Il “pensatoio” del fare

Nasce SUMUS, un'organizzazione per Venezia che non offre né prescrizioni né soluzioni dall'alto, ma un nuovo approccio che può aiutare la città a scuotere la stagnazione a cui la condanna questa amministrazione.
PAUL ROSENBERG
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Quando diedi inizio a Campaign for a Living Venice (CFLV), nel 2016, l’accoglienza a Venezia fu dapprima piuttosto guardinga, se non sospettosa. Ci si domandava, preoccupati, prima di tutto chi fossi e che vantaggi avrei potuto trarre dal mio progetto. C’era chi si chiedeva se fossi Paul Rosenberg, il produttore hip-hop di New York (no), c’era chi si chiedeva se avessi un libro, un’opera d’arte o qualcos’altro da vendere insieme o come parte del lancio di CFLV (di nuovo no). Per fortuna non avevo né un prodotto da vendere né un secondo fine – e questo solo fatto consentì di valutare, per quel che era, il mio progetto. Seppi poi che l’accettazione successiva del mio intervento di straniero a Venezia era dovuta al fatto che esso non era in alcun modo prescrittivo. Non avevo un programma, nessun piano da condividere, nessun consiglio da offrire o dichiarazioni da fare. Ero semplicemente arrabbiato per quello che, da lontano negli Stati Uniti, vedevo accadere a Venezia (mi riferisco a quando l’UNESCO aveva minacciato di inserire Venezia nell’elenco dei siti a rischio di estinzione) e CFLV era l’unica cosa che io, traduttore americano, che ero stato a Venezia solo una volta, per quattro giorni, potevo mettere a disposizione. Così ho iniziato a tradurre in inglese notizie e saggi da Venezia, e continuo a farlo ancor oggi.

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Quello che ho imparato da questa esperienza, non solo per deduzione, ma dalle dichiarazioni dirette ricevute da alcune delle persone che ho conosciuto, è che i veneziani (almeno quelli dell’orbita a cui ho avuto accesso) sono abituati ai forestieri motivati da tornaconto personale, di solito finanziario – e verso i quali sono profondamente diffidenti – persone che cercano di farsi spazio nelle lotte di Venezia. Aggiungo anche che sembrano abituati – e ne sono pure parecchio stufi – a foresti che si presentano con prescrizioni e programmi calati “dall’alto”. Sono perfettamente in grado, i veneziani, di definire la propria agenda e chiedono solo un sostegno genuino e disinteressato ai loro sforzi.

Pensando alla recente presentazione alla stampa della nuova organizzazione SUMUS mi è tornata alla mente la mia esperienza e mi sono chiesto come sarà accolta SUMUS. Il 2021 non è il 2016, e non pretendo di poter prevedere – e neppure di conoscere i veneziani così bene – come potrebbero reagire. Tuttavia, vorrei fare alcune osservazioni su quelli che considero tratti unici che SUMUS mette in campo e che, credo, dovrebbero rendere SUMUS interessante a molti, a Venezia e oltre.

Senza ripetere l’intero comunicato stampa, vorrei mettere in rilievo alcuni elementi che maggiormente spiccano. Il primo è l’orientamento autoriflessivo dell’organizzazione. Evocando la famosa frase di Gandhi sull’essere tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo, i leader di SUMUS sembrano guidati dall’idea che il vero cambiamento inizia con loro – letteralmente – e con ognuno di noi. Un’altra frase citata è una massima di Einstein, quando afferma che non puoi risolvere un problema con lo stesso pensiero che l’ha creato. Così SUMUS inizia con l’esortazione a tutti noi a guardarci dentro e ad avere il coraggio di cambiare noi stessi e il nostro pensiero, come prerequisito per creare un cambiamento esterno. Trovo questo abbastanza avvincente, soprattutto data la tendenza attuale che vede le persone sempre più convinte di avere, LORO, “ragione” e gli altri non solo avere “torto” ma essere pure “cattivi”.

Queste idee non sono una novità, ma sono nuove nel contesto di un’organizzazione come SUMUS, che ha più un orientamento che un’agenda, ma allo stesso tempo desidera realizzare un cambiamento reale e concreto: vale a dire, un “Pensatoio del fare”.

La seconda cosa che colpisce è l’enfasi sulla ricerca di percorsi comuni attraverso uno sforzo concertato nell’ascolto senza pregiudizi. Nelle loro parole: sostituire “o” con “e”. Penso che questo approccio, specialmente ora, sia molto importante.

Userò un esempio molto attuale per illustrare perché. Il Comitato No Grandi Navi ha tenuto alle Zattere un’altra dimostrazione contro il ritorno delle navi da crociera, in particolare contro la prima nave da crociera a Venezia dopo 17 mesi (92 tonnellate e teoricamente in violazione di due decreti del governo) mentre usciva dalla laguna verso l’Adriatico. Nel frattempo i lavoratori dei terminal, esultanti nel rivedere una nave dopo un lungo periodo di disoccupazione, inscenavano una contro-protesta – Sì Grandi Navi.

La città è fragile e i posti di lavoro sono importanti. “E”. Entrambi sono giusti, in un certo senso, e infatti alcune delle possibili soluzioni per un nuovo terminal per le navi da crociera potrebbero effettivamente contemplare le navi fuori dalla laguna e allo stesso tempo preservare il lavoro, che sarebbe semplicemente trasferito. Non necessariamente un o o ma un sia sia. Questo sembra essere un tema maturo per l’approccio proposto da SUMUS – potrebbe essere un’area in cui si potrebbe essere in grado di portare parti opposte intorno al tavolo per parlare, cambiare se stessi e il loro pensiero, ed escogitare azioni congiunte reciprocamente accettabili? E se sì, come si rifletterebbe sul governo a cui spetta il controllo? Anche la politica può essere portata a questo tavolo?

SUMUS porta con sé non solo una rete internazionale consolidata di sostegni, ma anche un Quantum completo d’intelligenza artificiale che è già in uso a livello internazionale ai massimi livelli. Questa offerta di tecnologia avanzata è un tratto davvero distintivo di SUMUS e, a mio parere, la rende attraente, unica, e rappresentativa di un nuovo tipo di approccio, fondato sulla consapevolezza personale, sul dialogo aperto, sull’inclusività (non partigiana, apolitica, ecumenica) – e sull’alta tecnologia.

Deve far riflettere, tuttavia, il fatto che gran parte dell’attivismo che ho visto sembra aver luogo in un vuoto politico, quello creato dall’attuale intransigente amministrazione della città. Che non rispetta e snobba i consiglieri comunali dell’opposizione e ignora le loro tante proposte. Le municipalità emarginate, il potere è totalmente concentrato a Ca’ Farsetti, nelle mani del sindaco Brugnaro, i cui obiettivi per la città (sviluppo di alberghi e di un grande complesso sportivo e stadio sui suoi terreni ai Pili, oltre che la promozione del suo nuovo partito politico nazionale) sono completamente in contrasto con gli obiettivi e le aspirazioni dell’attivismo cittadino che ho visto. Quindi, certo, di tanto in tanto si ottengono piccole vittorie, ma la tendenza generale della città, che si vede dai risultati, è guidata dalll’amministrazioine fucsia.

Dato che la situazione politica è quella che è, brutta ora e tutt’al più incerta nel futuro, e dato che il peso del voto a Venezia e nelle isole è una mera frazione di quello della terraferma, mi sembra che ciò sollevi la questione critica di come non si riesca mai a parlare di ciò che dovrebbe essere fatto o a protestare per ciò che è stato fatto, solo per vedere l’amministrazione cittadina andare dove le pare. Come si possono realizzare azioni positive concrete e cambiamenti in una situazione politica siffatta, squilibrata e scoraggiante? Non lo so, ma la formula di SUMUS – autoconsapevolezza, ascolto e dialogo inclusivi, quantum IA – potrebbe aiutare a sciogliere il nodo.

Per riassumere, SUMUS ha sicuramente più da offrire a Venezia di quanto non abbia fatto io nel 2016, e l’organizzazione soddisfa il requisito di non cercare di trarre profitto dalla sua presenza a Venezia, così come quello di non proporre prescrizioni o progetti “dall’alto” . Piuttosto, SUMUS sembra offrire cuori e menti volenterosi, insieme a una tecnologia potente e all’invito rivolto ai veneziani di ogni ceto sociale a dar voce alle proprie opinioni ed esprimere i propri sogni. Ciò che potrà venirne fuori – come dovrebbe essere o come sarà – per ora non si sa, richiede fiducia nel processo – e nelle persone che l’attivano e lo sostengono – di cui Venezia, per non parlare del resto del mondo – penso possano davvero beneficiare. Per riconoscere tutto questo, avendo scelto di creare un ambiente e strumenti di espressione popolare e di dialogo, e soprattutto avendo indicato gli stessi veneziani come “l’alfa e l’omega” di ogni possibile progetto nella città e per la città, SUMUS merita, secondo me, il nostro sostegno. In altre parole… io m’iscrivo!

Il “pensatoio” del fare ultima modifica: 2021-06-13T15:26:30+02:00 da PAUL ROSENBERG

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1 commento

ytali. - SUMus: a new organization arrives in Venice 13 Giugno 2021 a 15:35

[…] Versione italiana […]

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