voce transizione ecologica. E ci mancherebbe altro. Dopo il danno anche la beffa.

La scelta evocativa del nome non è da meno: il Cappio. A significare un anello ferroviario che si stacca dalla linea principale per Trieste per poi rientrare sulla stessa e tornare indietro di dieci chilometri verso Mestre, dove si trovano tutte le coincidenze ferroviarie del Nordest. Così facendo ogni convoglio da o per Tessera intersecherà due volte la linea esistente. Tanti più i convogli dell’aeroporto, tanto maggiori le interferenze a raso, dovendo sempre stabilire chi passa per primo. Un disagio garantito su tutta la linea. Silenzio su questo.

Alla ricerca di una motivazione di tanta precipitosa urgenza si incrocia la ragione mobilitante: le Olimpiadi di Cortina e Milano. Anno 2026. Il tipico movente da grande evento che annuncia una ondata di interventi straordinari. Tradizionalmente tardivi rispetto alla scadenza. Ma destinati a restare, soprattutto per il territorio, quello del Veneto, prima regione turistica italiana. È giunta infatti l’ora di valorizzare il patrimonio delle Dolomiti che, col marchio Unesco e il traino olimpico, si vorrebbero lanciare sul mercato mondiale, al pari di Venezia e in abbinata col prosecco.

Ma proprio su Venezia l’Unesco ha da tempo alzato il cartellino giallo del sito a rischio che verrà discusso tra poche settimane a Fuzhou (Cina) dopo aver bypassato con diplomatico silenzio la precedente scadenza del 2019 a Baku. Il sito Unesco si estende infatti all’intera conterminazione lagunare, città, isole, litorali e barene. Ma prevede anche la tutela della buffer zone, un’area cuscinetto estesa per una certa profondità nell’entroterra partendo dal bordo lagunare. Proprio quel bordo dove si inabisserà la stazione “ipogea” del cappio. Obbiettivo: non interferire col progetto di seconda pista proposta dalla società di gestione, la Save, che macina utili con la crescita del turismo e accresce il valore delle sue azioni.

Una stretta alleanza di interessi lega tra loro Aeroporto, Stazione Marittima e Regione Veneto, che possiede il 50 per cento delle azioni della società di gestione, la Vtp (Venice terminal passeggeri). In questo ambito si racchiude il circuito del turismo internazionale a basso costo ma alta frequentazione. Questi gli auspici del presidente Luca Zaia per il quale Venezia è il fondamentale hub di accesso destinato a mantenere il primato turistico nazionale della regione.

Venezia, un valore aggiunto da mettere a frutto, assai più che una città dove vivere. Col suo brand garantisce la visibilità sul mercato mondiale del turismo di massa di una intera regione che senza non avrebbe la visibilità che le riverbera il suo capoluogo. Questa la prospettiva per la città, usata con l’occasione del PNRR come simbolo di millenaria resilienza, che viene sventolata come vessillo in una intesa competitiva tra Comune e Regione.

Tassello dopo tassello si precisa così il disegno che rafforza l’irreversibile destino turistico per una città classificata metropolitana in virtù della specializzazione funzionale per ruoli distinti e separati del nucleo urbano centrale della regione. La cosiddetta PatreVe.

Nella lenta transizione dal declino industriale alla economia di servizi postindustriali, Venezia manifesta la sua dipendenza da una classe dirigente ormai esterna ed estranea alla vita urbana, ma decisa a determinare tutte le regole del gioco a proprio favore.

Luca Zaia inaugura la nuova linea ferroviaria elettrificata Venezia-Belluno. Per il presidente della Regione Veneto Venezia è il fondamentale hub di accesso destinato a mantenere il primato turistico nazionale della regione
Venezia, la mossa del “Cappio” a Tessera ultima modifica: 2021-06-12T17:26:44+02:00 da FRANCO MIGLIORINI

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