E l’Unesco non balbetta più

FRANCO MIRACCO
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Giovanni Leone, nel suo L’Unesco avverte: Venezia in pericolo, con la logica coerente e competente di chi conosce assai bene la complessa questione Venezia, ha scritto ieri su ytali “l’Unesco sembra finalmente approdare a una presa di posizione senza se e senza ma: fuori le navi dalla laguna di Venezia, anzi da Venezialaguna, un habitat unitario che va tutelato, dall’acqua alta, dalla marea di turisti e da tutte le attività economiche incompatibili con il suo delicato equilibrio”. Ma nel leggere oggi notizie e commenti a proposito del documento preparatorio alla sessione annuale dell’Unesco (si terrà fra un mese), si coglie chiaramente il solito rischio di un approccio al caso Venezia imbastito avente a modello il vestito d’Arlecchino, che purtroppo comprova il perché questa città abbia per sindaco Brugnaro, sempre in prima fila se c’è un Carnevale.

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Così ecco una politica (politica?) che confeziona un abituccio con un “colore” per chi si occupa o si occuperà del Porto, e un altro “colore” per il commissario al Mo.S.E. (sarebbe questo il vero nome del sistema di paratoie), quindi altri “colori’ a piovere per commissariare il Consorzio Venezia Nuova o per la bretella ferroviaria tra Mestre e l’aeroporto Marco Polo o per un qualcosa che non si sa (ma che la Lega vuole fortemente) a Porto Marghera e dintorni, e di cui ben si capisce la ragione di fondo. Da ultimo, sembra appiccicarsi sul vestito di Arlecchino anche una “pezza” improvvisata dal prefetto Vittorio Zappalorto, che vorrebbe convocare gli “Stati generali della città sul Dossier Venezia”.

Attivisti e simpatizzanti del comitato NoGrandiNavi in Laguna vanno incontro alla MSC Orchestra, a bordo di piccole barche e sventolando bandiere NoGrandiNavi, durante la navigazione del transatlantico lungo il Canale della Giudecca, 5 giugno 2021 (foto di Andrea Merola)

Normalmente chi sfodera la nozione più che datata degli Stati generali lo fa sia perché non ha alcuna idea o progetto concreto da proporre (nel caso su Venezia), sia perché vuole solo perdere e far perdere tempo senza correre alcun rischio politico innanzitutto per se stesso. Di questo prefetto si ricordano, in ogni caso, vaghezza operativa e tante chiacchiere in materia di una non distratta vigilanza sui pericoli del contagio da virus, ma soprattutto una qual certa inefficacia sul tema dei pesantissimi problemi dei trasporti pubblici nelle aree lagunari e di terraferma. Ora, che il Cielo mi perdoni, da Zappalorto a Proust, l’immortale scrittore. Paul Morand, accademico di Francia, dalla faconda carriera letteraria, per tutta la vita legato a Venezia, nel 1971 pubblicò Venises. Morand, che fin da giovane ebbe il privilegio di una emozionante familiarità con Marcel Proust, ha scritto nelle sue “Venezie” questo pensiero, che a me suona estremamente significativo:

Sembra inimmaginabile che alla fine del 1919 Proust si senta ancora in difficoltà nel cercare di pubblicare su un qualche giornale un suo articolo su Venezia, nella speranza che, umilmente, “potesse essere accettato”. Durante tutta la sua vita, Proust si diede a Venezia… Proust aveva la vocazione di Venezia.

Tutt’altro che facile o semplice dunque parlare o scrivere di Venezia, ma giunti al punto in cui ci troviamo, è bene che ci sia chi lo voglia o sappia fare. E chissà quali saranno state le difficoltà veneziane di Proust! Noi limitiamoci a quelle esposte e analizzate da Leone, più che sufficienti a farci capire le strade da percorrere se, umilmente, volessimo dare risposte credibili, utili, non più procrastinabili a quanto richiede un’autentica “vocazione” per il futuro delle nostre Venezie. Una vocazione che non sentiamo nelle parole del ministro Dario Franceschini, parole che hanno messo giustamente in sospetto Giovanni Leone:

Abbiamo già fatto un passo importante nell’ultimo decreto legge con la destinazione definitiva dell’approdo delle grandi navi fuori dalla laguna, adesso credo vada fatto di più su come impedire da subito il passaggio delle grandi navi nel canale della Giudecca.

Attivisti e simpatizzanti del comitato NoGrandiNavi in Laguna vanno incontro alla MSC Orchestra, a bordo di piccole barche e sventolando bandiere NoGrandiNavi, durante la navigazione del transatlantico lungo il Canale della Giudecca, 5 giugno 2021 (foto di Andrea Merola)

Una simile affermazione, che correttamente Giovanni chiede sia smentita o rettificata dal ministro alla Cultura, ci fa capire che molte forze politiche ed economiche sono per “imbrogliare” l’Unesco e tutti coloro che vivono nella vocazione per Venezia, e lo farebbero col limitarsi a impedire “il passaggio” nel Bacino di San Marco e nel Canale della Giudecca. Su questa linea, che è quella che vuole l’approdo delle Grandi Navi lungo le rive del Canale dei petroli o del cosiddetto Sentiero luminoso, si trovano Brugnaro, Fratelli d’Italia, la Lega di Zaia, non a caso interessato alle aree postindustriali di Porto Marghera, e con loro non pochi altri, compresi quelli ingenuamente fiduciosi di tempi brevi nel realizzare un temporaneo spostamento del mondo delle Crociere sui bordi di scenari tipici della più triste archeologia industriale. Se si crede in “una destinazione definitiva dell’approdo delle grandi navi fuori dalla laguna”, si dice che ciò che necessita è una enormità progettuale sotto ogni punto di vista, e che andrebbe promossa, seguita, controllata e finanziata puntualmente da tutti coloro che vogliono la Venezialaguna salvaguardata velocemente, cioè per davvero e con orizzonti temporali misurabili su più e più generazioni.

Attivisti e simpatizzanti del comitato NoGrandiNavi in Laguna vanno incontro alla MSC Orchestra, a bordo di piccole barche e sventolando bandiere NoGrandiNavi, durante la navigazione del transatlantico lungo il Canale della Giudecca, 5 giugno 2021 (foto di Andrea Merola)

Per il futuro della vastissima area di Porto Marghera c’è bisogno di ben altro che di temporanei e devastanti e costosissimi approdi per le Grandi Navi. E dire che la Biennale Architettura, con il bellissimo Padiglione galleggiante nel bacino dell’Arsenale, già nel 2004 fece vedere, conoscere e capire che cosa significhi realizzare un Waterfront degno di questo nome e della migliore cultura architettonica, nel più assoluto rispetto dell’ambiente e di una città come Venezia. Come si sa, se colpe ci sono e ci furono queste non vanno solo e sempre attribuite alla destra, alla voracità degli interessi economici e finanziari, ma anche a una estesa pochezza culturale e politica di cui, oggi e domani, paghiamo e pagheremo i costi. Andrea Martella, che si è impegnato realmente e con una sensibilità culturale, politica, istituzionale più che indispensabile nell’ottenimento dell’Agenzia per Venezia, alla luce della presa di posizione dell’Unesco, dice:

L’Agenzia per Venezia è un organismo che può dare alla laguna una gestione unitaria. E statale come è statale il Mose, ma è prevista un’ampia rappresentanza degli enti locali. È la cabina di regia politica e tecnica per la gestione della laguna. Anteporre a questa prospettiva per il futuro di Venezia interessi di parte, impuntature su nomi e cariche, è veramente controproducente. Gli strumenti per adempiere alle raccomandazioni dell’Unesco, insomma, ci sono.

E allora che si faccia al più presto l’Agenzia per Venezia, ma subito dopo le navi fuori dalla laguna. Soltanto così si otterrebbero l’utilità e i risparmi che giustificherebbero i costi del sistema Mo.S.E. Anche pensando alla urgentissima protezione di tutta la Basilica di San Marco, finalmente difesa dalle maree alte e non solo da quelle eccezionali. 

E l’Unesco non balbetta più ultima modifica: 2021-06-23T20:35:28+02:00 da FRANCO MIRACCO

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