Abbiamo ancora vent’anni?

In “Avrai vent’anni tutta la vita”, edito da Castelvecchi, Nicola Mariuccini, invisibile e indefinito, dialoga con un certo Luigino Reattino, dietro al quale si nasconde Luigino Scricciolo, dirigente di Democrazia Proletaria. Un caso giudiziario e mediatico, una vicenda che deve essere ricordata.
DIMITRI DELIOLANES
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È un dialogo serrato, tagliente, talvolta aspro. Come deve per forza essere il bilancio di tutta una vita. Non a caso il titolo è Avrai vent’anni tutta la vita. Un racconto dialogante, come fossimo al simposio dei filosofi greci, ma non è una discussione corale. Sono solo in due, l’autore e il suo interlocutore. Ambedue provati, feriti, commossi ma ansiosi di tirare fuori una storia, una storia importante. Magari anche arricchita da un briciolo di verità.

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Stiamo parlando di un libro costruito su una struttura teatrale, botta e risposta e spiegamento totale dell’argomento e di ogni obiezione. L’autore non lo sa ma è un autore teatrale. Lo dimostra in maniera eclattante questa sua ultima opera. Se però mi è concessa un’opinione personale, anche i suoi romanzi precedenti appartengono alla categoria delle opere teatrali. Ho avuto occasione di dirglielo di persona, più volte, ma non sono riuscito a convincerlo. Forse la cultura italiana perde un nuovo Pirandello. Forse. 

In questo libro, edito da Castelvecchi, l’autore è Nicola Mariuccini, ma nel testo rimane invisibile e indefinito mentre dialoga con un certo Luigino Reattino, dietro al quale si nasconde Luigino Scricciolo, un altro carissimo amico e compagno nella comune militanza in Democrazia Proletaria. Seduto l’uno di fronte all’altro, portano avanti una discussione profonda, catartica, come una confessione. 

La storia di Luigino dovrebbe essere nota, almeno ai meno giovani. Nell’apice della sua carriera politica, quando si stava impegnando con entusiasmo nell’ufficio rapporti internazionali della Uil, Scricciolo era rimasto implicato in una bruttissima storia di terrorismo e di spionaggio. Alla fine ne uscirà del tutto pulito, con piena assoluzione, ma intanto si sarà fatto parecchi decenni di carcere, con tentativi di suicidio e scioperi della fame. Avrà la salute distrutta, il matrimonio saltato per aria, molti amici e compagni persi per strada.

Noi oggi abbiamo accesso alle informazioni allora nascoste e ai nostri occhi il suo caso giudiziario e mediatico appare in tutto il suo splendore: una bufala sparata in un momento di disperazione da un parente brigatista caduto nelle mani della polizia e ansioso di ottenere il certificato di pentimento. Bufala condita con abbondante salsa, come si usa in questi casi. 

Siamo agli inizi degli anni Ottanta, in tempi oscuri e confusi. L’ondata della lotta armata aveva sconvolto non solo lo “stato imperialista delle multinazionali” ma tutta la società, sinistra compresa. Una volta recepita la malevola quanto falsa delazione, al potere politico e giudiziario non pareva vero di aver scoperto il “Grande Vecchio”, la prova dei presunti collegamenti tra le Brigate Rosse e gli agenti di Mosca, quei perfidi bulgari che saranno a lungo incolpati anche del tentativo di assassinio di Papa Woytila. Un’altra gigantesca bufala di cui pochi si ricordano. Tutti sapevano che in Piazza San Pietro aveva sparato un terrorista turco, Lupo Grigio e fanatico islamista, con un ricco curriculum di violenze in patria, al servizio dello stato profondo del suo paese. Un terrorista di stato, in poche parole. Ma non si poteva certo accusare l’alleata Turchia, roccaforte della Nato. La Bulgaria comunista invece era perfetta nel ruolo di mandante. La logica della Guerra Fredda, si sa, non è per niente logica e se per disgrazia uno rimane impigliato nei suoi ingranaggi non ne esce più. Ecco il destino di Luigino.

Nel libro questo inferno emerge con grande discrezione, sotto la forma della riflessione del recluso mentre gioca a scacchi. Il gioco strategico per eccellenza che è stato immortalato per sempre da Ingmar Bergman. Ma l’avventura giudiziaria non è l’unico argomento di discussione. L’autore scava, assedia e spreme Luigino perché cerca un sentimento, un’espessione, un’idea. Ma io ci ho visto anche la ricerca di un contenuto forte che sia di bilancio di tutta una generazione, quella del ’68, i miei fratelli maggiori. Perché la bufala è riuscita convincente? Perché i giudici e l’opinione pubblica hanno ritenuto credibile che un pacifico sindacalista di Democrazia Proletaria fosse un agente dell’Est? Quale costruzione ideologica ha inquinato lo spirito ribelle di allora? Domande di fronte alle quali nessuno di noi può dare una risposta secca. Mariuccini ci prova alla grande, con grazia e intelligenza. Leggete il libro, è breve, ha appena 59 pagine, e poi guardatevi negli occhi allo specchio. Abbiamo ancora vent’anni? Ne avremo per tutta la vita? Caro lettore, mio simile, fratello, de te fabula narratur


Immagini: Paolo D’Orazio (ringraziamo il Maestro per averci gentilmente concesso i diritti di pubblicazione)

Abbiamo ancora vent’anni? ultima modifica: 2021-06-21T13:06:44+02:00 da DIMITRI DELIOLANES

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