Gigi Buffon, il campione che parò anche il tempo

Vent’anni, un giro del mondo, una storia ineguagliabile e la voglia di volare ancora. Non esistono addii per chi è capace di rimettersi continuamente in gioco.
ROBERTO BERTONI BERNARDI
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Confesso che, all’inizio, non avevo preso bene l’ostinazione di Buffon nel voler continuare a giocare nonostante un’anagrafe che ormai parla per lui e gli ricorda ogni giorno le quarantatré primavere che si porta sulle spalle. Pochi per un uomo, moltissimi per un calciatore, sia pur non destinato al movimento in campo. Ancor più il mio scetticismo era aumentato quando si erano rincorse notizie circa un possibile passaggio di SuperGigi a qualche squadra americana o mediorientale: con tutto il rispetto per quelle realtà, meglio chiudere prima, all’apice della gloria, piuttosto che finire a coda di pesce, in contesti oggettivamente minori e la cui unica attrattiva è il denaro.

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Quando uno è stato Buffon, non può non tenere conto del proprio ruolo e di ciò che ha rappresentato agli occhi di milioni di persone in tutto il mondo. Molto più suggestiva sarebbe stata la partecipazione alla sarabanda di Mourinho, in una Roma ambiziosa e di sicuro protagonista nella prossima stagione. Anche in quel caso, tuttavia, sarebbe stato uno sgarbo nei confronti della società che lo ha reso grande e di cui è stato per vent’anni un simbolo e una bandiera. Poi è arrivato il Parma, e qui il discorso cambia radicalmente. Gigi Buffon si conferma, infatti, uno degli ultimi romantici, forse l’ultimo, in questo calcio sempre più mercenario.

Tornare dove tutto è cominciato, nella società in cui ha esordito contro il Milan a soli diciassette anni, il 19 novembre 1995, agli albori della Seconda Repubblica, quando ancora pagavano in lire, ha un valore speciale. Perché Gigi non torna a Parma per far soldi ma per aiutare la società cui deve tanto di ciò che è diventato a risollevarsi dopo un’amara retrocessione, al termine di una stagione nera. E così, vent’anni dopo, si ricompone il miracolo della provincia virtuosa: l’isola felice che tutti abbiamo amato sul finire degli anni Novanta. Nessuno dei compagni di squadra con cui Gigi giocava all’epoca è ancora in attività, le prospettive del club emiliano sono nettamente cambiate ma il suo ritorno ha un sapore di amarcord.

È un segno di gratitudine e riconoscenza, un atto d’amore, un gesto che viene dall’anima e costituisce un esempio per tanti ragazzotti assatanati di fama e di denaro, costi quel che costi. Colui che torna a Parma non è Buffon, la leggenda vivente, il campione del mondo, il vincitore di tutto e il portiere più forte della storia del calcio. A Parma torna Gianluigi, il ragazzo di diciassette anni che sognava un giorno di diventare Buffon: lo spirito è quello, la voglia e l’umiltà anche, e per quanto ormai la sua carriera professionale si sia consumata quasi per intero, è come se quel ragazzo che non aveva ancora finito le superiori avesse detto all’uomo maturo di farsi da parte perché voleva regalarsi un ultimo, ingenuo, meraviglioso sogno, la speranza di poter fermare l’orologio biologico e la concreta possibilità di riuscirci. Gigi riparte dalla B, come nel 2006: non lo fa per soldi, non ne ha bisogno, ma per rendere omaggio a chi lo ha lanciato, ai suoi primi tifosi, a chi si emozionerà nel rivederlo lì, anche se dei fasti di un tempo è rimasta ormai solo la memoria. Zoff appese i guantoni al chiodo a quarantuno anni perché, secondo lui, non si poteva parare anche il tempo; Gigi, al contrario, è convinto di poterci riuscire e finora il campo gli ha dato ragione. Vent’anni, un giro del mondo, una storia ineguagliabile e la voglia di volare ancora. Non esistono addii per chi è capace di rimettersi continuamente in gioco.

Gigi Buffon, il campione che parò anche il tempo ultima modifica: 2021-06-15T20:12:15+02:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
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1 commento

Giuseppe 16 Giugno 2021 a 16:51

Per chi ha giocato a certi livelli ed ha anche avuto soddisfazioni, non smetterebbe mai ; continua a piacergli tremendamente. Non fa nessuno sforzo, anzi. E’ continuare a vivere nella maniera esaltante che conosce.Per un portiere 43 anni non sono come un giocatore : molti portieri finirono tardi(vedi Zoff)

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