La ditta e la dotta. Conversazione con Riccardo Brizzi

Perché, nonostante tutto, la sinistra regge. Il giorno dopo delle primarie bolognesi.
ALFREDO BAGGIO
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[BOLOGNA]

È molto vero che oggi c’è una disaffezione generalizzata nei confronti della politica in Italia, ma le cose a Bologna sono diverse, soprattutto, lo sappiamo bene, quando è la sinistra a parlare.

Parole di Riccardo Brizzi, professore di storia contemporanea e di storia del giornalismo e della comunicazione politica presso l’Alma Mater. Rinomato politologo bolognese, esperto di storia politica europea, specificamente del contesto francese, pubblica con Il Mulino L’uomo dello schermo: De Gaulle e i media e più recentemente con Le Monnier Storia della coppa del mondo di calcio. Politica, sport, globalizzazione. Con Brizzi abbiamo conversato sulla situazione politica della città “dotta” dopo queste primarie di fuoco, che bene si accordano con il caldo di giugno che abbranca i bolognesi anche sotto l’ombra dei portici.

Riccardo Brizzi

In questo periodo, camminando per le strade del centro si notano solamente gazebo di Forza Italia, della Lega e altri partiti non di sinistra…
Molto banalmente la sinistra ha un radicamento maggiore in città e gli incontri si tengono principalmente nelle sedi storiche dei partiti. Il Pd, ad esempio, ha diverse sedi nei vari quartieri. La destra invece è costretta a usare i banchetti che, comunque, hanno origini antiche, risalenti all’Ottocento, e non è propriamente vero che la sinistra non ne faccia uso. È più semplice trovare un banchetto del Pd in zone più periferiche piuttosto che in centro, soprattutto in quartieri come Santo Stefano e Colli, che sono notoriamente più vicini al centrodestra.

E potrebbe essere che questo modo di fare campagna sia una delle possibili cause per le quali si sono visti i numeri del centrodestra farsi sempre più ingombranti in città negli ultimi anni?
Io non penso, credo invece che l’aumento delle percentuali sia congruente con quello che si registra in tutta Italia, è collegato a un trend nazionale. A ogni modo la presenza della Lega sul territorio emiliano non è una novità. Una decina di anni fa usciva Occupiamo l’Emilia: viaggio nella regione rossa, un documentario inchiesta sull’avanzata del Carroccio in Emilia-Romagna che consiglio di guardare per capire le dinamiche di questo fenomeno. Oggi comunque la Lega perde numeri e il partito di Giorgia Meloni li recupera per sé. Questo perché la Lega ha smesso di essere un partito di lotta ed è diventato un partito di governo.

Non c’è quindi il rischio che ora o nei prossimi anni possa riproporsi una situazione come quella del 1999 che vide soccombente la candidata del centrosinistra Silvia Bartolini a favore di Giorgio Guazzaloca?
Dubito fortemente si possa ripetere uno scenario come quello del ’99. Ricordo che in quegli anni il centrosinistra ancora non faceva delle vere e proprie primarie, anche se proprio in quell’anno ci fu una sorta di primaria “di prova” dei Ds. Le prime vere primarie furono fatte nella primavera del 2005 nelle regioni Puglia e Calabria per la scelta del presidente della giunta regionale. Comunque, tornando alla Bartolini e a Guazzaloca, il motivo per il quale fu scelto il secondo piuttosto che la prima fu che i bolognesi si sentirono traditi dalla scelta della candidata, che fu percepita come un’imposizione da Roma. Non aveva la stessa dimestichezza e conoscenza della città che poteva vantare Guazzaloca, chiamato benevolmente dai suoi concittadini “Il Guazza”. Lui aveva una personalità importante, era presidente della camera di commercio, era conosciuto un po’ da tutti, ma nonostante tutto vinse per un soffio. Altro fatto determinante della scelta fu che la Bartolini, oltre a essere appunto poco radicata in città, fu preferita a un altro possibile candidato di centrosinistra, bolognese doc, Mauro Zani. L’esperimento Guazzaloca a ogni modo non fu esattamente un grande successo, anzi, lasciò moltissimi delusi e simbolo del suo fallimento fu il progetto “Civis”, un autobus a guida ottica, comprato e mai utilizzato.

Il centrodestra attende l’esito delle primarie di centrosinistra prima di proporre il candidato, come pensa potrà proseguire la campagna elettorale che si concluderà in autunno?
Con la vittoria di Lepore le cose sono andate come previsto, anche se con un margine ridotto rispetto a quanto ci si aspettava e penso sia un dato decisamente rilevante. Questo esito riconferma ancora di più il bisogno di collaborazione tra le due parti perché non si può assolutamente ignorare l’alto numero di voti concessi alla Conti. Sarà necessaria questa collaborazione per affrontare la sfida con la destra, specie quella rappresentata dalla Meloni, che potrebbe superare la Lega, sia in Emilia che nel resto d’Italia. I candidati del centrodestra ancora non si conoscono, ma tra i nomi possibili troviamo quello di Andrea Cangini, ex direttore del Resto del Carlino e prediletto di Forza Italia. La sinistra però rimane forte, in tantissimi – più del doppio rispetto a Torino – hanno partecipato a queste primarie e, a scapito di bruschi cambi di rotta, l’esito del confronto appare abbastanza scontato.

Isabella Conti

Insomma, riprendendo le parole di Prodi, il sangue è scorso copiosamente, ma speriamo riesca a raggrumarsi rapidamente.
Lo speriamo sì. La metafora di Prodi penso fosse decisamente azzeccata e mi auguro che l’elettorato della Conti, nonostante si sia dimostrato meno fedele alla linea rispetto ai sostenitori di Lepore, continui a sostenere il centrosinistra e non imbocchi un’altra strada. Lepore comunque, con il sostegno di oltre il novanta per cento del Partito democratico, a parte qualche nome importante, come l’assessore Lombardi, ha costruito un alleanza molto vasta. Gli elettori della Conti invece sono i delusi dal Pd e il timore appunto che escano dall’alleanza di centrosinistra è fondato. Anche lei comunque aveva nomi importanti a sostenerla, soprattutto in ambito regionale, come l’assessore alla cultura Mauro Felicori e l’eurodeputata ed ex vicepresidente della regione Elisabetta Gualmini.

Pensa infine che l’ipoteca renziana che pesa sopra il capo di Isabella Conti possa continuare a creare dissapori e un possibile distanziamento di quest’ultima dal centrosinistra, alla ricerca di spazi più accoglienti?
Isabella Conti è emiliana, ama Bologna che ha sempre e comunque una tradizione “rossa” e credo che, nonostante venga guardata con grande sospetto da molti per il suo vassallaggio renziano, non intenda fare passi indietro. Ha più volte confermato la sua volontà a collaborare e la volontà di smarcarsi dal “bacio della morte” di Renzi. Gli esiti di queste primarie ci mostrano che gli equilibri sono meno definiti e più fragili di quanto credessimo, sintomo di grande malessere del centrosinistra. Sarà solo una sentita collaborazione tra le parti che permetterà lo svolgimento di un buon lavoro, che soddisfi pienamente le aspettative dei bolognesi.

La ditta e la dotta. Conversazione con Riccardo Brizzi ultima modifica: 2021-06-21T18:34:32+02:00 da ALFREDO BAGGIO
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