Un’Italia bearzottiana ma andiamoci piano con l’ottimismo

Gli azzurri si stanno ritagliando, giorno dopo giorno, vittoria dopo vittoria, il ruolo dei favoriti o, comunque, della grande rivelazione del torneo. Ora, però, fermiamoci qui e andiamoci piano con gli elogi. Proprio questo clima d'entusiasmo ed eccessivo ottimismo potrebbe, infatti, rivelarsi dannoso.
ROBERTO BERTONI
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Abbiamo vinto tre partite su tre, segnato sette gol subendone zero, mostrato un gioco sublime, soprattutto nelle prime due partite contro Turchia e Svizzera, e visto all’opera praticamente l’intera rosa, a dimostrazione di quanto sia abile Mancini nel cementare il gruppo e nel creare una coesione interna che potrebbe rivelarsi decisiva andando avanti. Almeno fino a questo momento, nessuna nazionale ha fatto meglio della nostra. Non la boriosa Francia, fermata sabato dalla volenterosa Ungheria di Marco Rossi. Non il Belgio, che ha espresso un gioco interessante ma non certo da spellarsi le mani. Non la Germania, che ha sì segnato quattro gol al Portogallo ma ci pare comunque una compagine consunta, tenuta insieme unicamente dall’indomito carattere che le è proprio. Meno che mai l’Inghilterra, probabilmente come al solito sopravvalutata.

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Insomma, l’Italia del Mancio si sta ritagliando, giorno dopo giorno, vittoria dopo vittoria, il ruolo della favorita o, comunque, della grande rivelazione del torneo. Ora, però, fermiamoci qui e andiamoci piano con gli elogi. Proprio questo clima d’entusiasmo ed eccessivo ottimismo potrebbe, infatti, rivelarsi dannoso. Basti pensare che nell’’82, dopo il girone di Vigo, ci davano per morti e, invece, vincemmo i Mondiali.

All’epoca decisivo fu il trasferimento dall’atlantica Galizia alla mediterranea Barcellona, tutta sole, cuore, colori e passione del pubblico. Stavolta, tuttavia, è diverso. Addio Roma: comunque vada, da adesso in poi, dovremo giocare lontano dalle mura amiche. E Wembley non è certo uno stadio per cuori deboli: compie una selezione naturale, a prescindere dalla forza degli avversari. Oltretutto, se finora abbiamo potuto fare calcoli, cosa che non abbiamo fatto grazie alla saggezza e alla bravura del Mancio ma che ci saremmo in qualche modo potuti permettere, d’ora in poi sarà dentro o fuori.

Nessun errore sarà più ammissibile, nessuna sbavatura potrà essere tollerata, nessun calo di concentrazione potrà essere indolore. Pertanto, bisogna stare attenti e ricordarsi da dove veniamo. Questa Nazionale, che oggi fa bene all’anima di un paese squassato da un anno e mezzo di pandemia, è figlia del disastro del 2017: è nata sulle macerie della mancata partecipazione ai Mondiali di Russia 2018 ed è bene tenerlo a mente quando, inevitabilmente, ci imbattiamo in qualche titolo esagerato o in qualche previsione che non tiene conto delle difficoltà che saremo chiamati ad affrontare. Stiamo maturando come gruppo, questo sì, con i veterani che prendono per mano i più giovani e un centrocampo che non si vedeva dal 2006, tanta è la classe e l’abbondanza a disposizione del commissario tecnico.

La difesa, finché reggono Bonucci e Chiellini, è a prova di bomba, considerando anche che Donnarumma è sì un assistito di Raiola ma è anche uno dei migliori portieri al mondo. Quanto all’attacco, non siamo più nell’era del centravanti statico che la butta dentro. Già nel 2006, per dire, Toni e Gilardino segnarono tre gol, cui si sommarono le reti di Iaquinta, Totti e Del Piero, ma a decidere le sfide decisive di quel torneo furono le reti di Grosso e Materazzi, ossia due difensori. Fatto sta che non abbiamo un Lukaku o un Mbappé e, in eventuali sfide con le rispettive corazzate, senza nulla togliere all’ottimo Ciro Immobile, questa carenza potrebbe crearci qualche problema. Staremo a vedere.

L’importante, come detto, è non perdere mai di vista da dove nasce questo miracolo e come ci sentivamo tre anni fa, quando le migliori nazionali al mondo si divertivano e noi eravamo costretti ad assistere da casa alla rappresentazione plastica del nostro fallimento.

Un’Italia bearzottiana ma andiamoci piano con l’ottimismo ultima modifica: 2021-06-21T13:30:04+02:00 da ROBERTO BERTONI

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