“Un altro Lido è possibile”. A partire dall’ex Ospedale al mare.

I comitati cittadini dell'isola presentano un progetto alternativo alla creazione di un resort di lusso nell'area del complesso sanitario abbandonato. Per il ritorno alle tradizioni elioterapiche e termali, allargando le prospettive da meramente turistiche a turistico-sanitarie di qualità.
BARBARA MARENGO
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È un progetto di riqualificazione di un luogo importante, antico e attuale soprattutto in tempi di allarme pandemico, un luogo di cura che rappresenta un valore identitario per la cittadinanza e per la tutela della salute pubblica: Lido di Venezia, Ospedale al Mare chiuso e abbandonato, emergenza che da vent’anni affligge l’isola. Storia complessa e dolorosa, che ha suscitato polemiche di ogni genere e proteste da parte della popolazione: 230.000 metri quadri di terreno affacciato su 500 metri di spiaggia bellissima che era stato punto di riferimento sanitario capillare non solo per l’isola del Lido, ma anche centro di cura elioterapica e riabilitazione all’avanguardia.

La chiusura dell’Ospedale al Mare dopo oltre un secolo di attività e la nuova destinazione prevista a uso turistico dopo anni di incertezze, cambi di proprietà, progetti alquanto bizzarri e fuori contesto culturale e sanitario, prevede l’abbattimento di numerosi padiglioni demaniali (oltre a quello del Monoblocco e della piscina riabilitativa, unico presidio sanitario pubblico esistente) protetti da vincoli di tutela per dare vita a un fantasmagorico e molto discusso resort di lusso di Club Med e TH Resort, società con le quali la Cassa Depositi e Prestiti (che a sua volta ha acquistato l’area dal Comune per 50 milioni di euro) ha sottoscritto un accordo preliminare. Tale progetto privato si baserebbe su un investimento di 180 milioni di euro, mentre la proposta Barbisan Manoni prevede meno della metà della spesa.

I dieci ettari di terreno oggi abbandonato e degradato sono materia del progetto recentemente presentato alla cittadinanza dagli architetti Raniera Barbisan e Sandro Manoni, che prevede la destinazione sociosanitaria originale dell’intera area Nord dell’isola. Tale idea, elaborata graficamente dai tecnici, contempla la rivalutazione dell’intero complesso che ospita oltre a quaranta padiglioni anche un teatro e una chiesa. 

Il progetto, che è in logica continuità con la storia dell’isola, prevede una realistica soluzione di utilizzo dei padiglioni esistenti, naturalmente da restaurare, creando un centro polifunzionale che comprende cinque grandi comparti. 

  • 12000 metri quadri di Monoblocco già esistente dedicato alla sanità pubblica;
  • Centro Socio Riabilitativo, 3700 metri quadri con quattro edifici per circa 100 ospiti e oltre 30 addetti;
  • Residenza sanitaria assistita (RSA) per anziani, quattro edifici per 4595 metri quadri, con alloggi per 225 ospiti e 150 operatori sanitari;
  • Centro Termale, sette edifici per 10311 metri quadri, capace di assistere giornalmente 400 assistiti e 90 operatori impiegati;
  • Foresteria Utenti, 5587 mq con tre edifici che consentiranno la costruzione di 110 camere di circa 50 mq l’una, con 220 posti letto e trenta impiegati nei servizi alberghieri.

Attrezzature per spettacolo e congressualità, ristorazione e formazione professionale, sport e tempo libero sono inoltre previste nel prospetto generale.

Ospedale al Mare, Lido di Venezia, anni Venti [foto Giacomelli]

Alla presenza di Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista; Giovanni Andrea Martini, consigliere comunale di Tutta la Città Insieme; gli architetti Giorgio Leandro e Marco Zanetti; Monica Coin del Comitato Umberto I di Mestre; Elisabetta Xausa del Comitato ex gasometro di Venezia; Emanuela Vassallo, presidente del comitato Italia Nostra di Venezia; Daniela Milani Vianello del Comitato Lido d’amare, sono state analizzate e spiegate le ragioni del nuovo progetto che verrà presentato al Consiglio Comunale. Un progetto realistico e realizzabile in uno spazio di proprietà pubblica che resterebbe a disposizione del pubblico.

Una riqualificazione per ridare dignità all’area e all’isola, rilanciando un processo socio economico che si è interrotto con la chiusura dell’ex Ospedale e relative speculazioni. Rizzo ha ricordato come il Recovery Fund preveda in sei anni la spesa di 19 miliardi di euro e che negli anni Ottanta i posti letto nella sanità pubblica contavano 500.000 postazioni mentre oggi sono 100.000, e ce ne siamo accorti in questo anno e mezzo di pandemia. Un modello di società piuttosto incongruo nel quale si inserisce anche la situazione del Lido, e la situazione dell’intero paese, dove i 230 miliardi di euro in sei anni del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) per rinnovare strutture e opere pubbliche appaiono poca cosa di fronte al fatturato di Google, pari a 240 miliardi in un anno esentasse. Ma si sa, molte società italiane a cominciare da FCA e Ferrari, pagano le tasse in Olanda.

La presentazione al pubblico del progetto di massima è la terza tappa del programma per la riqualificazione pubblica dell’ex ospedale, organizzata coinvolgendo la cittadinanza del Lido, ha ricordato Giovanni Andrea Martini, dopo la manifestazione avvenuta di fronte all’ex Casinò e al Piazzale santa Maria Elisabetta nei mesi scorsi, contro la destinazione che prevede un uso esclusivamente alberghiero (di lusso) per l’intera porzione di terreno oggi abbandonato. Una variante che fino a oggi non è stata presentata in Consiglio e che prevede oltre 500 stanze per hotel o resort in riva al mare, un progetto fortemente contestato dalla maggior parte della popolazione lidense che vedrebbe ancora più ridotto il servizio sanitario pubblico locale. 

Ospedale al Mare, Lido di Venezia, anni Venti [foto Giacomelli]

Pandemia e drastica riduzione dei flussi turistici stanno forse facendo cambiare idea agli autori del megaprogetto resort turistico che riserverebbe alla sanità pubblica uno spazio molto minore dell’esistente già inadeguato, con abbattimento della piscina d’acqua di mare usata per riabilitazione motoria. La vocazione storica dell’ex Ospedale al mare (che era dotato di tutti i reparti, da maternità a chirurgia, da cardiologia a ortopedia oltre alla elioterapia) inizia nella metà del Diciannovesimo secolo come luogo di cura per bambini scrofolosi (Ospizio Marino), diventa Ospedale al Mare nel 1933, dedicando le cure specialmente ai malati di tubercolosi e di riabilitazione per la poliomielite e impiegando migliaia di lavoratori in ogni settore. 

La nuova proposta di progettazione è “proposta con i piedi per terra” secondo Giorgio Leandro, che ricorda come oggi non siano più appetibili megastrutture turistiche di fronte alla pluridecennale chiusura dell’Hotel Des Bains (uno scandalo per gli abitanti dell’isola, edificio storico del Novecento su progetto dei fratelli Marsich in un bellissimo parco, oggi abbandonati sia hotel sia parco) e alla sempre più precaria apertura dell’Hotel Excelsior (eclettico progetto del 1908 di Giovanni Sardi). Il ritorno alle tradizioni elioterapiche e termali si inquadrerebbe in una fruizione pubblica importante, allargando le prospettive da meramente turistiche a turistico-sanitarie di qualità. Una tendenza attuale messa in atto ad esempio dal Comune di Caorle che sta investendo 28 milioni di euro per infrastrutture legate al turismo termale: i finanziamenti potrebbero arrivare dal Recovery Fund che prevede sette miliardi di euro per la sanità regionale. La sensibilizzazione della politica verso una nuova strada è necessaria, anche secondo Marco Zanetti che ha evidenziato come il nuovo progetto rivitalizzerebbe l’intera area con la creazione di un nuovo quartiere.

Contro la cessione dei beni comuni ai privati si battono da anni i comitati cittadini per la difesa degli spazi dell’ex ospedale Umberto I di Mestre e dell’area ex gasometro di Venezia. Molte sono le analogie che legano il “buco“ dell’ex ospedale di Mestre all’ex ospedale del Lido mentre all’ex gasomentro, esempio di archeologia industriale del sestiere di Castello, è già aperto il cantiere – contestato – per destinazione alberghiera al posto del parco e della prevista palestra necessaria alle tre scuole pubbliche vicine.

Ospedale al Mare, Lido di Venezia, anni Venti [foto Giacomelli]

La discussione attorno alla nuova proposta di destinazione dell’area ex ospedale è occasione per riflettere sulla storia contemporanea di Venezia e sull’eredità da lasciare alle generazioni future, valorizzazione di un luogo che nonostante i decenni di degrado non ha perduto il suo potenziale, uno spazio che da oltre un secolo è stato oggetto di competenze e di scienza, di cura e di eccellenza per la salute pubblica. Daniela Milani Vianello, presidente dell’Associazione Lido da amare, esprime soddisfazione per questo progetto alternativo, sicuramente perfettibile, che si inserisce nella realtà locale con l’approvazione della gran parte della cittadinanza. Italia Nostra tramite la presidente della sezione veneziana Emanuela Vassallo ricorda che il Tar ha accettato il ricorso contro l’autorizzazione della commissione regionale per il patrimonio culturale del Veneto alla demolizione di cinque padiglioni vincolati. Sono necessari approfondimenti e la decisione è attesa per il primo trimestre del 2022. In attesa di tale decisione e di fronte alla mancata presentazione della variante in Consiglio Comunale, il progetto Barbisan-Manoni è secondo il consiglio direttivo di Italia Nostra Venezia un nuovo punto di partenza che prospetta “una visione finalmente lungimirante, la priorità dei servizi sanitari, della tutela dell’ambiente, delle opportunità lavorative e soprattutto della condivisione e della fruizione dei beni comuni.”

Ospedale al Mare, Lido di Venezia, oggi
“Un altro Lido è possibile”. A partire dall’ex Ospedale al mare. ultima modifica: 2021-06-28T11:35:22+02:00 da BARBARA MARENGO

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