Italia-Austria. Boicottiamo chi non s’inginocchia

Chi non s'inginocchia contro il razzismo deve darne conto, spiegare perché lo fa. Non prendere posizione contro il razzismo è inaccettabile. Pretendiamo di più dai nostri calciatori!
MATTEO ANGELI
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Salvo sorprese, oggi i giocatori d’Italia e Austria saranno tutti in piedi prima dell’inizio della partita. Nessuno dei ventidue s’inginocchierà contro il razzismo. Non ci sarà alcun gesto di solidarietà verso #BlackLivesMatter, il movimento per i diritti degli africano americani. Una protesta questa diventata globale soprattutto dopo l’assassinio di George Floyd, per mano della polizia, nel maggio 2020. 

Né la Federcalcio italiana né la sua corrispondente austriaca hanno infatti chiesto all’Uefa il permesso di lasciare inginocchiare le loro squadre prima dell’ottavo di finale. Una partita che si terrà a Wembley, nell’Inghilterra dove invece l’inginocchiarsi prima del fischio d’inizio è un gesto molto sentito. 

Si tratta di un rito che esiste già da alcuni anni nel mondo dello sport statunitense, ma che nel nostro continente ha cominciato a diffondersi solo lo scorso anno, dopo l’omicidio di George Floyd. Epicentro della protesta proprio la Premier League inglese, dove da più di un anno le squadre, ma non tutti i loro giocatori, continuano a inginocchiarsi negli stadi vuoti, a causa della pandemia.

Una forma di tributo ripresa quindi dalle nazionali di calcio inglese e gallese, che l’hanno esportata agli Europei, portando il tema della lotta al razzismo in mezzo a stadi. Sulle cui tribune siede anche una parte di tifoseria fascista, ritornata a gridare dopo la pausa obbligata dal Covid-19. Come spiegare altrimenti i fischi che la nazionale inglese s’è presa dai suoi propri tifosi, in seguito alla scelta di continuare ad inginocchiarsi? 

Fischi che la compagine ha cominciato a sentire già nelle amichevoli di preparazione agli Europei, al punto che prima dell’inizio del torneo la federazione inglese era dovuta intervenire per invitare i tifosi a riflettere sul messaggio (razzista) che stavano veicolando. Poco conta, i fischi sono continuati a piovere in tutte le partite in cui l’Inghilterra ha preso parte, nonostante pure il primo ministro britannico Boris Johnson sia intervenuto per invitare i supporter a sostenere la loro squadra.

Mentre la nazionale inglese ha scelto di andare avanti con il suo gesto, quella francese ha invece ceduto alle pressioni della politica di destra ed estrema destra. I Blues hanno infatti prima annunciato e poi ritirato l’impegno a inginocchiarsi nella partita inaugurale contro la Germania, nonostante l’avessero già fatto in precedenza. Troppo forte la pressione di politici e intellettuali di estrema destra, che hanno lanciato sui social la campagna #BoycottEquipedeFrance (#BoicottaLaNazionaleFrancese) e invitato i connazionali a non guardare quello che definiscono un gesto di sottomissione. 

In questi Europei, il gesto di mettersi in ginocchio è stato adottato dalla nazionale inglese, da quella belga e da quella gallese. Perciò per gli italiani il problema non s’è posto fino all’incontro col Galles di domenica scorsa. In quell’occasione, tutti i componenti della squadra gallese hanno compiuto il gesto, mentre per l’Italia si sono inginocchiati solo cinque giocatori. Un’immagine che ha suscitato sconcerto, dividendo tifo e opinione pubblica.

Al punto che ora continuare a restare in piedi è un’opzione molto rischiosa. Lo sanno bene i calciatori italiani, con il difensore azzurro Leonardo Bonucci che ancora ieri sera diceva:

Quando torniamo in hotel abbiamo una riunione tutti insieme, ne parleremo stasera e decideremo cosa fare. 

Anche il c.t. Mancini ha cercato di dribblare la questione, dicendo di non volerne parlare e di essere per la libertà di scelta dei giocatori in proposito. 

La posizione che va per la maggiore è quella dell’ex allenatore del Milan e neo-tecnico del Real Madrid, Carlo Ancelotti, che ha affermato:

Inginocchiarsi prima della partita? Da noi in Inghilterra è diventata un’abitudine, lo facciamo da un anno e mezzo e non c’è alcuna discussione sul punto. Io la penso così sull’argomento: non è fondamentale inginocchiarsi per qualche secondo. Non si risolve la questione. Il tema vero è: educare le nuove generazioni alla questione del razzismo che è ancora presente nelle nostre società. E su questo bisognerebbe discutere e intervenire.

Nessuno intende risolvere la questione, ma semplicemente porla all’attenzione, e farlo con la potenza comunicativa che hanno i campioni dello sport, che sono anche dei modelli, per i giovani, di fronte alle grandi platee delle contese sportive.

Se fosse un atto irrilevante, perché mai chi vi si oppone lo fa con la veemenza minacciosa verso i giocatori che si inginocchiano? Tesi come quella di Ancelotti cercano di sottrarre il mondo del calcio dal dibattito politico che sta tenendo banco in questi giorni. Perché mai gli stadi dovrebbero continuare a essere un’oasi indisturbata per razzisti e fascisti, che possono permettersi di fischiare contro chi onora le vittime della discriminazione?

Se come dice Ancelotti bisogna educare le nuove generazioni, non basta discutere e intervenire. L’esempio conta e una presa di posizione della nazionale di calcio può contribuire a fare la differenza. Allo stato attuale delle cose, non inginocchiarsi per onorare le vittime del razzismo equivale a piegarsi di fronte a razzisti e fascisti che sugli spalti s’indignano per questo gesto.

Restare equidistanti vuol dire continuare a girarsi dall’altra parte. Il fatto che un tale gesto, che non costa niente, causi tante polemiche, la dice lunga sul razzismo sistemico che permea le nostre società e sul grande bisogno che ha il mondo del calcio di una presa di coscienza sul tema. 

I calciatori sono seguiti da milioni di persone, possono smuovere l’opinione pubblica. Inginocchiarsi, per loro, è tutt’altro che un gesto inutile, come vorrebbe far credere Ancelotti. Il calcio non può smarcarsi, limitandosi a essere sempre solo divertimento. Chi non si inginocchia contro il razzismo deve darne conto, spiegare perché lo fa. Non prendere posizione contro il razzismo è inaccettabile. Pretendiamo di più dai nostri calciatori!

Gli azzurri non vogliono inginocchiarsi? Sono liberi di farlo. Ma chi non è razzista è padrone di non vederli giocare e di fare passaparola perché la partita non sia vista. 

Italia-Austria. Boicottiamo chi non s’inginocchia ultima modifica: 2021-06-25T23:29:33+02:00 da MATTEO ANGELI

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