Dopo Merkel, continuità o cambiamento? La sfida dei programmi

Cdu-Csu e Verdi sono i partiti in testa ai sondaggi. Cosa propongono per il futuro della Germania? Quali sono i punti in comune e quali invece le maggiori divergenze?
MATTEO ANGELI
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Quando mancano novanta giorni alle elezioni per il rinnovo del Bundestag, tutte le forze politiche tedesche hanno finalmente presentato il loro programma. Un vecchio gesto della politica? Forse, ma in Germania le promesse elettorali vengono ancora prese sul serio. Soprattutto ora che, dopo sedici anni ininterrotti di cancellierato, Angela Merkel cede il timone. In tal senso, non è un caso che lo schieramento della cancelliera – la Cdu-Csu – sia stato l’ultimo a mettere nero su bianco la propria proposta per il futuro. 

Per Armin Laschet, nuovo leader dei cristiano democratici, non deve essere certo stato facile avanzare una visione che si vuole al contempo di continuità e cambiamento. “Il programma per la stabilità e il rinnovamento”, è questo il titolo del documento di centotrentanove pagine che lunedì scorso il politico della Cdu ha ufficialmente presentato insieme a Markus Söder, capo della Csu.

Vogliamo modernizzare il paese, è il mantra di Laschet. “Modernizzare”: una parola che va bene per ogni stagione politica e per ogni futura coalizione. Un obiettivo sufficientemente vago per trovare un equilibrio tra pragmatismo e ambizione, tra conservazione e progresso. I Verdi, che sono il principale avversario dei cristiano democratici, hanno adottato una strategia simile. Nel congresso di due settimane fa, durante il quale hanno votato il loro programma, le posizioni più radicali sono state messe da parte, con lo scopo di lasciarsi aperte più porte possibili per il post-voto. 

Armin Laschet (a sinistra) e Markus Söder (a destra) in occasione della presentazione del programma della Cdu

Il partito della cancelliera ha scelto di mettere in cima al proprio programma la politica estera. Dal punto di vista della forma, si tratta di una scelta di rottura con il passato, perché nella storia recente della Cdu-Csu il tema non è mai stato così in alto nell’agenda. Dal punto di vista dei contenuti, invece, il messaggio è chiaro: si vuole continuare il cammino tracciato da Merkel – gigante sulla scena internazionale, per sfruttarne al meglio l’eredità. Varie questioni internazionali preoccupano sempre di più l’opinione pubblica tedesca: l’ascesa della Cina, l’instabilità ai confini orientali dell’Europa e l’irrigidimento del regime russo, i flussi migratori dal continente africano e, in Europa, la minaccia populista, con in Francia Marine Le Pen che l’anno prossimo cercherà di scalzare Emmanuel Macron. 

La Germania deve continuare a contribuire alla stabilità di un ordine mondiale basato sulle regole e sui valori universali, si legge. Come? Attraverso il rafforzamento delle relazioni con gli Stati Uniti, di quelle con i partner orientali dell’Unione europea, mediante un confronto fermo e costruttivo con la Russia, attraverso un miglioramento della cooperazione allo sviluppo nei paesi a sud del Mediterraneo. Si ribadisce anche l’attaccamento alla NATO e ci si ripromette di rafforzare l’esercito tedesco, aumentandone il personale ed equipaggiandolo meglio. La chiave di volta per realizzare tutto ciò: una Germania forte in un’Europa forte, che sappia far sentire la propria voce sulla scena internazionale. In maniera univoca. “Vogliamo che nel campo della politica estera e di sicurezza l’Unione europea prenda delle decisioni a maggioranza”. Un’affermazione importante, che ribadisce la volontà tedesca di farla finita con l’attuale regola dell’unanimità.

Proprio su questi temi, si riscontra una certa sintonia con i Verdi, che però hanno messo la politica estera in fondo al proprio programma. Gli ecologisti hanno anch’essi manifestato uno spiccato europeismo, una volontà di adottare un atteggiamento di “dialogo e fermezza” con i regimi, un’apertura a dotare l’esercito tedesco di droni armati – fin qui un tabù, una forte volontà di rafforzare i partner a oriente dell’Ue. Da quest’ultimo punto di vista, i Verdi hanno invitato al loro congresso Swetlana Tichanowskaja, leader dell’opposizione bielorussa, e il loro co-leader, Robert Habeck, s’è espresso a favore del rifornimento di armi all’Ucraina. La candidata cancelliera Annalena Baerbock ha inoltre posto l’accento sull’importanza dei diritti umani in politica estera, dicendo che essi dovrebbero avere più peso rispetto agli interessi economici. Un argomento da lei usato per attaccare Nord Stream 2, gasdotto quasi terminato, che va dalla Russia alla Germania e voluto da Cdu-Csu e Spd. Ma fortemente criticato dagli ecologisti, anche per ragioni ambientali. 

Swetlana Tichanowskaja (al centro), al congresso dei Verdi, tra i due co-leader Robert Habeck e Annalena Baerbock

Un altro grande tema della campagna è, ovviamente, il clima. E anche qui ci sono spazi (ristretti) per una collaborazione post-voto tra i principali sfidanti. Il “merito” è anche della corte costituzionale tedesca che a fine aprile ha bocciato la legge tedesca sulla protezione del clima (Klimaschutzgesetz). Secondo i giudici di Karlsruhe, la legge mancava di ambizione e in questo modo rischiava di compromettere la libertà delle generazioni future. Il testo è stato rapidamente corretto dal governo in carica, che ha approvato un obiettivo più ambizioso: entro il 2030, la Germania dovrà ridurre le sue emissioni di gas a effetto serra del 65 per cento (rispetto ai livelli del 1990). La proposta antecedente prevedeva una riduzione del 55 entro la stessa data. Inoltre, entro il 2045 e non più entro il 2050 – come precedentemente previsto, il paese dovrà raggiungere la neutralità climatica.

La sentenza del tribunale di Karlsruhe ha quindi obbligato tutti i partiti a rivedere la loro ambizione climatica al rialzo. Sarebbe tuttavia inappropriato parlare di consenso sul clima. I Verdi, manco a dirlo, sono quelli che chiedono di più: una riduzione delle emissioni del 70 per cento entro il 2030 – invece del 65 per cento attuale. L’aumento del prezzo della CO2 a 60 euro alla tonnellata, a partire dal 2023. Al momento, questo è a 25 euro e i costi si fanno già sentire. La misura è stata infatti introdotta all’inizio dell’anno nei settori del traffico e degli alloggi. Il prezzo della benzina è aumentato di 7 cent. Per chi riscalda il proprio appartamento o la propria casa con combustibili fossili l’aggravio va invece dai 79 ai 160 euro all’anno

Gli ecologisti inoltre vogliono che, a partire dal 2030, vengano realizzate solo auto che non producono emissioni, introdurre il limite di velocità a 130 km all’ora in autostrada (al momento su molte tratte delle autostrade tedesche non esiste limite) e andare verso un’eliminazione dei voli a corto raggio, sempre entro il 2030. Il partito di Annalena Baerbock s’impegna a sviluppare la rete ferroviaria. Lo stesso vale per le piste ciclabili. Soprattutto, per evitare che l’aumento del prezzo della CO2 diventi un peso insopportabile per i cittadini, i Verdi propongono di introdurre il cosiddetto “Energiegeld”, un rimborso di 75 euro all’anno, a persona, indipendentemente dalla quantità di CO2 emessa. 

In occasione del congresso dei Verdi dell’11-13 giugno, Annalena Baerbock è stata confermata candidata alla cancelleria degli ecologisti con il 98,5 per cento dei voti. 678 delegati su 688 hanno votato a suo favore.

Un piano diverso da quello della Cdu, che, per far fronte ai costi legati all’inevitabile aumento del prezzo della CO2, propone di aumentare la “Pendlerpauschale”, misura che consente ai pendolari di dedurre dalla dichiarazione dei redditi una parte dei costi sostenuti per andare in macchina al lavoro. In generale, il piano della Cdu per il clima è molto meno dettagliato di quello degli avversari ecologisti. Non viene definito né un prezzo concreto per la CO2 né una data entro la quale non potranno più essere prodotti veicoli a combustibili fossili. Silenzio anche sul limite di velocità in autostrada. Tuttavia, il tema dell’ambiente è presente in maniera più o meno rilevante in tutti i punti del programma dei cristiano democratici. 

Il messaggio che Laschet vuole far passare è: il clima è importante, ma non vogliamo trattare il tema in maniera ideologica. Come i Verdi, anche la Cdu pone l’accento sul miglioramento dell’infrastruttura ferroviaria, sottolineando anche il ruolo dei treni notturni. Per ridurre il traffico su strada e raggiungere gli obiettivi climatici, si vuole fare in modo che il trasporto merci venga spostato sempre più su treni e navi. 

La maggiore ambizione climatica dei Verdi necessita una politica sociale più incisiva, per evitare che la transizione ecologica accresca le fratture che già attraversano la società tedesca. Gli ecologisti lo sanno bene e per questo hanno elaborato un’agenda sociale molto ambiziosa.
Obiettivo numero uno: rimpiazzare il sussidio sociale, noto anche come Hartz IV, con una misura capace di garantire una vita più dignitosa a chi non ha lavoro. Il sussidio sociale consiste in 446 euro al mese concessi a chi non riesce a trovare lavoro o, pur lavorando, non raggiunge un reddito sufficiente per il proprio sostentamento. I Verdi puntano a portare questo sussidio a 603 euro al mese e a rendere più semplici e meno burocratiche le pratiche d’accesso. 

Gli ecologisti vogliono anche aumentare il reddito minimo a 12 euro lordi all’ora. Attualmente, esso è a 9,50 euro lordi all’ora e a partire da luglio dovrebbe passare a 9,60 euro. Come pagare queste nuove misure? Baerbock e compagni propongono di aumentare le tasse per i più ricchi. A partire da un reddito annuo di 100mila euro per i single e 200mila euro per le coppie, si vuole introdurre un nuovo scaglione, con un’aliquota del 45 per cento. E, a partire dai 250mila euro all’anno per i single (o 500 mila per le coppie), i Verdi vogliono aggiungere un ulteriore scaglione, con un’aliquota del 48 per cento. Al momento, l’aliquota d’imposta più alta è del 42 per cento e vale per i redditi a partire dai 57,919 euro annui. Esiste poi anche una Reichensteuer (imposta sui ricchi) del 45 per cento, applicata sui redditi a partire dai 274.613 euro annui.

È su queste proposte che si vedono le maggiori differenze rispetto alla Cdu. Laschet è chiarissimo: non vuole nessun aumento delle tasse. “Entlasten statt belasten”, si legge a grandi lettere nel programma dei cristiano democratici. Ovvero, “alleviare invece che appesantire”. Il rifermento è chiaramente alla politica fiscale. Per rilanciare l’economia dopo la pandemia, è fondamentale che le imprese non facciano fronte a nuovi oneri – è questa la ricetta della Cdu. Ci si oppone all’introduzione di una tassa per i super ricchi o all’aumento dell’imposta di successione. Inoltre, Cdu e Csu vogliono limitare al 25 per cento il carico fiscale sugli utili che restano in azienda.

Da questo punto di vista, è chiaro che i cristiano democratici preferirebbero governare con i liberali della Fdp, attualmente al dodici per cento. Per loro, ancora più che per Cdu e Csu, l’aumento delle imposte costituisce un vero tabù. 

Il leader dei liberali, Christian Lindner (a sinistra) e Armin Laschet (a destra). In quanto presidente della Renania settentrionale-Vestfalia, Laschet governa in coalizione con i liberali e non fa segreto che gradirebbe riproporre questo schema di coalizione anche a livello nazionale.

Questo complica non poco gli scenari per il post-voto. Cdu-Csu e Verdi incarnano due visioni distinte per il paese e, al contempo, rappresentano la maggioranza più probabile per il prossimo governo. La Cdu-Csu è di nuovo nettamente in testa, con il 28 per cento nelle intenzioni di voto, mentre gli ecologisti sono secondi, in discesa, al 19 per cento. Molte cose potrebbero cambiare di qui a fine settembre, ma di questo passo, non è detto che i due partiti riescano ad avere la maggioranza in parlamento.

Un’alleanza tra ecologisti e cristiano democratici richiederebbe importanti compromessi da entrambe le parti. La Cdu-Csu potrebbe cedere un po’ sull’ambiente e accettare un’agenda più ambiziosa, mentre i Verdi sarebbero probabilmente costretti a rinunciare alle loro misure sociali più importanti e a subire la linea dura del centrodestra sull’immigrazione. 

Ai due dovrebbe probabilmente aggiungersi un altro partner. I liberali? È lo scenario più probabile, ma non va dimenticato che durante gli scorsi negoziati di governo, nel 2017, furono proprio loro a far saltare il tavolo e mettere fine alla prospettiva di una “coalizione Giamaica” (composta Cdu-Csu, Verdi e liberali). 

In alternativa, i Verdi potrebbero tentare di condurre un governo con i socialdemocratici della Spd (attualmente in salita, al 17 per cento) e, ancora, i liberali, che si stanno prenotando il posto di kingmaker. L’incertezza delle urne lascia spazio poi ad altri risultati. Di sicuro, il voto di settembre si presenta sempre più come una scelta tra la rivoluzione verde e progressista degli ecologisti e la stabilità pragmatica dei cristiano democratici. Per il momento, i pragmatici sembrano avere la meglio. 

Dopo Merkel, continuità o cambiamento? La sfida dei programmi ultima modifica: 2021-06-28T11:37:23+02:00 da MATTEO ANGELI

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