Una legge per Saman

Se in Italia avessimo una legislazione sulla cittadinanza che prevede lo ius soli temperato, questa potrebbe svolgere anche un’azione “educativa” verso immigrati che arrivano da paesi con culture arretrate sui diritti delle donne e prevenire delitti e il perpetuarsi di relazioni parentali inaccettabili.
GIOVANNI INNAMORATI
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Ho esitato prima di scrivere queste riflessioni per i lettori di ytali, una esitazione dovuta non solo alla necessità di ragionare bene sulla vicenda, ma anche legata al pudore davanti alla morte, anzi all’omicidio (che sembra ormai accertato dagli inquirenti), di una ragazza. Mi riferisco all’uccisione di Saman Abbas da parte dei familiari, perché – come è riferito dalle cronache giornalistiche – non voleva accettare un matrimonio combinato.

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Il pudore dipende dal timore di strumentalizzare quella ragazza i cui occhi, a chi è padre e nonno come me, continuano a lanciare dai giornali una richiesta di aiuto e anche un atto di accusa per non essere riusciti ad impedire la tragedia. Ecco, le mie riflessioni sono iniziate proprio dalla domanda se non fosse stato possibile evitare il suo assassinio da parte dei familiari maschi con la complicità della madre. Mi sono dato una risposta positiva a questa domanda, con tutti i “forse” del caso: sì, forse, si sarebbe potuta scongiurare quella tragedia, come si sarebbero potute prevenire altre vicende analoghe, o altre ancora conclusesi magari senza un omicidio, ma con un altrettanto drammatico “rapimento” di una ragazza nata e vissuta in Italia da parte dei propri genitori, con il trasferimento forzato in un paese straniero, quello di origine della famiglia. 

Il “forse sì” alla domanda che mi sono posto, richiede una spiegazione, nella consapevolezza che potrebbe essere strumentalizzata, in modo simmetrico a come da destra la povera Saman sia stata usata per l’ennesima campagna di odio contro gli immigrati e in particolare contro quelli di religione islamica.

Leggendo e rileggendo la storia di Saman, via via emersa dalle cronache dei quotidiani, la prima affermazione da fare è che la ragazza voleva essere italiana (come lo era a tutti gli effetti). A testimoniarlo sono non solo lo stile di vita che desiderava seguire (studiare, frequentare la scuola, coltivare le amicizie, avere un fidanzato, ecc) ma anche il fatto che per difendere queste scelte si sia rivolta alle autorità per essere protetta dalle minacce incombenti della famiglia. Questo aspetto differenzia la storia di Saman da quella di altre ragazze figlie di immigrati che si sono scontrate con i genitori per il loro stile di vita e che hanno subito una fine altrettanto tragica.

Il primo passaggio logico del mio ragionamento è dunque il seguente: Saman è stata uccisa non solo perché non voleva accettare un matrimonio combinato e una deportazione in un paese straniero, ma perché voleva essere italiana. E il voler essere italiana implicava non accettare un matrimonio combinato. La prima causa della tragedia della piccola Saman è di aver voluto essere quello che effettivamente era, una normale ragazza italiana. Chi frequenta le scuole italiane, o gli oratori italiani, o le varie squadre giovanili di calcio o pallavolo italiane, sa che l’Italia è piena di Saman. Apolidi in patria.

Ponendomi la domanda se l’uccisione di Saman poteva essere evitata, col passar dei giorni è emerso in me questo ragionamento: se in Italia avessimo una legislazione sulla cittadinanza che prevede lo ius soli temperato, il cosiddetto ius culturae (chi è nato in Italia da genitori stranieri, acquista la cittadinanza italiana dopo un ciclo scolastico automaticamente), i genitori, al momento di approdare in Italia come immigrati, avrebbero saputo che le figlie non sarebbero potute essere proprietà loro, da scambiare per favorire accordi commerciali o tribali con altre famiglie del loro paese; avrebbero saputo che una figlia nata in Italia sarebbe stata una ragazza italiana e non una ragazza pachistana. Intendo dire che una legislazione che preveda lo ius soli svolgerebbe anche una azione “educativa” verso immigrati che arrivano da paesi con culture arretrate sui diritti delle donne, svolgerebbe un’azione preventiva non solo del delitto ma verso il perpetuarsi in Italia di relazioni parentali per noi inaccettabili. Nei confronti delle famiglie ostinatamente più arretrate lo ius soli fungerebbe da deterrente all’immigrazione in Italia.

In questi giorni sui giornali sono emerse altre storie non meno drammatiche, come quelle di ragazzine costrette ad abbandonare la scuola media e deportate come spose-bambine nei paesi di origine dei genitori (specie Pakistan e Bangladesh). Certamente già oggi esistono gli strumenti giuridici per strappare queste ragazzine a questo drammatico destino, ma noi tutti sappiamo che le comunicazioni tra scuola, servizi sociali e tribunali dei minori sono estremamente frammentarie, non codificate, lasciando all’iniziativa dell’insegnante e del preside la segnalazione. L’azione di prevenzione sul piano dell’educazione civica degli immigrati di una legislazione dello ius soli o ius culturae avrebbe degli effetti profondi e duraturi, assai più efficaci della repressione ex post.

Temo che queste riflessioni non abbiano cittadinanza nell’attuale dibattito pubblico italiano, in cui ciò che conta è avere un avversario da contrastare per poter esistere. Anzi avere in futuro altri casi Saman permetterà a certi partiti politici di fomentare l’odio verso gli stranieri, un facile strumento di consenso tra gli strati più fragili (economicamente e culturalmente) dei cittadini. La razionalità aristotelica è da tempo stata abbandonata da quando ci siamo infilati nella caverna di Platone, in cui è più comodo restare. Tuttavia da padre e da nonno mi piace immaginare che tra pochissimo tempo ci sarà una legge sulla cittadinanza che farà coincidere il diritto con la realtà fattuale, che farà sì che tutti i ragazzi italiani abbiano la cittadinanza italiana. Quella legge, nel mio sogno, si chiamerà Legge Saman, la ragazza italiana che voleva essere italiana. 

Immagini: Paolo D’Orazio (ringraziamo il Maestro per averci gentilmente concesso i diritti di pubblicazione)

Una legge per Saman ultima modifica: 2021-06-19T10:35:36+02:00 da GIOVANNI INNAMORATI

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1 commento

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adriana vigneri 19 Giugno 2021 a 13:13

Condivido le considerazioni di Innamorati. Occorrerà ulteriormente indagare perché le forze dell’ordine non sono riuscite a proteggerla. Non è la prima ragazza che fa questa fine per mano dei propri parenti stretti. I quali non sono in grado di sopportare il disonore che deriverebbe loro nell’ambiente di provenienza dal comportamento della figlia che rifiuta di sottomettersi e sottostare alle regole tradizionali.Arduo rieducarli tutti, a cominciare dalle madri. Ma almeno l’Italia dovrebbe mettere in chiaro, in modo efficace, che chi non vive secondo i dettami della Costituzione italiana in materia di diritti non può vivere in questo paese.

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