Roma e la Roma vent’anni dopo

Vent’anni fa la squadra giallorossa conquistava il suo terzo scudetto, dopo quello del ’42, in piena guerra, e dell’83. Vent’anni in cui la città stessa è cambiata profondamente. Non in meglio.
ROBERTO BERTONI
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Le bandiere, la festa, un popolo impazzito di gioia, Roma vestita di giallo e di rosso, le piazze invase dai tifosi fino a notte fonda, la magia dell’Olimpico che esplode tre volte ai gol di Totti, Montella e Batistuta, il fischio finale, il trionfo di Capello e, soprattutto, del presidente Sensi, gli speciali del Messaggero, lo spogliarello di Sabrina Ferilli al Circo Massimo, il calore e la passionalità che solo Roma è in grado di sprigionare: era il 17 giugno 2001, vent’anni fa, e la Roma conquistava il suo terzo titolo. Campioni d’Italia dopo esserlo stati nel ’42, in piena guerra, e nell’83, superando una delle Juventus più forti di sempre.

Diciannove anni dopo l’avversaria da battere è ancora la Juve, stavolta allenata da Carletto Ancelotti, rinforzata dai gol di David Trezeguet, il cecchino che a Rotterdam ha spento i sogni della Nazionale di Zoff e consegnato gli Europei del 2000 alla Francia, e con un potenziale offensivo impressionante. Zidane, Del Piero, Inzaghi, il già menzionato Trezeguet e in panchina uno dei tecnici più vincenti di tutti i tempi, senza contare l’abitudine dei bianconeri a vincere e gestire anche le situazioni più difficili: una squadra incredibile, con un gioco corale e spumeggiante. Purtroppo per Madama, però, Ancelotti a Torino non riesce a rendere al meglio, la Juve getta al vento troppe occasioni, tra cui lo scontro diretto del 6 maggio 2001 al Delle Alpi, mentre la Roma, costruita con rara maestria da Sensi e Capello, non sbaglia un colpo o quasi e si presenta alla vigilia dell’ultima giornata con 72 punti contro i 70 dei rivali.

Per quattordici minuti la Juve è campione d’Italia: gol di Inzaghi contro l’Atalanta. Al diciannovesimo del primo tempo, tuttavia, Francesco Totti porta in vantaggio i giallorossi e in quel momento si capisce che la dea Eupalla sta dalla parte della Roma. Da quel momento in poi, il pomeriggio trascorre senza particolari sussulti. La vittoria della Juve non basta, la Roma conquista con pieno merito un tricolore che le mancava da troppo tempo e il ciclo di Ancelotti alla guida della Vecchia Signora si chiude senza titoli.

Per una strana coincidenza, era la Roma dello juventino Veltroni, che però, da vecchio volpone, non esitò a condividere la gioia dei sostenitori romanisti, essendo oltretutto stato da poco eletto sindaco dopo aver sconfitto al ballottaggio Antonio Tajani, juventino a sua volta. Era una città felice, beneficiata dal buon operato di Rutelli e dai soldi del Giubileo e all’apice di una gloria che oggi appare lontana anni luce.

Vent’anni fa Roma volava, i quartieri erano vivi, la politica era ancora abbastanza forte, benché già piuttosto indebolita rispetto al passato, e di Mafia Capitale non si avvertiva alcun sentore. Non è un caso che la migliore stagione della città abbia coinciso con i successi delle sue squadre, in un contesto di felicità collettiva, condivisione, allegria e serenità interiore che si rifletteva nelle scelte di ogni giorno.

Non sappiamo dove possa arrivare José Mourinho, quali traguardi possa conseguire con il suo indubbio carisma e quali campioni sarà in grado di attirare. Il profilo capelliano ce l’ha, i Friedkin sembrano voler fare sul serio e i tifosi già sognano. Certo, la città sta vivendo una delle fasi più difficili della sua millenaria storia, fra la depressione per i troppi insuccessi patiti, ben al di là dell’ambito sportivo, e la crisi generata dalla pandemia.

Vent’anni dopo restano, dunque, i rimpianti per ciò che sarebbe potuto essere e, invece, non è stato, per i sogni perduti, le speranze tradite e il progressivo spegnersi di una città che avrebbe un disperato bisogno di riaccendersi. Sulla politica, non farei troppo affidamento. Quanto al vate di Setúbal, potrebbe invece regalare a una tifoseria appassionata, calorosa e scontenta come poche soddisfazioni inattese.

José Mourinho, lo special one, in sella a uno specialone in un murales a Testaccio, il cuore della tifoseria romana
Roma e la Roma vent’anni dopo ultima modifica: 2021-06-20T12:41:11+02:00 da ROBERTO BERTONI

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