Autori veneziani di storie veneziane. In inglese

C'è un ritmo elegante nei racconti del “The Book of Venice”. Riflettono la vita dei veneziani, quelli che sono rimasti e quelli che se ne sono andati. Un paesaggio marino di emozioni che non danno mai per scontato lo stupore che suscita Venezia, anche se momentaneamente eclissato dai detriti della vita quotidiana.
JOANN LOCKTOV
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The Book of Venice: A City in Short Fiction, a cura di Orsola Casagrande, traduzione di Orsola Casagrande e Caterina Dell’Olivo

Alla fine succede. Venezia chiude alle 19.30. La città è ridotta a niente più che a un palcoscenico nel futuristico racconto d’apertura di The Book of Venice. Il racconto, di Samantha Lenarda, è ambientato nel 2084, i turisti soggiornano in una Venezia easy, acquistano biglietti giornalieri per avventurarsi in città e colpire un condannato con verdure marce. L‘“esodo finale“ s’è consumato e, a parte un pugno di mercanti che vendono cianfrusaglie turistiche, la civiltà veneziana non esiste più. Un modo provocatorio per iniziare una raccolta di racconti di autori veneziani, che decostruisce l’idealizzazione di Venezia in dieci interpretazioni letterarie.

I saggi, in chiave personale, di Cristiano Dorigo, Gianfranco Bettin e Roberto Ferrucci conferiscono un contesto contemporaneo a Venezia e alla sua relazione con un ambiente imprevedibile, non necessariamente propizio alla salute e al benessere dei residenti. Scrivono in modo avvincente, dettagliato, delle influenze che hanno plasmato le loro vite.

Carmen è una cantante, è la protagonista di Elisabetta Baldisserotto, è una donna che uno scroscio di pioggia può deprivare della sua “funzione primaria” nella vita. È una lavandaia, lava vestiti incessantemente, la sua esperienza è leggendaria e il suo dolore apocalittico, quando il suo lavoro è sconvolto da un furto. L’atto prosaico del bucato non è mai stato tanto poetico. La lasciamo, alla fine della storia, alla ricerca di qualcosa di prezioso che ha perso. Una metafora per Venezia? Forse.

Ginevra Lamberti litiga maliziosamente con una “nonna in un vestito rosa confetto”, con un frate missionario affabulatore e con un amico immaginario che dipinge ipoteche, nella sua deliziosa storia intitolata Why I Begin At The End [Perché comincio dalla fine]. Le sue intelligenti osservazioni offrono uno strato surreale alla nostra considerazione di ciò che serve per sopravvivere a Venezia.

C’imbattiamo infine nel commissario Nicola Aldani, l’irascibile veneziano della serie poliziesca Michele Catozzi, iniziata con la pubblicazione di Acqua morta, nel 2015. In A Farewell to Venice [Addio Venezia], Aldani si batte contro l’inevitabile trasferimento del commissariato da Venezia a Marghera, in terraferma. È insolente, temerario, burbero, insomma tutto ciò che speri sia un agente veneziano della omicidi. Solo quando un Aldani sott’assedio tira il fiato, nella sua amata altana – il suo “sancta sanctorum” -, capisci la forza della sua convinzione.

È un piacere raro poter leggere autori veneziani in inglese. Le loro esperienze di Venezia ci offrono una visione intima su un terreno che è allo stesso tempo familiare e irriconoscibile. La scrittura di Enrico Palandri è stata una rivelazione. Il suo racconto Atmospheric Conditions [Condizioni atmosferiche] è un caleidoscopio lirico di ricerca e desiderio. E se Marilia Mazzeo ti cattura in modo commovente nel finale in The Casket [Lo scrigno], il racconto di Palandri ti prende all’inizio. La storia è un adattamento del suo romanzo, Ages Apart, e ha istigato la mia ricerca tortuosa ma giunta buon fine di tutti e quattro i suoi romanzi pubblicati in inglese.

C’è un ritmo elegante nei racconti del The Book of Venice. Riflettono la vita dei veneziani, quelli che sono rimasti e quelli che se ne sono andati. Un paesaggio marino di emozioni che non danno mai per scontato lo stupore che suscita Venezia, anche se momentaneamente eclissato dai detriti della vita quotidiana.

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Autori veneziani di storie veneziane. In inglese ultima modifica: 2021-06-17T21:05:37+02:00 da JOANN LOCKTOV

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