Diritti in campo

Considerazioni sui giocatori che non si sono inginocchiati in solidarietà con Black Lives Matter e sullo stadio di Monaco che non sarà illuminato con i colori arcobaleno.
ROBERTO BERTONI BERNARDI
Condividi
PDF

Non è stata una bella immagine quella della Nazionale italiana che, mentre i giocatori gallesi erano tutti inginocchiati per manifestare contro il razzismo, erano per metà in piedi e per metà in ginocchio, rappresentando involontariamente le divisioni che affliggono questo paese su un tema sul quale dovremmo essere, invece, tutti d’accordo. L’idea che si possa discutere se essere razzisti o meno, infatti, non sta né in cielo né in terra: non c’entra la destra, il centro o la sinistra ma la dignità umana, e di fronte a un valore così universale ciascuno dovrebbe ammainare la propria bandiera.

ytali è una rivista indipendente. Vive del lavoro volontario e gratuito di giornalisti e collaboratori che quotidianamente s’impegnano per dare voce a un’informazione approfondita, plurale e libera da vincoli. Il sostegno dei lettori è il nostro unico strumento di autofinanziamento. Se anche tu vuoi contribuire con una donazione clicca QUI

Naturalmente, non è stata bella nemmeno l’immagine di una politica litigiosa e insulsa che non ha perso occasione per dare il peggio di sé, dividendosi in maniera speciosa e creando solo caciara, forse nel tentativo, peraltro vano, di ritagliarsi un ruolo in uno scenario ormai occupato in pianta stabile da Draghi e dalla sua azione di governo, con i partiti ridotti a una funzione meramente ancillare e il Parlamento di fatto esautorato delle proprie funzioni dalla preponderanza di Palazzo Chigi. 

Incredibile ma vero, tuttavia, c’è chi è riuscito persino a far peggio. Parliamo di Ceferin, il tizio che in aprile, per via dell’improvvida decisione di alcuni grandi club di dar vita a quella schifezza della Superlega, era passato per alcuni giorni per lo strenuo difensore dei diritti dei deboli e degli oppressi.

La UEFA, la stessa organizzazione che ha come motto implicito “the show must go on”; la stessa organizzazione che non ha esitato ad assegnare la finale di Champions a Istanbul, ossia alla Turchia di Erdoğan, salvo poi dover spostare la partita a Oporto a causa del Covid; la stessa organizzazione che nel 2004 costrinse i giocatori delle squadre spagnole a scendere in campo il giorno degli attentati di Madrid; la UEFA, dicevamo, ha impedito ai tedeschi di illuminare con i colori della bandiera arcobaleno lo stadio di Monaco di Baviera.

Ora, chiunque conosca la Baviera e la sua storia sa benissimo che non stiamo parlando di un land di sinistra ma della culla del conservatorismo della Csu, le cui posizioni, anche sul tema dei migranti, sono talvolta aberranti. Fatto sta che la Germania è chiamata a giocare l’ultima partita del proprio girone contro l’Ungheria di Orbán, autore di un’infinità di leggi liberticide, tra cui l’ultima sulla spiegazione dell’omosessualità ai minori. Ebbene, Ceferin cuor di leone ha pensato bene di impedire manifestazioni politiche, come se fosse inopportuno ricordare a un personaggio che non dovrebbe far parte dell’Unione Europea – essendo in palese contrasto con i valori fondanti della stessa – e contro cui si sono scagliati ben quattordici paesi del Vecchio Continente – tra cui, buon ultimo, il nostro – che certe leggi sono disumane e intollerabili.

Quest’idea contemporanea che i giocatori debbano pensare solo a divertirsi in campo, che non debbano manifestare le proprie opinioni politiche e che, di fatto, la politica non debba esistere perché è sempre meglio lasciar perdere ricorda tanto il motto di fascistissima memoria secondo cui: “Qui non si fanno previsioni né discussioni di alta politica o di alta strategia. Si lavora”. No, qui si parla eccome di politica. Se ne parla dicendo no al razzismo, dicendo no all’omofobia, dicendo sì al Ddl Zan, checché ne pensi il Vaticano, e spiegando apertamente le proprie ragioni. Senza contare che anche solo aver pensato di sanzionare il portiere tedesco Neuer per essersi presentato in campo con la fascia da capitano arcobaleno dà la misura di chi sia Ceferin e di cosa sia diventata la UEFA.

Duole dirlo, ma la depoliticizzazione, la perdita di senso civico e lo strapotere di una certa tecnocrazia nei confronti della rappresentanza democratica, evidenziate plasticamente anche dall’incomprensibile timidezza degli olandesi sul tema del Black Lives Matter, stanno mettendo a repentaglio il nostro stare insieme. L’Europa, e l’Italia in particolare, ha il dovere di ribellarsi a tutto questo, di riaffermare il principio della libertà d’espressione e di liberarsi di stati che, con ogni evidenza, non rispettano gli standard minimi necessari per far parte della nostra comunità. Con meno di questo, non saremo mai altro che un’espressione geografica. 

Diritti in campo ultima modifica: 2021-06-23T16:29:09+02:00 da ROBERTO BERTONI BERNARDI
Iscriviti alla newsletter di ytali.
Sostienici
DONA IL TUO 5 PER MILLE A YTALI
Aggiungi la tua firma e il codice fiscale 94097630274 nel riquadro SOSTEGNO DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE della tua dichiarazione dei redditi.
Grazie!

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento